sito in fase di manutenzione: alcuni contenuti potrebbero non essere aggiornati
 
 novembre 2019 
LunMarMerGioVenSabDom
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930 
CAMPAGNE
MISSIONI

CERCA:

Ministero degli Affari Esteri

Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

Cookie Policy

>> Il Sole 24 Ore


NIENTE AIUTI PUBBLICI PER IL RITORNO AL NUCLEARE

Il Sole 24 Ore - 12 luglio 2008 di Federico Rendina Subito una nuova agenzia per la sicurezza nucleare, per radiografare i possibili siti entro fine anno e cominciare a costruire le nuove centrali atomiche entro fine legislatura. Promuovendo, ben inteso, il risparmio energetico e le rinnovabili, rilancia Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo economico. «Con l`obiettivo - azzarda - di riequilibrare la produzione elettrica portando il nucleare al 25%, le rinnovabili alla stessa quota e le fonti fossili a non più della metà». Percorso praticabile? La platea del convegno promosso dai Radicali e dagli Amici della terra prometteva un confronto "al di fuori delle ideologiche". Ne è uscita una diagnosi confortante negli impegni, ma sconfortate nelle conclusioni. A parte le questioni sulla sicurezza (per una volta si è riusciti a non impantanarsi su questo tema) le ambizioni del Governo rischiano di arenarsi non solo sulla nota questione delle scorie che non riusciamo a gestire, ma anche su un altro ostacolo ancor più duro: la praticabilità economico-finanziaria del grande ritorno. Massicci sussidi pubblici come quelli che hanno segnato in tutto il mondo i programmi nucleari degli scorsi decenni? «Non più ipotizzabili. Si farà tutto con i capitali privati» premette Urso. Ma la platea di esperti, in gran parte di fede nuclearista, storce il naso. Servono investimenti ciclopici. Per coprire il 20% del nostro fabbisogno elettrico con il nucleare (almeno 6 centrali da 2mila megawatt a consumi attuali) bisognerebbe investire - stimano gli analisti - non meno di 30 miliardi di euro, con un ritorno differito di almeno 10 o più probabilmente 20 anni. Che farà un paese che ha da poco liberalizzato, e che non a caso sta costruendo centrali a turbogas subito redditizie? Il modello di pool messo in piedi dai finlandesi per la centrale di Olkiluoto (alleanza tra grandi operatori e patti pluriennali di acquisto dell`energia con i grandi consumatori per ottenere i crediti necessari) fa già mugugnare gli esperti Antitrust. Così, nel mezzo del, dibattito di ieri, la radicale "storica" Emma Bonino, ex ministro delle politiche comunitarie e ora vicepresidente del Senato, ben sintetizza: «Dubito che ci sarà del vero capitale privato disponibile ad investire nel nucleare a 13-15 anni. E anche l`esempio finlandese non appare così positivo: l`esplosione dei costi rispetto alle stime iniziali ha reso nervosi Siemens e gli altri partner». Ripropone il suo scetticismo l`ex ministro dello Sviluppo Pier Luigi Bersani, ora ministro ombra dell`Economia: risolviamo in maniera bipartisan il problema delle scorie e poi penseremo ad una via bipartisan per l`eventuale ritorno al nucleare «senza ideologie», promette anche lui. La diagnosi degli esperti non aiutano. Per gli scienziati parla Francesco Troiani, esperto dell`Enea. Il singolo impianto in costruzione in Finlandia costa «intorno ai 3 miliardi e per i tempi di costruzione ci si aggira sui 7/8 anni» con un ritardo di un paio di anni già accumulato in corso d`opera. Forse conviene - sottointende - concentrarci sulla ricerca per il nucleare di quarta generazione (sicurezza intrinseca e combustibile anche dalle attuali scorie) anche se «per il prototipo ci vorranno 20/25 anni». Per chi ha anni di allenamento nella politica e nelle società energetiche parla il "pentito" Chicco Testa, ex sostenitore del referendum antinuclearista dell`87: i problemi finanziari ci sono, ma una quota irrinunciabile di nucleare è indispensabile per fronteggiare le sfide ambientali e l`effetto clima, ripete. Per gli economisti lancia un sonoro altolà il pur «nuclearista convinto» Alberto Clò, ministro dell`Industria nel `95 quando l`Italia già si leccava le ferite della rinuncia al nucleare. Guai a nascondere i problemi. A uccidere il ritorno italiano al nucleare «non è Pecoraro Scanio ma la liberalizzazione, incompatibile con i sussidi». Davvero il privato può farcela con le sue gambe? «Guardate cosa accade dei nuovi programmi sul nucleare negli Usa e in Inghilterra: lo Stato promette comunque agevolazioni e invita i privati a farsi avanti. Ma non si fa avanti nessuno». Ha buon gioco Pasquale Pistorio, il paladino dell`efficienza energetica che è riuscito a trasformare in guadagni netti per l`azienda elettronica (Stm) che ha guidato per tanti anni. «Il nucleare di oggi non convince e non risolve» taglia corto parafrasando il titolo del convegno.





Altri articoli su:
[ Economia ] [ Energia ] [ Italia ] [ Nucleare? No grazie! ] [ Unione Europea ]

Comunicati su:
[ Economia ] [ Energia ] [ Italia ] [ Nucleare? No grazie! ] [ Unione Europea ]

Interventi su:
[ Economia ] [ Energia ] [ Italia ] [ Nucleare? No grazie! ] [ Unione Europea ]


- WebSite Info