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FREDDEZZA DI NAPOLITANO. VELTRONI: DIALOGO CHIUSO

Il Messaggero - 18 giugno 2008 di Claudia Terracina Roma - Sono passate da poco le undici, quando il presidente del Senato, Renato Schil:ani, legge in aula la lettera in cui Berlusconi racconta perchè abbia deciso di far infilare nel decreto sicurezza i due emendamenti che bloccano e rinviano i processi «che non destano allarme sociale». E perfino alcuni senatori del Pdl ammettono che fa «un certo effetto» sentir dire il premier che si è deciso «dopo aver sentito i miei legali» e vedersi annunciare la ricusazionedella giudice Gandus che presiede il collegio che dovrà pronunciarsi sul caso Mills. Cosa che avviene in tempo reale. «Sono vittima dei pm di sinistra», scrive, ancora una volta. Berlusconi. che. mentre a palazzo Madama l`opposizione inalbera cartelli contro le leggi «ad personam» e naufraga il dialogo con il Pd, ormai proclamata da Walter Veltroni, ostentatamente va «a fare shopping» nel centro di Roma. Ma in serata, sale al Quirinale e lì Napolitano gli comunica il suo disappunto. Dopo due ore di colloquio, il presidente della Repubblica ribadisce al premier di essere contrario all`inserimento nel testo di conversione in legge di norme diverse dal testo del decreto sicurezza che gli è stato presentato. In sostanza. è.un netto no agli emendamenti, ormai noti come «blocca processi» e «salva premier». E` una battuta d`arresto per la maggioranza, anche se non significa che il Capo dello Stato potrebbe non controfinnare il decreto modificato. Potrebbe però sospendere i canali di consultazione con il governo. Il che soddisfa le opposizioni che ieri in Senato hanno sancito la fine del dialogo con il governo. Veltroni sceglie, non a caso. il Tg3 per spiegare che «non è un problema di fiducia personale, ma di serietà. Io ho condiviso ciò che il presidente Napolitano ha auspicato. ovvero un clima di dialogo e confronto tra le forze politiche. Non si potrà dire- precisa- che il dialogo è finito per un atteggiamento ideologico e pregiudiziale dell`opposizione, ma per volontà di scontro della maggioranza che aveva tutte le carte per governare in un clima civile. Invece, in un mese già due volte il Parlamento è stato costretto a discutere degli interessi personali del premier». La tela appena stesa tra maggioranza e l`opposizione del Pd «si è dunque strappata». «Macchè l`hai strappata tu quando è cresciuta l`opposizione di sinistra», replica il portavoce del premier, Paolo Bonaiuti. Ma il leader del Pd è davvero deluso e confida: «Io avevo sperato che prevalesse il senso di responsabilità e per tutta risposta sono stati presentati due emendamenti per evitare processi nei confronti del presidente del Consiglio e ieri è stata inviata la lettera al presidente del Senato che riapre lo scontro nei confronti della magistratura, secondo lo scenario già visto in questo Paese». Berlusconi. dunque. non è cambiato e il Pd ne prende atto. Ed è durissimo anche il leader dell`Udc. Pier Ferdinando Casini. «Le iniziative di queste dimostrano elie aveva senso lasciare fuori l`Udc da questa maggioranza. Sono convulse e dis sennate», sottolinea, invitando il governo «a non mettere a rischio il dialogo, e a ritirare certi provvedimenti sui quali si potrà discutere con calma». A palazzo Madama, il vicecapogruppo del Pd, Luigi Zanda, parla di«emergenza democratica» e avverte che «un emendamento così spudorato mette una pietra tombale sul dialogo». Dopo di lui, Emma Bonino, applauditissima, grida: «In nessun altro paese europeo si potrebbe assistere alla sospensione dei processi per decreto. Questo conferma lo scarso senso istituzionale del premier». Ma la sua richiesta di «non passaggio degli articoli» viene bocciata. In compenso, si accetta la richiesta di consentire un dibattito più ampio e si rinvia il voto sul decreto sicurezza a martedi prossimo. hltanto, Di Pietro accusa: «A questo punto, potrebbe candidarsi anche Bernardo Provenzano». Coane annunciato dal capo del governo, l`avvocato Ghedini ricusa a Milano la presidente del collegio giudicante del processo Mills, Gandus, e al Senato compaiono i cartelli dei dipietristi che dichiarano: «Siamo tutti Nicoletta Gandus» e anche «Impunità per il premier, tolleranza zero per tutti gli altri».





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