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>> Il Corriere della Sera


LA DIGA SI E' ROTTA

Il Corriere della Sera - 3 settembre 2008 di Pierluigi Battista Molti segnali indicano che è diventato possibile scongelare la militarizzazione degli schieramenti sulla giustizia. Sarebbe una doppia, rivoluzionaria frattura con il passato. Perché dimostrerebbe che, pur mantenendo intatta la diversità tra gli orientamenti politici in competizione, ci si può almeno parlare e tenere aperto un canale di interlocuzione sul tema più incandescente dei quindici anni della cosiddetta Seconda Repubblica. E perché inizierebbe a sanare una terribile malattia culturale, quella che distorce il bipolarismo nelle sue forme più selvagge e primitive, che ha degradato l`eventualità stessa del dialogo a sintomo di cedimento e di scarsa fibra morale, equiparando l`attenzione alle ragioni dell`avversario a una manifestazione di debolezza, di compromissione, addirittura (si è insinuato anche questo) a un peccato di «collaborazionismo» con il nemico. Ma l`intimazione ricattatoria alla guerra permanente funziona sempre meno. A sinistra come a destra. Ovviamente pioveranno i fulmini dell`indignazione su Luciano Violante che in un`intervista al Giornale vede nella riforma della giustizia un tema cruciale sul quale il Partito democratico non può rinchiudersi nelle litanie autorassicuranti del fronte del no; o su Emma Bonino e sul gruppo radicale (ancora parte integrante del gruppo parlamentare del Pd) che non considerano un tabù per la sinistra la separazione delle carriere dei magistrati e il superamento dell`obbligatorietà dell`azione penale; su Lorenzo Cesa e sull`Udc di Casini che contrastano la deriva giustizialista di Di Pietro («la politica come inquisizione») e non vogliono rifugiarsi sull`Aventino quando si parla della giustizia. Stupore o ostilità nell`area che ha resuscitato a Piazza Navona l`oltranzismo girotondino si appunteranno sull`ex portavoce del governo Prodi Silvio Sircana che sul Riformista auspica (sembra di capire in assoluta sintonia con le intenzioni dell`ex premier) «la convergenza più ampia possibile sui temi della giustizia»; o su Anna Finocchiaro e Dario Franceschini che non vogliono un Partito democratico arroccato sulla strenua difesa dell`esistente; o su Nicola Latorre che considera il dialogo con l`avversario una necessità per la democrazia bipolare. Si griderà ancora al tradimento, o all`«inciucio», ma la diga si è rotta. Si afferma il principio che sulla giustizia si parla e si discute senza remore, come frutto di una rottura culturale avviata nei mesi scorsi dallo stesso Veltroni. Si delinea un ruolo dell`opposizione che non si esaurisca nella protesta risentita, nel nullismo, nell`ossessiva e inconcludente ripetizione di un eterno no. Segnali. Segnali numerosi e concordi che non è scontato ottengano i risultati sperati e che possono vanificarsi se la maggioranza di governo decidesse stoltamente di andare per la sua strada senza nemmeno ascoltare critiche e obiezioni. Che però indicano la possibilità per l`opposizione di distinguere tra temi su cui esercitare con intransigenza un contrasto anche aspro e riforme su cui in nessuna democrazia occidentale si mena scandalo se si ottiene una convergenza tra forze collocate in Parlamento su trincee opposte. Un`altra eccezione italiana destinata, forse, a essere archiviata senza rimpianti.





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