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RELAZIONE DI CARLO RUBBIA

Ritorno al nucleare. Conviene? Risolve? L'altra faccia della Francia: i costi del "tutto nucleare" Roma, 11 luglio 2008 Relazione del Prof. Carlo Rubbia, Premio Nobel per la Fisica Un principio fondamentale indica che l'energia migliore è quella a più basso costo, naturalmente purchè si aggiungano ad essa anche tutti i costi indiretti, e cioè le cosiddette "externalities". Si sono visti numerosi aumenti del costo dell'Uranio. Tra il 2000 a oggi i prezzi per l'ossido di Uranio sono cresciuti da 7 US$/lb a 130 US$/lb, e cioè circa un fattore 20. Le compagnie elettriche prevedono un costo totale dell'elettricità tra 30 e 40 Euro/MWhe (MegaWatt elettrico). Il costo attuale dell'ossido di Uranio a 130 US$/lb che si riflette in 5 Euro/MWhe. Supponendo un aumento futuro a 500 US$/lb, l'aumento dei costi sarebbe di 25 Euro/MWh, il che rappresenterebbe da solo un drammatico aumento da 50% al 70% dei costi di produzione. La preoccupazione cresce ulteriormente se si tiene conto che circa 1/3 dell'Uranio utilizzato proviene oggi da stock militari esistenti e in via di esaurimento. Qualora l'estrazione mondiale di uranio non fosse incrementata di almeno il 50% nei prossimi anni, l'Uranio diverrà insufficiente anche a consumo costante. Diverrà comunque progressivamente più difficile produrre Uranio, in quanto le miniere ancora da utilizzare sono solo quelle a minore tenore Uranifero. Anche ad un consumo costante, le "*riserve* conosciute" saranno sufficienti per circa 30 anni e per circa 70 anni qualora si includano le "risorse conosciute" (www.energywatchgroup.org). In realtà il consumo mondiale di Uranio si è ridotto nel 2006, in Australia del 20% e nel Canada del 15% rispetto al 2005. Questi due paesi rappresentano il 44 % del consumo mondiale. Ad oggi il più grande e finora l'unico progetto di minerale uranifero di buona quantità è il Cigar Lake in Canada. Previsto inizialmente per il 2007, a causa di fughe di acqua la miniera fu completamente allagata nell' ottobre 2006. Si spera ancora che l'estrazione possa incominciare per il 2010 o il 2011, ma molti pensano che l'estrazione da questa miniera potrebbe anche essere non realizzabile. La situazione dell'Uranio ricorda quindi terribilmente quella del petrolio. Tuttavia in questo caso gli aumenti di prezzo non sono il risultato di un aumento dei consumi dovuto allo sviluppo di nuove centrali, ma alla pure riduzioni delle disponibilità del combustibile. Il "Rinascimento Nucleare" non può essere per domani. E' improbabile che il numero di reattori attivi aumenti significativamente nei prossimi dieci anni, il che dovrebbe poter limitare il costo dell'Uranio a medio termine, ma non permetterebbe l'utilizzo della soluzione nucleare nelle dimensioni necessarie all'abbattimento dell'effetto serra. Non si può di evitare un confronto con le nuove energie rinnovabili da diffondere su larga scala, come il solare a concentrazione ad alta temperatura (CSP). Realizzabili in tempi brevi, tra 16 e 24 mesi per impianti anche di grandi dimensioni, con costi che, pur essendo oggi ancora più elevati, sono nel processo di rapida riduzione che li porterà a valori del tutto compatibili con i costi dei fossili in meno di un decennio, (il tempo per realizzare un singolo nuovo impianto nucleare). Il costo dell'elettricità per un impianto CSP è perfettamente prevedibile con durata di funzionamento analogo a quelle impianti nucleari. Il prezzo dell'Uranio tra 30 anni, a metà strada della vita di un reattore è assolutamente imprevedibile !) Si noti che il CSP offre la possibilità di un accumulo dell'energia per correggere le variazioni giornaliere del sole. Alcuni numeri per stabilire un confronto. Oggi un impianto prototipo funzionante CSP di 64 MWatt (Nevada 1, negli USA, ma con capitali spagnoli) costa circa 230 milioni di $ (150 milioni di Euro), è stato costruito in 18 mesi e, grazie all'elevato rendimento, con una superficie speculare di soli 0.3 km quadrati. Immaginiamo un CSP con accumulo di 7 ore e una potenza di 1.6 GWatt, e cioè 25 volte maggiore, pari ad una futura centrale nucleare EPR. Il costo odierno con il CSP sarebbe 25 x 150 milioni = 3750 milioni di Euro, del tutto confrontabile con l'alternativa nucleare. La prevedibile riduzione dei costi di un fattore 2 - 3 lo renderebbe assolutamente imbattibile nel confronto con il nucleare di terza generazione. Infine resta la mia più profonda preoccupazione che parlare oggi di un massiccio ritorno al nucleare, sottacendo il problema dello stoccaggio in sicurezza delle scorie in siti geologicamente sicuri, per i quali non esiste oggi una soluzione percorribile, non costituisca il miglior punto di partenza.





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