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RELAZIONE DI ALESSANDRO OVI

Ritorno al nucleare. Conviene? Risolve? Tecnologie emergenti: la nuova rivoluzione industriale dietro l'angolo Roma, 11 luglio 2008 Il tema del ritorno al nucleare, molto interessante , ma a me genera un po' di malinconia e un po’ di preoccupazione. Malinconia perché considero quella nucleare l'ingegneria più complessa , critica ed affascinante. Mi sono laureato in Ingegneria Nucleare nel '68 al Politecnico di Milano dove ho fatto ricerca sul reattore Enrico Fermi in Città Studi , e ho lavorato per il reattore Essor a Ispra e Cirene a Latina. Poi, pero', sono stato anche al MIT e quando studiavo i problemi di ‘accetabilita delle centrali nucleari ’ già si diceva che, senza la cultura rigorosa di 'sistema paese' di chi ha familiarita' col nucleare militare, e' difficile giustificare in termini di costi e sicurezza una produzione elettrica nucleare rilevante. E difatti oggi oltre 80 % delle centrali nucleari sono in paesi dotati di armi nucleari. Al ritorno in Italia ho cambiato mestiere, ma ho votato per il nucleare al referendum e ho continuato a seguire il settore dirigendo la edizione Italiana di Technology Review la rivista del MIT. Preoccupazione perchè vedo che l'informazione sul ritorno al nucleare non e' in linea con la visione serena dei fatti, indispensabile ad una politica energetica corretta, col petrolio oltr i 140$ e l'incubo dell' effetto serra. Cito tre esempi Primo: non conosco alcun filonucleare onesto in grado di sotenere che prima di 10-12 anni potra' entrare in esercizio in Italia una centrale nucleare, anche usando le tecnologie oggi provate di terza generazione, perche' costruira e metterla in esercizio richiede almeno otto anni e trovare dove farla e dove confinare scorie radioattive per secoli, non è semplice. Secondo, dire che il nucleare mitiga il caro petrolio e l'effetto del 'biofuel' da cereali sul prezzo del grano è improprio. Il biofuel non alimenta le centrali elettriche , ma le automobili, e il nucleare non serve a farle andare, prima che arrivi il tempo dell'drogeno. Terzo: pensare che il mondo 'povero' tragga beneficio dal nucleare, senza che gli si trasferisca alcuna tecnologia, è antistorico. Si parla dei reattori 'sigillati' e gestiti dai produttori francesi, americani, e giapponesi, impianti dal 'profumo coloniale 'che non vuole nessuno. La gente del terzo mondo vuole energia autonoma, diffusa e rapida da installare, e dato che in gran parte sta al caldo pensa al solare che ha queste caratteristiche. Un progetto Europeo , fortemente appoggiato da paesi Africani, Desertec, ha proprio questo come obiettivo, associando sulle coste dell’Africa la produzione di energia elettrica col solare alla dissalazione dell’acqua. Questi sono solo spunti di una riflessione che suggerisce di parlare di nucleare solo in una strategia energetica complessiva dove comunque anche una organizzazioni non certo antinucleari quali IEA o WNA nelle loro proiezioni al 2030 vedono un contributo di energia nucleare a quella complessiva scendere dal 12% al 9%. Enfatizzo i tempi lunghi del nucleare perchè viviamo in un contesto di innovazione tecnologica fortissima delle altre fonti energetiche , a partire dal solare, fino al 'biofuel' da batteri con alghe . Il solare fotovoltaico, in particolare, gia' tra cinque anni può arrivare alla 'grid parity' , quando l'impianto diventa conveniente anche senza incentivi, con prezzi delle celle solari a 1000 EUR al Kw. Dipende anche dal dove, certo, (Catania e' meglio di Bologna, ma peggio di Addis Abeba). Vi sono società che hanno raccolto centinaia di milioni di $ per fabbriche con le nuove tecnologie, in California, in Arizona, nel Brandeburgo…. . FirstSolar, la prima quotata in borsa e' cresciuta del 700% in un anno. Negli USA e inGermania ci credono e, comunque ,da qualche lustro, non hanno più costruito nessuna centrale nucleare. Servono quindi investimenti bilanciati sullo sviluppo di fonti a emissione zero nelle tecnologie che stanno arrivando , non in quelle che ci sono gia'. E questo non vale solo per una corretta politica energetica ma anche per uno stimolo ad uno sviluppo serio e di lungo termine della nostra industria. Ciò vale non solo per sole, vento e biomasse, ma anche per il nucleare di quarta generazione che offre soluzioni davvero nuove per la sicurezza, per le scorie, e per gli approvvigionamenti di uranio anche loro limitati. Chi dice che la scelta di ricominciare a costruire centrali nucleari oggi, (comperandole per le parti più importanti all’estero), ci permette di risalire sul treno del nucleare , non capisce che, quando si perde un treno passato vent’anni fa , la cosa giusta da fare non è quella di corrergli dietro, ma di prendere quello successivo che proprio ora sta arrivando.





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