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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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MINISTRE AFGHANE: E’ IL NOSTRO IMPEGNO

di Stella Pende “Cara Laura, cara Cherie, temiamo che non basti oggi esprimere orrore e dolore per le donne e i bambini dell’Afghanistan. Né basta esprimere sdegno e condanne perché, come voi dite, “nell’Afghanistan abbiamo visto il mondo che i terroristi vorrebbero imporci”. Oggi invece esigiamo che le donne afghane possano assumere il ruolo e le responsabilità che loro spettano”. Così, con una lettera aperta, Emma Bonino risponde alla first lady americana Laura Bush e alla sua collega, la britannica Cherie Blair, che manifestano oggi solidarietà, forse un tantino tardiva, sottolinea l’europarlamentare radicale, per il dramma delle donne afghane. Per cinque lunghi anni l’ex commissario europeo ha cercato di accendere una luce sul dolore delle donne di Kabul. Ma oggi quelle figure intabarrate nel burqa sono ancora circondate dal buio. E nel buio Rayhana, maestra costretta a vivere nell’illegalità per fare il suo mestiere, è stata lapidata nello stadio davanti ai figli. Jamila ha avuto tutte e due le mani tagliate, perché portava smalto rosa sotto il burqa. Orzala è stata uccisa perché qualche testimone ha raccontato di avere avuto rapporti prematrimoniali con lei. Per questo oggi Bonino ricorda nel suo scritto che, al di là delle accorate parole, servono i fatti. Possibilmente fatti politici. “L’unica maniera per restituire alle donne afghane dignità e libertà è chiedere e ottenere per loro una diretta partecipazione nel nuovo governo. E lasciamo stare il ricordo alibi dell’Afghanistan femminile ritratto come uno zoo di livello preistorico. Le donne lì non vanno a scuola da cinque anni. Dieci anni fa invece, prima dei mujaheddin e dei talebani, facevano le ministre e le parlamentari. Dunque si tratterebbe semplicemente di restaurare un sistema politico a loro ben noto. Che ci piaccia o no, la signora Benazir Bhutto (l’ex premier pachistano) era una pashtun”. Un pensiero sostenuto anche dal segretario di Stato americano Colin Powell, secondo il quale le donne dovranno assolutamente far parte della nuova struttura del potere. Sono loro che in questi anni hanno lottato contro la ferocia dei soldati di Allah. “Le ho incontrate a Kabul nel ‘98” spiega Bonino. “Erano disperate, sole. Ma anche le uniche attrici della resistenza. Rischiando la vita hanno continuato a far studiare le loro bambine nei sottoscala, hanno voluto ancora sperare. Oggi Kofi Annan (il segretario dell’Onu) dice che in Afghanistan ci vuole un governo etnicamente equilibrato. Non basta l’equilibrio fra le etnie, ci vuole anche quello fra i cittadini. E in Afghanistan le donne sono il 60 per cento della popolazione”. Per spalancare loro le porte di un futuro governo, Bonino ha pronto un appello fitto di adesioni importanti (una delle prime a firmare è stata il Premio Nobel Rita Levi Montalcini). E per il prossimo 1° dicembre chiede una giornata mondiale di digiuno dedicata alla loro libertà. E al futuro.





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