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LE AFGANE AL GOVERNO IL MONDO SI MOBILITI

di Stefania De Lellis ROMA — Una giornata di digiuno per le donne dell'Afghanistan. «Per chiedere che facciano parte del prossimo governo di Kabul, per esigere che non vengano ignorate anche dalla comunità internazionale, dopo essere state cancellate per anni dal regime dei Taliban». L'iniziativa — che è fissata per il 24 novembre e ha già raccolto vasti consensi in Italia — arriva da Emma Bonino, europarlamentare da sempre in prima fila nella battaglie per i diritti umani. Quale risultato potrà ottenere digiunando in nome dei diritti delle afgane? «Quella del 24 sarà una mobilitazione non violenta per uno scopo ben preciso: chiedere al mondo di non dimenticare le donne dell'Afghanistan, fare in modo cioè che più del 50 per cento della popolazione di quel paese possa essere rappresentato nel governo di transizione che verrà formato con l'aiuto della comunità internazionale. Ho lanciato questa iniziativa soltanto lunedì, ma mi sembra che già ci sia un'ottima risposta: almeno una quarantina di politici italiani hanno annunciato la loro adesione e oggi in Aula all'Europarlamento la presidente di turno ha fatto sapere che l'Europa troverebbe del tutto inaccettabile che a Kabul si insediasse un esecutivo che escludesse la partecipazione femminile. In appena due giorni, mi sembra già un buon risultato». Fino a due giorni fa alle afgane era vietato studiare, lavorare, uscire in strada senza il velo integrale. Oggi lei chiede che possano far parte del governo. Non teme sia una speranza velleitaria? «Fino al '96 le donne in Afghanistan erano il 40 per cento degli impiegati, più della metà degli insegnanti, il 70 per cento dei medici. Mandavano avanti il paese mentre gli uomini da quasi due decenni pensavano solo a farsi la guerra. La diaspora afgana poi è ricca di ragazze in gamba impegnate in coraggiose battaglie politiche, eppure c'è ben poco spazio per loro. Vedo gli inviati internazionali discutere con barbuti di ogni genere, e neanche un viso di donna. Non ci vengano a raccontare che non c'è materiale umano per garantire una presenza femminile di ottimo livello nel governo, è un discorso che non tiene. Per capirlo basta dare un'occhiata al "materiale maschile" candidato a far parte dell'esecutivo». In che modo la comunità internazionale potrà impegnarsi in favore dell'ingresso delle donne nel governo? «Si fa un gran parlare della necessità di garantire un'adeguata rappresentanza di tutte le etnie. Ecco, mi pare ancora più fondamentale fare in modo che siano presenti le donne, cioè, lo ripeto ancora una volta, la maggioranza assoluta della popolazione. D'altra parte non si tratterebbe di una iniziativa contraria alla tradizione dell'area: anche Benazir Bhutto è una pashtun e mi sembra che piaccia o meno sia stata al potere in Pakistan».





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