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G-8, C'E' UN RUOLO TUTTO ITALIANO

Il Sole 24 Ore - 7 marzo 2009 Da «Un'opportunità da non perdere», un'analisi sulla governance globale scritta da Emma Bonino per Charta Minuta, pubblichiamo un ampio estratto di Emma Bonino Il mondo si sta ristrutturando, e lo sta facendo in fretta. Al di là dei vari formati G-8, G-13 o G-20, le grandi potenze hanno ripreso a discutere e a muoversi sulla base di formati ancor più ristretti. È chiaro che la competizione non si giocherà sul buon senso, ma sui rapporti di forza, sulla capacità delle diplomazie rispettive di creare alleanze e una nuova visione della governance globale. Se c'è un momento in cui il Governo italiano non deve distrarsi e perdere di vista la posta in gioco per il futuro dell'Italia, questo momento è adesso. Gli occhi dell'Italia sono rivolti al G-8, e comprensibilmente, dato che siamo noi ad averne la presidenza di turno. Si parla da anni di riforma delle Nazioni Unite, ma anche di riforma dell'Organizzazione mondiale del commercio, o del Fondo monetario internazionale. Tutte le maggiori istituzioni internazionali sono ormai sotto scrutinio, e ci s'interroga su come ripensarle e rifondarle a partire dal nuovo contesto globale, pena la loro inutilità a medio e forse anche breve termine. In tutto questo, il G-8 non può certo fare eccezione. L'Italia si "ritrova così al cuore di un'evoluzione storica, e con una grande opportunità: quella d'essere tra i protagonisti di questa nuova riflessione (e azione) internazionale che mira a dare al mondo un assetto capace di rispondere alle crisi attuali e soprattutto a prevenire quelle future. Non c'è dubbio che fenomeni nuovi e complessi imposti dai ritmi incalzanti della globalizzazione costringono a maggiore coordinamento e a forme di governance condivise. Come possiamo, allora, garantire tutto ciò? Come può il vertice della Maddalena diventare un passaggio cruciale nella ridefinizione degli equilibri globali? A mio avviso, ci sono due direzioni fondamentali verso cui l'Italia dovrebbe spingere per trasformare il G-8 in un formato utile alla governance globale del 2009 e degli anni a venire. La prima direzione riguarda il metodo di lavoro. Non è più concepibile, né salutare, produrre dichiarazioni fiume, che contengono impegni su tutto e che comunque nessuno legge: non certo i cittadini, ma neppure le amministrazioni, la stampa e - sospetto - neppure diversi degli stessi capi di Stato e di Governo che le sottoscrivono! C'è invece bisogno di concentrare il livello d'attenzione e le risorse su alcune grandi questioni, sbarazzandosi del "complesso dell'esaustività". Una dichiarazione di tre pagine, non di trenta, basterebbe. E soprattutto costringerebbe a mettere su carta le misure da adottare per i problemi più urgenti. Questa nuova impostazione sarebbe pienamente conforme allo spirito G-8 e frenerebbe la deriva degli ultimi anni, fatta di un linguaggio e di una retorica ufficiale diventata sempre più simile a quella di tante organizzazioni internazionali. La volontà, o la mancanza di volontà, dei Paesi G-8 non deve più essere mascherata o sepolta dentro testi lunghi, noiosi, illeggibili. La seconda direzione da intraprendere, ancora più importante della prima, riguarda il numero e la "qualità" dei Paesi chiamati a sedersi attorno al tavolo. Il dibattito sull'allargamento del G-8 sta prendendo piede, e le capitali si stanno muovendo da tempo. Ma non è ancora chiaro cosa succederà alla Maddalena, e soprattutto che cosa accadrà dal giorno dopo. L'Italia è stata la prima, in passato, a proporre un formato G-8 allargato alle nuove economie emergenti. Pensare di affrontare all'inizio del XXI secolo le grandi questioni globali senza Cina o India suona sempre di più ridicolo. Ma l'allargamento del G-8 a G-10 o G-13 dato che assieme ai due colossi asiatici il G-8 ha già sviluppato un dialogo importante con Brasile, Messico e Sud Africa - non è un passaggio immediato, o privo di conseguenze. Va preparato con cura, per fare in modo che sia tempestivo, ma non per questo improvvisato. Portare al tavolo dei grandi le economie emergenti non è più una scelta. Semplicemente, è necessario per poter provare ad affrontare le grandi sfide globali, che si tratti dell'economia internazionale, del clima, dell'energia, dello sviluppo dell'Africa. Per la nuova impostazione del G-8, però, non basta mandare un invito a Pechino o Nuova Delhi o Città del Messico per tre giorni di sole e buona cucina alla Maddalena a luglio. Serve preparare il processo - da una parte - per fare in modo che il clima di cordialità e informalità dei vertici G-8 venga preservato e che i commensali attorno al tavolo continuino a sentirsi a un pranzo informale tra pochi, invece che a un ricevimento ufficiale; e dall'altra - per sviluppare progressivamente nei nuovi invitati un senso d'appartenenza non solo alla comunità di chi conta, ma anche alla comunità di chi deve rendere conto. Teniamo sempre bene in mente, infatti, che se il G-8 non si è ancora pienamente trasformato in G-13 non è solo per le resistenze di alcuni dei membri storici del club. Lo è anche per le resistenze di alcune grandi economie emergenti ad assumersi nuove responsabilità globali. Non si tratta di un dettaglio, ma di un dato strutturale che tutti i fautori unilaterali dell'allargamento del G-8 dovrebbero avere bene in mente. Rispetto à queste due direttrici, la presidenza italiana del G-8 dovrebbe muoversi in fretta. Anche perché il resto del mondo non sta certo ad aspettare noi. Il rischio che vedo, infatti, è che alla fine di questa fase di ridefinizione generale degli assetti internazionali, l'Italia potrebbe ritrovarsi in una posizione periferica e marginale. Così come l'Italia a la presidenza del G-8, il Regno Unito ha, nel 2009, la presidenza del G-2o. Fino allo scorso novembre, fino cioè al primo vertice di Washington convocato a livello di capi di Stato e di Governo, il G-20 si riuniva solo al livello di ministri delle Finanze, e in generale anche con scarsi risultati. Brown, invece, ha già convocato un nuovo vertice per il 2 aprile, ed è difficile ipotizzare che l'agenda si limiterà alle questioni finanziarie.





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