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"STUPRO CONIUGALE UNA LEGGE CONTRO LA COSTITUZIONE"

L'Unità - 9 aprile 2009 La ex ministra afgana per le questioni femminili: Garzai può modificarla senza bisogno del permesso del clero sciita di Gabriel Bertinetto Parlamento di Kabul ha approvato una legge per la minoranza sciita, che consente di fatto lo stupro domestico, imponendo alle mogli l'obbligo di avere rapporti sessuali ogni qualvolta il marito lo voglia. Inoltre vieta loro di uscire di casa senza permesso coniugale. Il presidente Karzai ha firmato la legge ma la protesta in Afghanistan e fuori è stata così forte da indurlo a una parziale marcia indietro. Il provvedimento verrà riesaminato. Al telefono da Kabul la presidente della Commissione per i diritti umani ed ex ministra per le questioni femminili, Sima Samar. Signora Samar, come giudica la legge per le donne sciite? «Non è in sintonia con la Costituzione e non rispetta le Convenzioni internazionali ratificate dallo Stato afghano. Il fatto è che agli sciiti in Afghanistan fino ad epoca recente non era consentito di esercitare i diritti loro inerenti come gruppo. Per la prima volta la Costituzione del 2004 glieli ha concessi. Ma questo non può essere usato da alcuni per negare una parte dei diritti fondamentali che ciascuno ha in quanto essere umano. E in particolare non vuol dire che si possano limitare i diritti delle donne». Si può dire che il Parlamento con l'avallo del presidente Karzai abbiano rimesso in vigore, seppure limitato al 15% della popolazione, lo stesso sistema discriminatorio instaurato a suo tempo dai talebani? «Sì, in qualche modo è così. Ed aggiungo che la bozza iniziale della legge era ancora peggiore rispetto al testo finale». Karzai ha fama di progressista. Come può avere firmato un provvedimento simile? «Non lo so. La commissione per i diritti umani aveva lavorato molto sulla bozza di partenza per correggerla. A un certo punto è stata sottoposta a Karzai. Ero all'estero e non so davvero perché abbia detto sì. Spero che non sia per la pressione di una parte del clero sciita, desideroso di trasformare la propria mentalità in legge». La spiegazione corrente è che il capo di Stato abbia bisogno del sostegno sciita per essere rieletto in agosto. Ma è così debole Karzai da dover barattare i suoi principi per qualche voto? «In ogni paese gli appuntamenti elettorali possono comportare qualche tipo di negoziato. Probabilmente era in cerca di qualche vantaggio politico. Bisogna considerare poi che il grosso della popolazione sciita non conosce i contenuti della legge, che non sono stati resi pubblici. Oppure non li capisce. Anche perché la maggior parte degli afghani è analfabeta. Molti non conoscono i dettagli della legge. Per gli sciiti il fatto di ottenere per la prima volta nella storia il rispetto dei propri diritti come gruppo e di potere esercitare liberamente il proprio credo religioso è un fatto positivo. Ma approfittare di questo per soffocare i diritti di metà della popolazione sciita, quella di sesso femminile, è inaccettabile». In generale come ex ministra è soddisfatta del suo lavoro? «Non c'è dubbio che in Afghanistan ci siano stati dei miglioramenti per le donne. Nel campo dell'istruzione, della sanità, delle opportunità di lavoro, che almeno ufficialmente non sono impedite. C'è più partecipazione politica, accesso al Parlamento, al governo. Ma con molta chiarezza devo dire che come donna non sono soddisfatta. E, nelle zone rurali, la situazione per gran parte delle donne è cambiata poco. Non sono a conoscenza dei loro diritti. Le leggi che le tutelano non vengono applicate, spesso i crimini contro le donne restano impuniti. Come commissione per i diritti umani abbiamo lavorato molto. Ma la situazione è difficile. La guerra continua. Le percentuale di analfabeti è altissima. Ci vorrà del tempo perché le cose migliorino. Ma ripeto, ci diamo molto da fare. Anche rispetto a questa legge, per un anno ci siamo impegnati per emendarla. Abbiamo fatto proposte. Ma è mancata la volontà politica di cambiarla. E non mi riferisco solo a Karzai, ma in primo luogo al Parlamento nel quale alla fine la legge è stata fatta passare senza rispettare le corrette procedure». Karzai si dice disposto a rivedere la legge, ma d'intesa con il clero sciita. Che senso ha? «Solo il Parlamento ha facoltà di varare una legge. Nessun altra istituzione può arrogarsi quel compito. Il progetto di legge è competenza del ministero della Giustizia. L'approvazione spetta all'organo legislativo dello Stato. Perciò non capisco perché Karzai faccia un'affermazione simile. Le pressioni esterne sono possono essere accettate. Vige il potere della legge e non la legge del potere». Spesso nei Paesi musulmani la religione è usata strumentalmente per fini politici. Cosa ne pensa? «Non accade solo nei Paesi musulmani. In molti Paesi, compresi quelli di tradizione cristiana, si cercano pretesti per giustificare violazioni dei diritti. Non solo nei Paesi di cultura islamica, ci tengo a ripeterlo». Un deputato sciita ha difeso la legge sostenendo che in fondo alle donne viene permesso di uscire di casa senza permesso se c'è un'emergenza ... «Credo che questa frase abbia a che fare con la sua mentalità, non con l'Islam. Chi dice queste cose, è un insicuro, non ha fiducia in se stesso. L'Islam non c'entra». L'APPELLO «La legge sulla famiglia per gli sciiti firmata dal presidente Karzai rappresenta un gigantesco passo indietro per i diritti umani delle donne afghane». Così inizia l'appello che centinaia di personalità politiche, intellettuali, attivisti per i diritti umani, imprenditori di numerosi paesi rivolgono alle autorità afghane affinché la legge sia abrogata e revocata. «Reintroducendo discriminazioni inaccettabili, autorizza formalmente la violenza contro le donne legalizzando di fatto lo stupro da parte del coniuge e nega uguali diritti in materia di custodia dei figli, istruzione, lavoro e cure mediche». Tra i firmatari, con la vicepresidente del Senato italiano Emma Bonino, sono Moushira Khattab, ministra egiziana per la Famiglia, la deputata irachena Safia AI-Suhail, la relatrice Onu sulla libertà di religione in Pakistan Asma Jahangir, la deputata turca Zeynep Dagi, la presidente dei comitato nazionale yemenita per le donne Rashida AI-Hamdnai. In Italia hanno aderito numerosi parlamentari democratici e radicali, e anche di altre forze politiche.





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