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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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ABORTO: COSI EMMA BONINO DIFENDE LA LEGGE

AgoraVox - 24 settembre 2008 Vice Presidente del Senato dall’aprile di quest’anno, Emma Bonino è membro del gruppo del Partito Democratico, membro della Commissione Ambiente e Territorio nonché membro della Commissione per le Pari Opportunità. Negli anni si è contraddistinta per le numerose battaglie del Partito Radicale di cui, con Marco Pannella, è fondatrice e ispiratrice. Tema dominante del suo impegno, il rispetto dei diritti umani e civili. Tra le conquiste più recenti la moratoria della pena di morte nel mondo. Ma sono gli anni ‘70 il periodo più glorioso delle battaglie radicali, con Emma Bonino sempre in prima fila; divorzio, nuovo diritto di famiglia, contraccezione e legalizzazione dell’aborto, sono tappe storiche nella storia della nostra società. Tuttavia, a 30 anni dall’approvazione della legge 194 per l’interruzione volontaria della gravidanza, c’è un ripensamento da parte di un considerevole numero di cittadini: l’aborto non è forse praticato con troppa leggerezza? E’ diventato esso stesso un contraccettivo? Bisogna riformare la legge? In passato, prima dell’approvazione della legge 194, una gravidanza indesiderata era per una donna di qualsiasi età e ceto sociale, un grandissimo problema. E il ricorso all’aborto clandestino era una ferita dell’anima. Oggi, con la pillola contraccettiva l’aborto potrebbe essere praticato soltanto in casi particolarissimi. Invece è diventato esso stesso un metodo anticoncezionale. Che cosa è andato storto? Il ricorso all’aborto clandestino provoca una “ferita” anzitutto alla salute delle donne, oltre che all’anima: ricordo che nei paesi in cui l’aborto non è regolamentato per legge le condizioni di rischio in cui viene effettuato rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica. Secondo l’OMS si tratta di una vera e propria pandemia, con una donna che muore ogni otto minuti nel mondo a causa delle sue conseguenze. Tornando all’Italia, come si fa considerare negativamente la legge 194 se da quando è entrata in vigore il ricorso all’aborto è sceso di quasi il 50%? Ci sono molti studi che spiegano come, anche nei paesi in cui il ricorso alla contraccezione è più diffuso che in Italia i tassi di abortività si mantengono invariati o diminuiscono in misura inferiore a quello che ci si aspetterebbe. Il problema è complesso e riguarda innanzitutto l’educazione e la conoscenza della propria sessualità e non si può banalizzare con una semplice equazione. Resta il fatto che una gravidanza indesiderata può sopraggiungere anche nel caso in cui si sia fatta una corretta scelta contraccettiva che abbia fallito. Personalmente, non conosco una sola donna che abbia scelto l’IVG come “metodo anticoncezionale”. L’IVG non è un capriccio ma è una scelta, sempre molto penosa, che la donna si trova a fare in presenza di una gravidanza non programmata. Il Papa osserva che dalla legge 194 in poi, è diventato sempre più difficile difendere il valore assoluto (non relativo quindi non negoziabile) della vita umana. Sarebbe utile cambiare la 194 in senso più restrittivo? Ma per il Papa la vita delle donne non è un valore da difendere? Perché è stata proprio questa la ragione alla base dell’approvazione della legge 194. Dopo la storica sentenza della Corte Costituzionale del ’75 che aveva dichiarato l’illegittimità dell’art. 546 del codice penale, che vietava l’IVG anche in caso di danno o di pericolo per la salute della madre, e grazie alle nostre battaglie e alla straordinaria mobilitazione delle donne, abbiamo ottenuto la Legge 194 che, semmai, deve essere correttamente applicata in tutte le sue parti, dalla prevenzione all’acquisizione delle tecniche più moderne che il legislatore aveva previsto già trent’anni fa. A questo proposito, sottolineo che è profondamente sbagliato pensare che chi difende la 194 non si preoccupi anche dell’aspetto della prevenzione. Ed è davvero curioso: quando una cosa non funziona bene, nel nostro paese, si pensa di poterla risolvere ri-legiferandoci sopra anziché provvedendo ad applicare correttamente quanto le norme già prevedono. Che cosa pensa della facilità (incoscienza?) con la quale i giovani vivono la sessualità? Facilità e incoscienza non sono la stessa cosa. La facilità con cui si ritiene che i giovani vivano la propria sessualità è tutta da dimostrare. Certamente sono venuti meno molti vincoli alla possibilità di avere rapporti sessuali, anche precocemente, ma questo non vuole dire che sia più semplice. Diversamente, il grado d’incoscienza dipende unicamente dall’educazione, dalla formazione e dall’informazione che vengono date ai giovani. In Italia mancano corsi di informazione sessuale nella maggior parte delle scuole, i consultori familiari non vengono potenziati, si continua a non parlare di questi argomenti nell’ambito famigliare o lo si fa male: c’è bisogno di educare anche i genitori, che spesso hanno idee confuse dal punto di vista medico, e c’è bisogno di informare anche gli insegnanti. È dimostrato infatti che l’educazione sessuale non provoca aumento o inizio precoce delle pratiche bensì favorisce una maggiore attenzione, una maggiore sensibilità al tema della precauzione. Si è esagerato nel promuovere la liberazione sessuale senza un’adeguata educazione sessuale che rispetti, oltre al corpo, anche lo spirito? Come dicevo, non si può parlare di liberazione sessuale se questa non avviene con un’adeguata educazione sessuale, che comprenda sia una corretta informazione che la promozione della conoscenza di se stessi e l’assunzione delle proprie responsabilità nelle scelte che si effettuano. E per me questo è l’unico modo per avere rispetto anche per lo spirito.





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