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INTERVENTO DI CHICCO TESTA

Ritorno al nucleare. Conviene? Risolve? Roma, 11 luglio 2008 In un articolo recentemente comparso su un importante quotidiano nazionale, un intelligente leader ambientalista italiano dichiarava: “…dal solo riciclo di vetro e alluminio risparmiamo ogni anno ... circa tre centrali nucleari”. Mi domando perché non ha affermato: “…tre centrali a carbone”? Alla fine la questione sta tutta qui. Qual è oggi per il movimento ambientalista il problema numero 1? In tutto il mondo l’effetto serra. L’avversione all’energia nucleare è così radicata da fare dimenticare ai miei amici ambientalisti le loro ragioni fondanti. Non esiste infatti nessuna possibile previsione di significativa riduzione della CO2 che possa fare a meno anche del ricorso all’energia nucleare. In Italia e nel mondo. L’ Agenzia Internazionale dell’Energia ha recentemente pubblicato uno studio, basato sull’introduzione accelerata di tecnologie ambientali in grado di ridurre fortemente la CO2. In esso si auspica come necessaria la costruzione, senza investimenti pubblici, di 32 (!) centrali nucleari all’anno per i prossimi 40 anni… È impossibile negare che una volta sviluppate tutte le fonti rinnovabili possibili, fatto tutto il risparmio necessario e ipotizzabile, il mondo continuerà ad andare… a carbone. E a petrolio e gas. Ma quest’ultimo dato di fatto non sembra preoccupare più di tanto gli ambientalisti italiani. Anche in Italia, una volta raddoppiate le fonti rinnovabili, impresa non da poco, e fatto il necessario risparmio energetico, più di due terzi dell’energia elettrica sarà prodotta con gas, carbone e olio combustibile. Sempre che non vada sempre peggio come è successo in questi anni. Partiti dalla promessa all’U. E. di una riduzione dei gas serra del 6,5% ci troviamo con un bel +12%, che fa uno scostamento complessivo tra parole e fatti, tra desideri e realtà, del 18,5%. La punizione è alle porte sotto forma di salatissime multe. Quindi, in sintesi: chi è amico del nucleare non è un ambientalista. Chi è amico del carbone e del gas invece sì. Alla faccia dell’effetto serra. E dell’ambientalismo scientifico. Che non vuole prendere atto di due cose. Che la priorità affetto serra ha cambiato l'agenda e resa obsoleta qualsiasi strategia di transizione verso le rinnovabili, fondata sul gas. Che, rispetto a venti anni fa, l'impresa di stabilizzare i consumi di energia è resa vana dai 3 miliardi di consumatori aggiuntivi nel frattempo emersi. E che l'effetto combinato di questi due avvenimenti produce tensioni, costi, insicurezza,instabilità. Che ci vuole insomma un salto di qualità gigantesco. Per la verità qualcuno comincia rendersi conto della situazione. Per esempio dicendo che mai oggi il movimento antinucleare sarebbe così stolto da chiedere la chiusura delle centrali nucleari degli altri paesi.. E certo, perché se si fermassero tutte assieme il balzo nella produzione di CO2 sarebbe tale da rendere impossibile qualsiasi riduzione dell’effetto serra. L’argomento è ovvio. Ma contraddice tutto il resto. E in effetti nemmeno l’Italia ha mai rinunciato all’energia nucleare, al contrario di quello che si pensa. In Francia infatti ci sono 8 centrali nucleari che lavorano a tempo pieno per soddisfare il fabbisogno elettrico italiano. Ce la sentiamo di rinunciarvi? Dovremmo sostituire quell’energia con altra prodotta con gas o carbone. Con un aumento intollerabile dei gas serra prodotti in Italia e dei costi dell’energia elettrica. Saremmo fuori da ogni possibile obiettivo di riduzione della CO2 e punibili con multe ultra miliardarie. Altro argomento: il nucleare non è la soluzione dei problemi energetici. E chi lo ha mai detto o pensato? Dopo 40 anni di dibattito acceso sarei felice se tutti capissimo che non c’è la soluzione ai problemi energetici. Ma ci sono le soluzioni. Molta efficienza, molte rinnovabili, carbone pulito tanto e un bel po’ di nucleare. Ma a questo argomento si può rispondere anche : “Qualcuno pensa invece che le fonti rinnovabili siano la soluzione al problema?”. Questo signore ha fatto qualche conto? Ammettiamo che sia possibile arrivare al 50% di fonti rinnovabili, evitando contemporaneamente che i consumi aumentino grazie al risparmio energetico, cose assolutamente impossibili a livello mondiale, sia la prima che la seconda, visto quanto crescono Cina, India, ecc. e come si produce l’energia nel mondo (carbone, carbone, carbone); il restante 50% come si fa? Certo, lo so anche io che nemmeno il nucleare può ridurre drasticamente il ruolo dei combustibili fossili, ma qualche buon punto di riduzione del loro utilizzo non sarebbe benvenuto? Ma il nucleare costa troppo… Per favore non tocchiamo questo argomento con il petrolio a 130 dollari e le tasse sulla CO2 oggi a 20 euro per tonnellata e domani a 40 e forse più. È chiaro che in Italia il nucleare dovrà essere fatto con i soldi privati, che si faranno i loro conti, e ciò che lo Stato deve fare è solo garantire la stabilità decisionale e regolatoria. Ma se si parla di soldi qualcuno potrebbe parlare di fonti rinnovabili. Il cui programma di raddoppio costerà all’Italia decine e decine di miliardi di euro di incentivi pubblici. Una buona parte dei quali spesi per importare biomasse dall'estero. Per una produzione pari a quella di sole 8 centrali nucleari da 1000 Megawatt. Le stesse che abbiamo, virtualmente,in Francia. Mi si risponderà che il mio calcolo non tiene conto dei costi decrescenti di alcune fonti rinnovabili, grazie alle economie di scala e al progresso tecnologico. È vero, è un argomento serio. Sicuramente andrà così e i miliardi di euro saranno, speriamo, molti di meno. Ma perché lo stesso principio non può valere per la tecnologia nucleare? Solo il solare è in grado di progredire tecnologicamente e ridurre i costi? Ciò di cui abbiamo veramente bisogno è invece una alleanza di tutte le fonti che non producono CO2, avendo fiducia nella tecnologia e nell'intelligenza umana. Se vogliamo fare sul serio. C’è infine la sicurezza. Problema al quale sono possibili molte risposte sofisticate. Di cui non ho bisogno. Mi basta sommare chi muore ogni anno nelle miniere di carbone, nei pozzi petroliferi, negli incidenti connessi all’uso del gas, nel trasporto di gas e petrolio, nella costruzione di centrali idroelettriche, per l'inquinamento da combustibili fossili (1 milione all’anno solo questi, secondo l’OMS). E finirla lì, domandando perché la fuoriuscita di 20 litri di liquido da raffreddamento da una centrale nucleare è scrutato con angosciosa speranza dal movimento nucleare nostrano , mentre le palazzine che saltano per aria per via del gas e tutto quanto citato sopra li lasci dormire sonni tranquilli.





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