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"COSTRUIRE IMPIANTI NUCLEARI NON E' COME EDIFICARE MILANO 2"

Il Riformista - 10 luglio 2008 di Sonia Oranges Basta con l`ideologia sul nucleare. Anche chi è favorevole, non deve piegare le analisi e le strategie a scelte già fatte. Per Emma Bonino, a conversazione con il Riformista, non è il cosa ma il come a rendere poco credibile il dibattito italiano. Ieri, alla riunione delle commissioni Attività produttive di Camera e Senato, ha ascoltato la relazione del ministro allo Sviluppo economico Claudio Scajola che ha annunciato la creazione di un «organismo di sicurezza nucleare», delineando la strategia del governo che consentirà «ai privati, in una logica di mercato, di effettuare gli opportuni investimenti». Ma per la Bonino è paradossale prevedere la conferenza a primavera e stabilire i criteri di scelta dei siti entro fine anno. Non è una procedura corretta e i tempi vanno rispettati: «Costruire impianti nucleari non è come edificare Milano 2». Non è il cosa ma il come a rendere poco credibile il dibattito italiano agli occhi della vicepresidente del Senato Emma Bonino. Ieri c`era anche lei alla riunione delle commissioni Attività produttive di Camera e Senato, ad ascoltare la relazione del ministro allo Sviluppo economico Claudio Scajola che ha annunciato la creazione di un «organismo di sicurezza nucleare», delineando la strategia del governo che consentirà «ai privati, in una logica di mercato, di effettuare gli opportuni investimenti». Che cosa c`è di concreto in questo piano, a cominciare dall`annunciata conferenza sul tema? La conferenza è prevista nella primavera prossima mentre è intenzione di Scajola individuare i criteri per la scelta dei siti entro il 31 dicembre di quest`anno. Logica vorrebbe che si invertisse la procedura. E' una brutta abitudine quella di piegare le analisi e le strategie a scelte già fatte. Scajola ha ribadito la scelta nucleare, ma senza fornire alcun dato, senza quantificare né i costi né i tempi, dichiarando però che gli investimenti saranno effettuati dai privati «in una logica di mercato»! Sul modello finlandese, ha aggiunto, quello per intenderci che ha visto l`inizio dei lavori nell`agosto 2005 e che secondo il World Nuclear Industry Report 2007, dopo soli due anni e mezzo, si ritrovava a essere già in ritardo di due anni rispetto al programma, e fuori budget del 50%, che equivale a un miliardo e mezzo di euro. I finlandesi si stanno ancora chiedendo chi coprirà i costi aggiuntivi... Il premier Silvio Berlusconi, in Giappone, ha parlato di mille nuove centrali da costruire nel mondo. Un programma globale così è realmente realizzabile? «Vaste programme» avrebbe detto De Gaulle. Ma costruire impianti nucleari non è esattamente come edificare Milano2! Da quello che leggo dalle cronache del G8, si sarebbe parlato - sottolineo "parlato" perché nelle dichiarazioni finali non se ne trova traccia - di raddoppiare il numero di centrali nucleari che oggi sono circa 450. Berlusconi quindi, per fare cifra tonda, ne ha aggiunte un centinaio. Ma il punto è un altro. Berlusconi ha detto che «si tratta di anticipare il passaggio dai combustibili fossili al nucleare, non abbiamo altra scelta». Peccato che, basandosi sulle proiezioni Aiea al 2030, si può calcolare che per sostituire il petrolio, il gas e il carbone occorrerebbero da 15mila a 20mila centrali nucleari da 1000 megawatt sparse in tutte le aree del pianeta, di cui duecento in Italia. Queste cifre fanno capire perché lo scenario sia irrealistico, soprattutto considerando i problemi geopolitici. Ma allora qual è il senso del programma energetico nucleare annunciato da Palazzo Chigi? Rischia di diventare una svolta ideologica. se non velleitaria. Pr iniziare a costruire un impianto di terza generazione s`impiegano minimo cinque anni, poi altri cinque o più perché un reattore si metta in funzione concretamente, e siamo già quasi al 2020: rischiamo di mettere in funzione impianti pressoché obsoleti nella stessa fase nella quale saranno in arrivo i reattori di quarta generazione. Ma la risposta migliore l`ha già data l`amministratore delegato di Ansaldo Energia. Ha detto che per ottenere nel 2020 il 20% del fabbisogno nazionale dal nucleare, servirebbero una dozzina di reattori concentrati in 3-4 siti, per produrre circa 12 mila megawatt, con un investimento compreso tra i 20 e i 40 miliardi di euro, e che la componentistica interamente made in Italy sarebbe comunque impossibile. Non male per qualcuno che dovrebbe "crederci". Eppure, i principali paesi europei riprendono a parlare di nucleare, soprattutto in epoca di greggio impazzito. Fra i principali paesi europei c`è una grande differenza di situazione rispetto al dibattito sul nucleare. C`è chi, come la Francia, ha strutturato il proprio sistema sul nucleare e, semmai, deve fare i conti con la rigidità di questo sistema, e chi, come la Germania o la Spagna, vorrebbe porre tennine alla stagione nucleare ma trova grandi difficoltà a farlo. L`Italia può scegliere valutando tempi, costi e benefici. Noi vogliamo aprire un dibattito che parta da un`analisi obiettiva, perché ci sembra che l`annuncio del Governo prescinda da una strategia complessiva trasparente e consapevole. Proprio per questo, con gli altri parlamentari radicali e gli Amici della Terra, abbiamo organizzato domani a Roma il convegno "Ritorno al Nucleare, conviene? Risolve?" al quale abbiamo invitato personalità di diversa formazione ed esperienza, accomunate però dalla voglia di ragionare senza pregiudizi. Lei non sembra avere preclusioni a priori rispetto al nucleare. Quali sono allora i nodi da sciogliere? Abbiamo chiesto ai nostri relatori di chiarire gli oneri di realizzazione e quelli di smantellamento, e di capire come si conciliano con il libero mercato dell`energia. Intendiamo esaminare l`entità delle risorse pubbliche per potenziare i centri di ricerca e partecipare a programmi internazionali da tempo abbandonati sia sul nucleare che sulle rinnovabili. Vogliamo chiarirci le idee su fabbisogni reali di energia primaria e di energia elettrica sulla base delle cifre ufficiali dell`Aiea sugli effettivi vincoli derivanti dagli impegni internazionali ed europei sul clima. Quando ci sono in ballo giganteschi investimenti e un evidente interesse pubblico, porsi alcune domande mi sembra per lo meno doveroso, tanto quanto fornire risposte credibili da parte di chi ricopre responsabilità di governo.





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