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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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"GLI ITALIANI NON POSSONO RITIRARSI" LA BONINO TRA I SOLDATI A NASSIRIYA

NASSIRIYA - Sembra un passerotto infreddolito, l´onorevole Emma Bonino, in mezzo allo stato maggiore militare che la riceve al «Campo Mittica», la nuova base dei militari italiani in Iraq intitolata alla medaglia d´oro della Seconda guerra mondiale. È appena sbarcata da un C130 militare che l´ha portata qui da Kuwait City insieme agli eurodeputati radicali Marco Cappato e Gianfranco Dell´Alba. Sembra un passerotto infreddolito, ma la sua voce è la più nitida ed univoca. «Tutti a Bagdad», aveva detto qualche giorno fa a proposito della permanenza delle truppe della Coalizione in Iraq.

Tutti a Bagdad, onorevole Bonino?

«Si, tutti a Bagdad. Solo così avrebbe senso e concretezza invocare l´Onu o la Nato, quali espressioni, appunto di responsabilità condivisa e non del noto «armiamoci e partite»» Intanto è arrivata lei.

Ha già avuto modo di farsi un´idea di come vanno le cose quaggiù?

«Sono in contatto, via e-mail, con molte donne irachene e con alcune Organizzazioni non governative. Non arrivo impreparata. E, comunque ho appena parlato con il governatore civile della provincia di Dhi Qar (di competenza dei militari italiani, ndr), Sabri al Rumaiadh...

Che cosa le ha detto?

«Al di là delle richieste specifiche che riguardano la sicurezza, la sanità, le scuole, la situazione economica, mi ha colpito una sua precisa osservazione».

Quale?

«Il governatore è preoccupato per i tempi del passaggio di potere agli iracheni. Troppo ravvicinate le date del trasferimento di potere. Ha detto anche che sentono l´Europa molto vicina ai loro problemi e che se gli italiani andassero via sarebbe un grande disastro... al Rumaiadh si è anche detto preoccupato per il lavoro di intelligence svolto dai vicini (l´Iran, ndr). Che creano non pochi problemi».

Anche lei pensa che se gli italiani andassero via sarebbe un grande disastro?

«Assolutamente. Qui siamo ad un bivio molto evidente: o uno sviluppo democratico o un pesante salto nel passato. C´è molta aspettativa da parte della gente e anche frustrazione per la lentezza con cui procede la ricostruzione. Ma d´altronde dopo 30 anni di regime non si può voltare pagina da un giorno all´altro. Resta comunque una grande voglia di impegnarsi e di andare avanti. In questo senso i nostri militari stanno facendo un lavoro meraviglioso».

Forse in Italia non è ben conosciuto il tipo di lavoro che fanno i militari: la sicurezza, la ricostruzione di scuole e ospedali, la distribuzione di aiuti umanitari...

«Èvero. O non si conosce o non si vuol riconoscere il lavoro che stanno facendo i nostri soldati».

L´ignoranza può forse essere ammessa per il cittadino comune, ma i nostri parlamentari dovrebbero esserne tutti a conoscenza...

«I parlamentari non vogliono vedere, non vogliono sapere. Sono sempre disperata quando li sento. Non c´è mai alcun riferimento a quello che sta accadendo qui. Si parlano tra di loro. I problemi dell´Iraq sono solo un pretesto».

Un pretesto ad uso e consumo della politica interna

«È così. Hanno una visione ombelicale del mondo. Si usa solo ciò che fa comodo in quel determinato momento».

Non sono solo i politici a contestare la presenza dei nostri militari in Iraq. Ci sono anche molte associazioni umanitarie. Ad esempio Emergency di Gino Strada.

«Quando gli umanitari non fanno più gli umanitari ma fanno politica, si va a fare l´umanitarismo laddove la missione è più conforme alla propria ideologia...»

Sabato c´è stata una grande manifestazione per la pace...

«C´è chi pensa che ritirando i nostri soldati e mettendosi cheto cheto in un cantuccio si risolva il problema del terrorismo. Nella migliore delle ipotesi costui è un ingenuo o, comunque, non ha chiara la posta in gioco nel drammatico scontro in corso...».

Questo per chi è in buonafede. C´è anche chi è in malafede?

«La rimando al discorso che abbiamo fatto prima sui nostri politici».

A quale categoria appartengono i leader di sinistra che hanno sposato la linea di Zapatero?

«Penso non si rendano conto di quanto sciagurata sia la linea dell´arrendevolezza, di chi, colpito, si ritira dalla lotta contro il terrorismo. Siamo tutti zapateros non può essere la parola d´ordine che rischia effettivamente di fare il gioco di Al Qaeda. Non siamo tutti zapateros».

Eppure, malgrado questa linea a Piero Fassino è stata impedita la partecipazione al corteo della pace.

«Sono troppe ormai le divisioni a sinistra, se ha ancora un senso di parlare di sinistra. Certo è che anche questo episodio dimostra che l´unità non può reggersi sull´ambiguità».

Non resta da sperare che sotto l´ombrello dell´Onu si possa ricomporre qualcosa?

«È bene dirlo con chiarezza, qualunque richiamo all´Onu rischia di essere un puro escamotage se non è accompagnato da un altrettanto forte richiamo ai Paesi che continuano a stare alla finestra».

Massimo Dell’Omo





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