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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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"LE DONNE CHE LAVORANO? MENO PROTETTE, PIU' INCLUSE"

Il Sole 24 Ore - 10 dicembre 2008 di Lina Palmerini Ci sono due eventi che rimettono nell'agenda politica il tema del pensionamento anticipato delle donne. Il primo è una sentenza della Corte di giustizia europea che ha condannato l'Italia per «discriminazione» rigettando l'argomentazione italiana tutta basata su una logica risarcitoria nei confronti del lavoro femminile. Una tesi che non ha affatto convinto i giudici lussemburghesi visto che la differente età previdenziale «non compensa gli svantaggi alle quali sono esposte le carriere delle donne e non le aiuta nella professione». E infatti, guardando i dati del mercato del lavoro italiano, accanto al "vantaggio" previdenziale, convivono discriminazioni legate all'accesso in azienda, ai percorsi di carriera, al reinserimento dopo la maternità, senza contare che la maggior parte di contratti flessibili riguardano le donne. Parlando con i numeri, il tasso di occupazione femminile è fermo al 46,7%: siamo penultimi in Europa e ben lontani dall'obiettivo di Lisbona del 6o%. Bene, se la sentenza europea ci mette di fronte a una stortura nostrana, è però la recessione quella che sta rimettendo tra le priorità l'assetto del Welfare, a partire dagli ammortizzatori. E in questo contesto che ieri deputati e senatori Radicali nel Pd hanno promosso un Forum sul tema delle pensioni delle donne ("In pensione quando, al lavoro come?") e,più in generale, sull'impatto della crisi sul lavoro femminile. A declinarne gli effetti è stata Emma Bonino: «Semplicemente la recessione assesterà un altro colpo al lavoro delle donne visto che in maggioranza hanno contratti flessibili e visto che più degli uomini hanno difficoltà di accesso sul mercato del lavoro. La sentenza della Corte europea diventa, in questa senso, un'occasione. Dobbiamo fare di necessità virtù. Accettare l'equiparazione dell'età. pensionabile e chiedere in cambio un vincolo politico: cioè, che i risparmi finanzino incentivi fiscali sul lavoro femminile oppure che si introducano contributi figurativi previdenziali per ogni figlio». La vicepresidente del Senato riprende un suo cavallo di battaglia sostenuta - trasversalmente - da una parte del Pd e una parte della maggioranza. Una breccia si è aperta ma il tema resta ancora sensibile nel mondo politico `e sindacale. La prudenza è anche del ministro Maurizio Sacconi che ha precisato come la sentenza riguardi solo il settore della pubblica amministrazione e che quindi «non ci impegna per il settore privato. Anche perché non sarebbe giusto per la difficoltà delle donne a raggiungere, la somma dei contributi necessari. Dunque, poiché due terzi delle donne vanno in pensione di , vecchiaia, l'equiparazione avrebbe l'effetto di mandarle in pensione più tardi». Fatte queste necessarie premesse, il ministro del Welfare ha assicurato che «l'adeguamento alla sentenza Ue sarà oggetto di disamina» ammettendo però che «il problema è relativo. Le persone interessate non sono nemmeno il 20% e il vantaggio per le casse dello Stato a regime, è di 250 milioni». Il punto è che anche quei 25o milioni possono diventare un inizio per cambiare la logica di un Welfare che «alle donne fa una carità pelosa: le manda in pensione prima ma durante la vita professionale non le include e non dà servizi di cura e assistenza», incalzava la Bonino invocando un patto «madri-figlie». Ad ascoltarla, in prima fila, c'era Rita Levi Montalcini, 99 anni. Una testimone eccezionale che parla della pensione come «di una morte anticipata»: un'osservazione da premio Nobel, appunto, che però rivendica «un'equiparazione d'età perché questo comporta equiparazione di trattamento professionale ed economico tra uomini e donne». Più difficile il mestiere delle sindacaliste che hanno a che fare con operaie tessili, metalmeccaniche, infermiere, maestre. Frena Valeria Fedeli, della Cgil, che chiede piuttosto un'inversione di interventi: «Si cominci dagli ammortizzatori sociali, visto che le donne saranno le più penalizzate dalla recessione». Mette invece una condizione Renata Polverini, segretario dell'Ugl, rivendicando «la libertà di scelta per le donne» ma lega l'aumento dell'età «a un bonus previdenziale per ogni figlio: è tempo che la maternità non sia più considerata solo una questione femminile e, dunque, coinvolga la fiscalità generale». Insomma, accanto a quel vecchio schema per cui la condizione femminile va solo tutelata, se ne affaccia uno più moderno, riassunto con efficacia dallo slogan che campeggiava ieri: "Proteggimi di meno, includimi di più".





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