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ADELAIDE, IL CORAGGIO DI AVERE PAURA

Europa - 10 febbraio 2009 di Mario Lavia Ecco un libro che dovrebbero leggere tutti, quelli che c`erano e quelli che erano bambini o neppure nati, che per merito di Lindau viene ristampato: si intitola Diario di una giurata popolare al processo delle Brigate Rosse (cioè il primo processo alle Br tenutosi a Torino nella primavera del`78, praticamente in concomitanza con la tragedia di Aldo Moro). La "giurata popolare" era Adelaide Aglietta, all`epoca segretaria del partito radicale, che si ritrovò a far parte della corte che doveva giudicare il nucleo storico delle Br, fra gli altri Curcio, Franceschini, Ognibene, Semeria, Ferrarí, nomi che ai giovani non dicono molto, personaggi che oggi ci appaiono più come "demoni" letterari che come uomini in carne e ossa. Allora però era diverso. Il terrorismo era una cosa che conviveva con te, che volente o nolente ti condizionava la vita e poche pagine come quelle della Aglietta gettano un facio di luce sull`incombenza del terrorismo sulla vita di ogni giorno. Specie per una come lei, che si trovò improvvisamente face à face con quella "gabbia" in cui si muovevano, sbraitavano, ridevano Curcio e gli altri. E fuori, c`erano le discussioni con «Marco», «Emma», «Gianfranco», «Adele» e gli altri leader radicali che combattevano contro gli assassini delle Br e contro la cultura dell`emergenza: battaglia difficile, difficilissima, controversa, impossibile e perciò perduta. Fuori dalla caserma Lamarmora di Torino dove sì celebrava il processo, c`erano Moro e tutto l`orrore dei 55 giorni, la solidarietà nazionale, Andreotti e il Pci; e nell`aula i terroristi, gli avvocati, il presidente, i testimoni, come in un brutto film americano che di americano però aveva bene poco. Leggere questo diario è emozionante anche per guardare dentro al conflitto fra impegno politico, coltivato così intensamente, e dimensione privata, così confinata in uno spazietto dell`esistenza, nei ritagli di tempo. E poi i dubbi di Adelaide Aglietta, scomparsa quasi 9 armi fa, donna forte, militante nel senso più nobile del termine: tanti dubbi, a cominciare dall`accettazione della nomina a giudice (molti altri avevano rifiutato per paura, adducendo scuse, e c`è poco da fare i moralisti) per continuare sugli interrogativi sulla legittimità della procedura del processo, fino ad una sorta di stupefazione delle "ragioni" (fra virgolette) dei brigatisti. «Penso che il coraggio consista nel superare la paura, non nel non provarla», scrisse. Adelaide Aglietta lo ebbe, quel coraggio.





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