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BONINO: E ADESSO VA RIVISTO ANCHE IL BIOTESTAMENTO

Il Corriere della Sera - 2 aprile 2009 di Lorenzo Salvia «Me lo aspettavo? Bè, in questi anni la.Corte costituzionale ci ha abituato a tutto, basti ricordare il giudizio sull'inammissibilità di alcuni referendum. Diciamo che ci speravo. Evidentemente c'è un giudice non solo a Berlino ma anche a Roma». Nella dichiarazione alle agenzie Emma Bonino si è detta «molto soddisfatta» della pronuncia della Corte costituzionale. Ma quando risponde al telefono dal suo ufficio di vice presidente del Senato, parte da un altro punto. Dai «disastri che in cinque anni ha fatto questa legge», uno su tutti: «Aver favorito il turismo sanitario, costringendo le coppie che non potevano avere figli ad andare all'estero, naturalmente con la solita discriminazione tra i ricchi che possono e poveri che se lo sognano». Ma c'è anche un altro «guaio» creato dalla legge che adesso la Corte ha dichiarato in parte illegittima: «Visto l'obbligo di impiantare tutti e tre gli embrioni abbiamo assistito ad un grande aumento dei parti trigemellari, che non sono proprio semplici da gestire. Ecco, bene la Consulta ma queste cose ce le potevamo risparmiare». Durante la telefonata arriva l'annuncio del sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, che parla di nuove linee guida in materia. «Già ripartono alla carica. No, io credo che la legge stia in piedi così com'è, sono solo state eliminate le parti più insostenibili come in questi anni ha spiegato anche la comunità scientifica. Non c'è alcun vuoto legislativo, visto che questa formula ormai viene usata per giustificare di tutto». Il riferimento, ovvio, è al testamento biologico. «Spero che la pronuncia della Corte costituzionale sulla legge 40 suggerisca una lettura più sobria del disegno di legge Calabrò. Finora ci siamo ridotti alla solita schermaglia parlamentare a prescindere dal merito». Dice la Bonino che, in sostanza, la questione è la stessa. E che gli articoli della Costituzione violati, secondo la Consulta, dalla legge sulla fecondazione sono gli stessi che, secondo i radicali, sarebbero calpestati dal disegno di legge sul testamento biologico. Il 2, il 13 e i1 32 per gli esperti del ramo. E cioè la libertà individuale e la tutela della salute come diritti inviolabili. «Perché qui non parliamo di sanità o di scienza. Ma di libertà e quindi della possibilità di utilizzare o no le tecniche più moderne». Sulla legge per la fecondazione assistita i Radicali promossero un referendum abrogativo che poi non raggiunse il quorum: «Avrebbe risparmiato a tante persone questi cinque anni di sofferenze. E ce l'avremmo fatta senza l'interventismo massiccio e organizzato della Chiesa, senza la scelta politica del cardinal Ruini che decise di puntare sull'astensionismo, contando sul fatto che il 25 per cento degli italiani comunque non va a votare». Tenterebbe la strada del referendum anche per la legge sul testamento biologico, se dovesse essere approvata? «Figuriamoci se da Radicale posso dirmi contraria al referendum. Ma in queste condizioni no, perché sarebbe una gara truccata. Anzi, per essere chiari, sarebbe una trappola». Cosa intende, Emma Bonino, per «queste condizioni»? «Deve essere restaurato un minimo di legalità negli spazi del dibattito, visto che quelli a disposizione delle critiche sono limitati. E poi i laici si devono far sentire, devono organizzare una vera campagna di mobilitazione che coinvolga tutto il Paese. Per il momento, anche nel Pd, non ho sentito nessuno parlare di Piazza san Giovanni o di Circo Massimo. Eppure non parliamo di una sciocchezza qualsiasi ma, che diamine, della libertà personale».





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