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"LA MORATORIA VA APPLICATA DEVE ESSERE L'ONU A VIGILARE"

La Repubblica - 28 luglio 2008 di Elena Dusi «La battaglia contro la pena di morte rimane lunga, nessuno si fa illusioni. Anche se la risoluzione Onu sulla moratoria, l`anno scorso, è stata un passo importante». La vicepresidente del Senato, la radicale Emma Bonino, alla notizia delle esecuzioni in Iran reagisce così: «Questa è una causa per gente cocciuta. Qualche risultato però iniziamo a raccoglierlo». Notizie positive in unagiornata così nera? «Tareq Aziz, il ministro degli esteri iracheno al tempo di Saddam Hussein, ha ottenuto un rinvio del processo che rischia di concludersi con la sua condanna a morte. Abbiamo saputo anche che ci saranno uno o due avvocati a difenderlo. Rispetto all`esecuzione di Saddam, in Iraq i tempi sono forse meno cupi». All`Onu state facendo passi avanti? «Ci stiamo battendo perché le Nazioni Unite nominino un inviato speciale per l`attuazione della moratoria. Una persona che vigili sul rispetto di questo impegno e faccia pressione anche sui paesi più chiusi». Come la Cina? «Pochissima trasparenza, scarso ascolto. Pechino è una delle capitali più difficili. Però recentemente abbiamo ottenuto che le pene capitali possano essere comminate solo dalla Corte Suprema, e non dai tribunali locali. Poi ci sono gli Stati Uniti con il loro comportamento schizofrenico. In alcuni stati si rischia l`esecuzione, in altri si è al sicuro». L`Iran in più esegue le impiccagioni in pubblico. «Crede nel valore deterrente di questi spettacoli, senza tenere conto del disvalore che uno stato assume quando diventa omicida. Ma anche in Iran stanno comparendo le prime crepe. Gruppi di opposizione e dissidenti fino a ieri ritenevano secondaria la questione della pena di morte. Ora hanno inserito il problema nella loro agenda di protesta».





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