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DONNE, MEGLIO AL RIPOSO PIU' TARDI

Italia Oggi - 7 marzo 2009 di Andrea Pennacchioli E' giusto innalzare l'età pensionabile delle donne? GOLFO. Personalmente non trovo scandalosa questa idea. Ma ad alcune condizioni. Da un sondaggio tra le associate alla Fondazione Bellisario emerge prevalentemente un parere positivo delle donne sulla proposta lanciata dal ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta, a patto che si investa su misure che possano promuovere non solo l'occupazione femminile, ma anche la conciliazione tra maternità, lavoro e carriera. BONINO. Le donne oggi vanno in pensione dopo una carriera discontinua, spesso con pensioni basse e con la prospettiva di occuparsi degli anziani di casa o di aiutare le figlie a fare gli stessi salti mortali per lavorare che hanno fatto loro. E giusto cambiare. E parificarla con quella degli uomini? GOLFO. Le donne sono doppiamente penalizzate: quando sono costrette a interrompere il lavoro per vivere la maternità e quando percepiscono una pensione più bassa perché smettono di lavorare prima. Agevolarle nell'anticipazione dell'età pensionabile acquista l'aspetto di un risarcimento, ma rischia di diventare un'altra discriminazione. BONINO. Le donne vivono più degli uomini quindi hanno bisogno di pensioni che permettano loro di vivere in modo dignitoso. Non è smettendo prima di accumulare contributi che ci riusciranno, per tornare a casa a fare le baby sitter ai nipotini poi. Un libro che ho contribuito a curare dall'eloquente titolo «Pensionata sarà lei» spiega bene la questione di fondo. Cosa pensa della reazione dei sindacati? GOLFO. Comprendo il fatto che su riforme così importanti vadano sentite le parti sociali, ma questo non si deve tradurre in un immobilismo che non reca benefici a nessuno. BONINO. Mi sembra poco realistica e molto conservatrice. Non mi pare che in passato abbiano creato reali possibilità di pari opportunità per le donne. Il segretario generale dell'Ugl, Renata Polverini, ha detto che «sull'aumento dell'età pensionabile delle donne non può prescindere dalla volontarietà». È d'accordo? GOLFO. In linea di principio, sarebbe auspicabile assicurare la libertà di scelta, soprattutto se consideriamo che molte donne vanno in pensione per potersi occupare di anziani e nipoti, permettendo alle loro figlie di lavorare. BONINO. Le donne compiono oggi una scelta che è tra la padella e la brace. Sarebbe meglio definire un percorso di iniziative che porti decisamente all'innalzamento. E d'accordo con chi sostiene che le donne, nel mondo del lavoro, hanno ben altri problemi? GOLFO. In Italia abbiamo uno scarsissimo livello di servizi sociali, che si traduce in un ostacolo all'entrata delle donne nel mondo del lavoro, ma soprattutto in una mancanza di pari opportunità di carriera e condizioni lavorative. Le donne sono troppo spesso discriminate sul lavoro e faticano a vedersi riconosciuto il loro ruolo fondamentale. BONINO. Quando si parla di donne l'atteggiamento prevalente è il «benaltrismo»: a fronte di qualunque proposta la risposta è «Non basta, ci vuole ben altro» e a forza di ben altro non si fa nulla. Così, di benaltrismo in benaltrismo, si rischia dì andare incontro a una condanna europea salatissima per le nostre tasche... Esiste un problema di disparità dei salari? GOLFO. Eccome se esiste. Numerosi studi quantificano in media nel 15% il divario salariale a parità di funzioni, con punte del 30% nel privato. Per fare carriera le donne sono spesso costrette ad accettare retribuzioni più basse. Il primo atto del presidente Usa Barack Obama è stato proprio una legge sulla parità salariale. BONINO. Nei ruoli operativi i compensi sono regolati da accordi sindacali ma, quando si sale, le donne italiane sono sistematicamente escluse e anche quando si affermano i loro salari sono più bassi. Il motivo è duplice: si muovono in un contesto culturale ancora profondamente sessista e per giunta sono fuori dal sistema di cooptazione così ben radicato in Italia. Perché in Italia i livelli occupazionali del lavoro in rosa non sono gli stessi degli altri Paesi europei? GOLFO. Cinquantaquattro italiane su cento possono lavorare solo perché ci sono nonne che badano ai loro figli. In Olanda, oltre il 70% di donne beneficia del part time, contro il 26% del nostro paese; in Francia le lavoratrici possono contare su asili nido fino alle 20. Il nostro impegno è di promuovere una norma, in tema di diritto del lavoro, che tuteli effettivamente le donne e la loro progressione di carriera, stabilendo che assentandosi per maternità, possano al rientro collocarsi nuovamente nel medesimo ruolo professionale precedentemente lasciato. BONINO. Perché le donne italiane, rispetto alle altre donne europee, hanno sulle loro spalle l'intera responsabilità di cura della famiglia. Quando lavorano hanno giornate massacranti, con una presenza di servizi sul territorio non paragonabile alla media europea. Su questo argomento è ancora forte un problema culturale nel nostro paese? GOLFO. C'è ancora un grande divario tra Nord e Sud in tema di occupazione femminile. In generale poi, anche se sono stati fatti passi avanti, resta forte l'idea che il carico familiare ricada essenzialmente sulla donna. A oggi, una percentuale molto bassa di uomini ha fruito dei congedi parentali. BONINO. Basta guardare la tv: le donne sono ridotte a stereotipi neanche più presenti nella vita reale. Le donne che lavorano in posizioni di responsabilità sono presentate come isteriche, infelici, cattive e non amate. Le altre come angeli del focolare che gioiscono tra fornelli e detersivi o giovani, belle, decerebrate. Quale provvedimento dovrebbe prendere la politica nell'immediato? GOLFO. Come prima firmataria, ho presentato una proposta di legge per l'istituzione di un`Autorità garante della parità tra donne e uomini nell'accesso ai massimi livelli per l'esercizio delle funzioni pubbliche o agli enti pubblici. Stiamo poi elaborando una proposta di legge che ricalchi il modello norvegese, che ha imposto il 40% delle donne nei CdA delle aziende, pena il loro scioglimento. La presenterò al parlamento. BONINO. Servizi e comunicazione. I primi per aiutare le donne che ci stanno provando; la seconda per proporre un ruolo diverso e più importante per le donne ai cittadini italiani, donne e uomini. Pensa che la gestione di Emma Marcegaglia in Confindustria aiuterà a risolvere questi problemi? GOLFO. Emma sta dimostrando una grinta tutta femminile nel suo ruolo e nell'affrontare questo periodo di crisi. La sua nomina è un incoraggiante esempio di meritocrazia e parità di opportunità. BONINO. Dipenderà dalle azioni che intraprenderà. La sua nomina è stata importante perché costituisce un esempio positivo e la sconfitta di un tabù. Ma si chiama Marcegaglia e si dovrebbe fare qualcosa affinché anche tutte coloro che si chiamano Rossi o Bianchi avessero percorsi di carriera non proibitivi e non costellati di ostacoli di cemento armato.





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