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"L'OBIETTIVO FINALE E' ARRIVARE ALLA SOGLIA LEGALE DI 67 ANNI"

Il Sole 24 Ore - 13 gennaio 2009 Intervista a Fiorella Kostoris «Non solo sono favorevole a un allineamento del requisito di vecchiaia per il pensionamento delle donne che lavorano nella pubblica amministrazione. Penso anche che ci si debba arrivare con la stessa gradualità con cui si sta innalzando l`età di pensionamento per anzianità per entrambi i generi sia nel pubblico impiego sia nel privato». Fiorella Kostoris, economista, è uno dei membri della commissione tecnica voluta dal ministro Renato Brunetta per trovare una soluzione alla condanna arrivata il 13 novembre dalla Corte di Giustizia del Lussemburgo per le pensioni Inpdap. E al gruppo di lavoro di palazzo Vidoni, cui partecipano anche il capo di gabinetto del ministro, Filippo Patroni Griffi, Mariella Cozzolino dell`Isae e il vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera, Giuliano Cazzola (Pd», la professoressa Kostoris c`è arrivata con un documento fresco di stampa; presentato pochi giorni dopo il pronunciamento dei giudici europei a un convegno organizzato dalla vicepresidente del Senato Emma Bonino (Pd). «In commissione naturalmente stiamo ragionando esclusivamente sulle modalità tecniche con cui arrivare ad adeguare i requisiti per il pensionamento di vecchiaia nella Pa in termini graduali e flessibili. Ma personalmente con la senatrice Bonino - spiega - porto avanti ormai da tempo la proposta di alzare l`età pensionabile femminile per renderla identica a quella maschile magari in un arco flessibile fino ai 67 anni. Naturalmente io faccio riferimento all`età legale, visto che se si guarda all`età di pensionamento effettiva la parità è già stata raggiunta». Lei parla dell`età di ritiro nel pubblico e nel privato. Esatto. Quella effettiva è molto simile fra lavoratori e lavoratrici italiani: nel 2007 i primi vanno in quiescenza a 61 anni e le seconde a 59,8, ma ne1 2006 le corrispondenti età erano ancora più ravvicinate fra loro, 60,5 anni per gli uni, 60 anni per le altre. Come si arriva a questa eguaglianza sostanziale? Semplicemente perché in maggioranza gli uomini del nostro Paese riescono a prendere la pensione di anzianità prima dei sessant`anni, mentre alle donne questa soluzione non è diffusamente consentita per l`usuale mancanza di continuità e dunque di contribuzioni nella vita lavorativa femminile, sicché di solito esse debbono attendere l`età della vecchiaia (i 60 anni appunto), per potersi ritirare. Tra l`altro l`età di anzianità è già allineata. Oggi per entrambi i generi bastano 58 anni con 35 di contributi, secondo il sistema introdotto dalla riforma Damiano-Prodi che ha cancellato lo scalone Maroni. E nel 2013 tutti andranno in pensione di anzianità a 62 anni con 35 anni di contributi versati. Perciò è opportuno combinare l`innalzamento dell`età pensionabile di vecchiaia delle donne con l`elevazione di quella di anzianità per tutti, al fine di evitare che, in nome dell`equiparazione giuridica dei requisiti per il pensionamento, si crei una disparità sostanziale fra i generi. Tornando alle pensioni pensioni Inpdap, insomma, lei sarebbe favorevole a un passaggio graduale almeno ai 62 anni? Come ho detto, tutte le soluzioni tecniche sono al vaglio della commissione e stiamo anche studiando i risparmi di finanza pubblica che eventualmente conseguirebbero all`adeguamento. Ma è certo che se tra pochi anni l`età di ritiro per l`anzianità sarà a 62 per tutti, nel pubblico come nel privato, non vedo come si possa immaginare una soluzione per la vecchiaia ad un`età inferiore. Si dice che la vecchiaia anticipata per le donne rappresenta una forma di compensazione per le discriminazioni subite durante la vita lavorativa. Io respingo quest`argomentazione e propongo un`altra strada. Gli eventuali risparmi ottenuti con l`aumento dell`età pensionabile femminile nel settore privato e che presumibilmente non emergeranno con uno stesso intervento in quello pubblico, siano devoluti al miglioramento delle opportunità e del trattamento delle lavoratrici. Ad esempio, potrebbe essere potenziatala decurtazione del costo del lavoro femminile,introdotta dalla Finanziaria del passato governo Prodi, ricorrendo al concetto di lavoratore svantaggiato di derivazione comunitaria, per, incentivare l`impiego di lavoratrici soprattutto nelle aree meridionali, senza incorrere nelle problematiche e nei forti limiti imposti dai Trattati europei agli aiuti di Stato.





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