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RELAZIONE DI ELISABETTA ZAMPARUTTI

Ritorno al nucleare. Conviene? Risolve? Relazione introduttiva di Elisabetta Zamparutti, Deputata Radicale, Commissione Ambiente Roma, 11 luglio 2008 Potrà sembrare inusuale titolare un Convegno con una serie di quesiti anzichè con assiomi certi che coincidono per lo più con tesi precostituite ma il nostro intendimento è quello di voler dare un contributo al conoscere prima del deliberare: conoscere dibattendo pubblicamente i termini di una questione, quella delle scelte energetiche, che può segnare in un senso o nell'altro, il futuro nostro e di generazioni dopo di noi. Uno dei primi atti del nuovo Governo Berlusconi è stato quello di annunciare un imminente ritorno al nucleare perché, ci si dice, c’è bisogno di energia e bisogna riparare ai “danni del referendum dell’87”. Noi ci troviamo oggi, Radicali ed Amici della Terra, nuovamente insieme su quella battaglia sul nucleare che ci unì negli anni ’70 ed ‘80 dentro e fuori dal Parlamento il cui fondamento non era un veto ideologico ad una tecnologia, ma un’opposizione convinta a decisioni di retroguardia, all’assenza di strategie forti capaci di affrontare la questione energetica nella sua complessità, alla mancanza di raffronti con strategie alternative, raffronti basati con consapevolezza sul calcolo di costi e benefici. Anche oggi i nostri intenti sono gli stessi verso una decisione che avviene dopo quasi vent’anni di assenza di dibattito politico in materia di politica energetica nel nostro paese. L’ultimo piano energetico nazionale risale al 1988, che praticamente chiuse una fase di attivismo di cui noi, Radicali ed Amici della Terra, fummo indiscutibilmente protagonisti. Successivamente, Governi e partiti, presi da una sorta di lungo letargo, si sono limitati ad assentire passivamente alle decisioni internazionali ed europee in tema di gas serra senza, peraltro, preoccuparsi di rispettare gli impegni presi. Per questo non è credibile la frenesia di oggi di chi pretende di non considerare gli anni passati, i nuovi problemi aperti, le prospettive della ricerca, le conseguenze delle scelte compiute in termini di abbattimento dei monopoli di stato. Le domande a cui oggi siamo chiamati a dare una risposta mirano a far comprendere qual è l’effettivo scenario attuale, potendo contare sull’esperienza concreta dei paesi che hanno fatto la scelta nucleare trent’anni fa e sugli scenari oggi prevedibili, tenendo conto della ricerca su tutte le fonti alternative ai combustibili fossili. Perché il problema di fondo non è nucleare o non nucleare ma quali opportunità intendiamo cogliere a partire dalle nostre condizioni e potenzialità, a quali costi, economici e sociali, in quale collocazione geopolitica. Lo dico nella convinzione che l’azione di Governo sia appunto la capacità di scegliere prevedendo e considerando sempre le alternative possibili. Serve a questo proposito la qualità degli argomenti a cui affidare da un lato il superamento della debolezza, se la verificheremo, di certe proposte politiche e dall’altro, l’apertura di un dibattito nel paese secondo quella vocazione maggioritaria di governo che ci connota da sempre pur essendo, da sempre, minoranza parlamentare. Chiudo con una considerazione. Come nella scienza medica per prescrivere una cura efficace occorre partire da una esatta diagnosi, così in politica serve comprendere il quadro d’insieme di un problema, quello energetico che è problema mondiale, prima di proporre qualsiasi scelta. I numeri del futuro energetico sono da questo punto di vista fondamentali e nel dare la parole proprio su tale questione al primo oratore voglio richiamare l’attenzione su un aspetto che noi radicali teniamo in grande considerazione, vale a dire il fatto che dobbiamo prepararci a fornire energia per una popolazione mondiale che si avvia a passare dai circa 6 miliardi attuali ai 10 miliardi. E’ vero che i dati di allarme buttati oggi sul piatto del dibattito energetico riguardano soprattutto l’aumento del prezzo delle materie prime e i rischi connessi alla dipendenza da certi padroni dell’energia, ma io credo che maggiore centralità debba avere la questione demografica, per le dimensioni che sta assumendo. Da questo punto di vista, sarebbe auspicabile che, come sui gas serra è stato deciso un rientro nelle percentuali delle emissioni, così in materia demografica venisse immaginato un rientro dei numeri della popolazione mondiale dai 6 miliardi ai 5, 4 in uno spazio di due tre generazioni. Ma lascio al dibattito che si apre con l’intervento di Raffaele Scialdoni, dell’Istituto per le scelte ambientali e tecnologiche (ISAT) l’illustrazione di “I numeri del futuro energetico”.





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