sito in fase di manutenzione: alcuni contenuti potrebbero non essere aggiornati
 
 dicembre 2021 
LunMarMerGioVenSabDom
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031 
CAMPAGNE
MISSIONI

CERCA:

Ministero degli Affari Esteri

Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

Cookie Policy

>> La Repubblica


8 MARZO PER LA LIBERTA' DELLE DONNE AFGHANE

di Annalisa Usai Il volto di una bambina che si fa strada tra le pieghe dei vestiti-prigione delle donne afghane. I fantasmi dietro la fitta grata del burqa fanno apparire più nudi gli occhi ancora liberi della bambina. E' questo il simbolo dell'8 marzo 1998, un'immagine che sta facendo il giro del mondo, rimbalzando su centinaia di giornali e di pagine web che hanno scelto, per celebrare la giornata della donna, "Un fiore per le donne di Kabul", la campagna internazionale lanciata della commissaria europea Emma Bonino per denunciare l'apartheid codificato per legge di cui le donne afghane sono vittime. A loro è dedicato questo 8 marzo, una giornata dai contenuti politici molto alti, che chiede ai governi di tutto il mondo occidentale il riconoscimento delle libertà delle donne afghane e l'impegno a non riconoscere il regime dei Taliban fino a che i diritti delle donne verranno negati. L'iniziativa, sia a livello italiano che internazionale, sta crescendo, in queste ore, e si sta rivelando forte e di grande impatto. Solo in Italia, oltre cinquemila associazioni hanno già aderito alla campagna, ed è quasi impossibile contare i consigli comunali e regionali che hanno sottoscritto l'appello: le donne e gli uomini che l'8 marzo vorranno firmare l'appello per la libertà delle donne afghane -un appelo che è già stato sottoscritto da 80 donne potenti e famose in tutto il mondo, da Rita Levi Montalcini a Jodie Williams, da Rigoberta Menchiù a Nadine Gordimer, da Margherita Hack a Franca Rame, da Susan Sarandon a Jeanne Moreau - non dovranno far altro che guardarsi attorno. In Italia, a guidare la campagna "Un fiore per le donne di Kabul", oltre alla presidente della Commissione parità Silvia Costa, le tre ministre Livia Turco, Anna Finocchiaro e Rosy Bindi, la sottosegretaria agli Esteri Patrizia Toia, le deputate Alessandra Mussolini, Giovanna Melandri, Cristina Matranga. L'obiettivo è la 42[b0] sessione della "Commissione per lo status delle donne" dell'Onu, riunita fino al 13 marzo a New York. Questa la sede in cui si chiederà agli Stati Uniti di farsi portavoce perché venga votata una risoluzione contro la violazione dei diritti umani in Afghanistan e contro il riconoscimento del regime dei Taliban. L'appello (che trovate qui accanto) verrà consegnato a Kofi Annan e all'alto commissario Onu per i diritti umani Mary Robinson. E lo stesso appello, le donne americane lo consegneranno anche a Bill Clinton e a Madelein Albright. A loro, i più potenti del mondo, l'appello impone di guardare le donne afghane, donne altrimenti invisibili, nel corpo e nei diritti. Occultate dagli occhi ai piedi in una prigione che non ha nulla di simbolico, rinchiuse nei burqa dai Taliban, poliziotti coranici semi analfabeti e sussuofobici che frustano, amputano, umiliano le donne. Per le afghane il burqa non è una libera scelta. Il burqa è cosa diversa dal chador, "tradizione" che è apparsa inaccettabile alle donne occidentali ma che invece è stato rivendicata con forti motivazioni politiche dalle donne iraniane. Il burqa è come la stella gialla degli ebrei, è l'obbligo a mostrare la propria sottomissione e la propria inferiorità. Dal burqa in poi, le donne afghane, che prima dei Taliban erano presenti nella vita politica e culturale del paese, erano medici, infermiere, ingegneri, insegnanti, sono state costrette a scomparire dal mondo. Oggi, se si ammalano, non verranno curate, perché nessun medico maschio deve toccare il loro corpo impuro. "I diritti universali sono diritti delle donne. I diritti delle donne sono diritti universali. La libertà femminile è la misura della libertà di tutti. Un'idea semplice eppure difficile", scrive lo storico mensile Noi donne, che per l'8 marzo ha organizzato a Roma (Galleria Colonna, dalle 11.00 alle 17.00) una "dimostrazione pratica" di cosa voglia dire vivere imprigionate dentro il burqa, "respirando il proprio respiro", come ha scritto Emma Bonino in una lettera rivolta alle donne italiane. "La giornata dell'8 marzo è diventata da molti anni una festa popolare. E' accaduto con una dinamica autentica, e le donne hanno cominciato ad andare a mangiare assieme, per festeggiarsi", dice Bia Sarasini, direttrice del giornale, sottolineando la diversità di questa giornata delle donne 1998. "Questo 8 marzo ha un senso politico, con un obiettivo alto: agire sui governi contro l'apartheid delle donne afghane. Un 8 marzo finalmente non rituale, e senza l'ipocrisia di ricordarsi dei diritti delle donne solo una volta l'anno". Con una speranza: che la vecchia mimosa venga abbandonata, almeno per un anno, in onore della gerbera color arancio ribattezzata Kabulia, il fiore per il futuro delle donne di Kabul.





Altri articoli su:
[ Afghanistan ] [ Un Fiore per le Donne di Kabul ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ]

Comunicati su:
[ Afghanistan ] [ Un Fiore per le Donne di Kabul ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ]

Interventi su:
[ Afghanistan ] [ Un Fiore per le Donne di Kabul ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ]


- WebSite Info