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"NOI DONNE DICIAMO SI ALLA PENSIONE A 65 ANNI MA IN CAMBIO MENO TASSE IN BUSTA PAGA"

Il Messaggero - 29 marzo 2009 di Pietro Piovani Roma - Un giorno all'aeroporto di Fiumicino la vicepresidente del Senato Emma Bonino fu avvicinata da una signora, che le disse: «Sei sempre stata dalla parte delle donne. Ma adesso proprio non ti capisco: io non vedo l'ora di andare in pensione!». La signora contestava la presa di posizione della Bonino sull`età pensionabile femminile. In effetti non è facile convincere una donna che deve perdere un diritto (quello di andare in pensione cinque anni prima degli uomini) e che oltretutto deve essere contenta perché a perdere quel diritto ci guadagna. Proprio questo è l'intento del libro Pensionata sarà lei (edito da Rubbettino, 12 curo). Si tratta di una raccolta di brevi saggi curata dalla stessa esponente radicale. Gli interventi sono di segno molto diverso fra loro, e includono anche gli argomenti di chi è contrario a una riforma che allunghi l'età lavorativa delle donne; in particolare le sindacaliste e i sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil, che nella seconda sezione del volume si dichiarano favorevoli a un innalzamento della soglia per la pensione solo su base volontaria. L'argomento principale di chi invece reclama la cosiddetta "equiparazione" fra donne e uomini è quello esposto dall'economista Fiorella Kostoris Padoa Schioppa. La pensione a 60 anni e gli altri privilegi previdenziali concessi alle lavoratrici sono «tardive compensazioni rispetto a grandi discriminazioni sofferte dalle donne italiane nel mondo del lavoro: too little, too late», troppo poco e troppo tardi. Perciò, sostiene la Kostoris. le donne dovrebbero rifiutare questo privilegio, e chiedere piuttosto «che gli eventuali risparmi ottenuti dalla finanza pubblica [...] siano devoluti al miglioramento delle opportunità e del trattamento delle donne nell'occupazione». Quale miglioramento? Le idee non mancano. C'è chi, come la sociologa Chiara Saraceno, suggerisce di usare i soldi per aiutare chi assiste i figli, i parenti anziani, gli invalidi: prevedendo congedi retribuiti, ma anche contributi figurativi, in modo da non essere penalizzate poi quando si andrà in pensione. Un'altra proposta forte è quella di ridurre il peso del fisco sul lavoro femminile. Qualcosa in questo senso è stata già fatta con la Finanziaria del governo Prodi, ma servirebbe molto di più. E vero che le regole dell'Unione europea vietano interventi fiscali di tipo sessista, ma con alcuni accorgimenti l'ostacolo potrebbe forse essere superato. Tanto più che - lo ricorda fra gli altri il giuslavorista Pietro Ichino - è la stessa Ue a imporci di arrivare al 60% di occupazione femminile entro il 2010. Un traguardo che al momento appare fuori dalla nostra portata. La premessa necessaria per realizzare tutte queste belle idee è che dall'innalzamento dell`età pensionabile femminile derivino dei risparmi. Al momento però il dibattito investe soltanto le dipendenti pubbliche. Mentre, come sottolinea Fiorella Kostoris, i veri risparmi si possono ottenere soltanto se la riforma riguarderà le lavoratrici del settore privato.





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