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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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BONINO: UNITI IL 1° DICEMBRE PER DARE VOCE ALLE AFGHANE

IL «Satyagraha», la giornata mondiale di sciopero della fame organizzata dal partito radicale per chiedere una quota femminile nel futuro governo afghano, è un tam-tam globale. «Le adesioni crescono in quantità e qualità», dice Emma Bonino. Da Siviglia, dove partecipa al Meeting delle Donne del Mediteranneo, l´ex commissaria europea sventola cifre e nomi: 2895, secondo il contatore del sito www.radicalparty.org, e un bel po´ di celebrità. Il primo dicembre digiuneranno insieme l´ex premier pakistana Benazir Bhutto e lo spagnolo Felipe González, il segretario generale dell´Onu Boutros Boutros-Ghali, il Nobel per la pace Desmond Tutu e la nazionale Rita Levi Montalcini, Sonia Gandhi, erede politica della dinastia Nehru, e il «profeta disarmato» dell´anti-consumismo nostrano, Beppe Grillo. Eppure, in Italia, c´è chi mette in guardia dall´ambiguità di un´iniziativa che rischia di risolversi in un successo del libero pensiero occidentale e lasciare le afghane ai loro nuovi ma ben noti tiranni, i mujaheddin dell´Alleanza del Nord. Dov´è la verità, signora Bonino? «Sotto gli occhi di tutti. Chiedendo la presenza di donne nel nascente governo di Kabul, non imponiamo affatto la nostra cultura. Basta guardare i dati diffusi da Angela King, la consulente di Kofi Annan sull´Afghanistan, per rendersi conto di quanti passi avesse fatto quel paese sulla via dell´emancipazione femminile, prima che le truppe del comandante Massud prendessero il potere all´inizio degli anni Novanta. Nel 1977, il 15% dei legislatori erano donne, così come il 70% del corpo insegnante, il 50% della pubblica amministrazione, il 40% dei medici. Il confronto con l´attuale 6% della Camera italiana e con l´11% del Senato, fa quantomeno sorridere». Al summit di Bonn, comunque, l´Alleanza del Nord minaccia di fare la voce grossa. E le portavoci di movimenti storici come Rawa, l´associazione che da decenni si batte per i diritti delle afghane, sono preoccupate. «Anche io sono preoccupata di quello che succederà, molto. E´ proprio per questo che vado avanti testardamente sulla mia strada. La comunità internazionale ha lacrime facili e memoria corta. Visto, come tutti si sono scordati un paio di giorni fa di sottolineare le libere elezioni del Kosovo liberato? Lo stesso succederà con l´Afghanistan, nel momento in cui questa campagna militare sarà finita. Allora, quando nell´indifferenza del mondo i mujaheddin dovessero ricominciare a fare il bello e il cattivo tempo con mogli e figlie, avremo almeno assicurato un potere parlamentare alle donne». L´oscurantismo di questi ultimi 10 anni ha prodotto in Afghanistan generazioni di analfabeti. Dove trovare personale politico femminile preparato a governare il paese? «Tantissime donne hanno studiato all´estero o clandestinamente, guardate a vista dall´occhio vigile della polizia talebana. Ne conosco di molto in gamba. L´ignoranza femminile è un alibi dei maschi afghani, che comunque, negli ultimi trent´anni, si sono preoccupati solo di fare la guerra e non certo di leggere libri. E poi, in ogni modo, donne preparate o meno, saranno sempre meglio dei barbuti e del loro fondamentalismo». Diversi intellettuali arabi, nelle ultime settimane, hanno cominciato a fare autocritica: è ora che riconosciamo le responsabilità della nostra cultura, dicono, per difenderne il potenziale democratico. E´ un argomento importante, l´assenza di partecipazione femminile alla vita sociale di tanti paesi islamici, nasce da qui. Cosa ne dice il «Satyagraha»? «Il digiuno del primo dicembre è un inizio, non un punto d´arrivo. Un modo per richiamare l´attenzione del mondo benestante, spesso distratto, sull´altra metà. Il «mea culpa» degli intellettuali arabi sulla questione del rispetto dei diritti è fondamentale alla loro e alla nostra battaglia. Come Edward Said, Tahar Ben Jelloun e altri, sono d´accordo sul fatto che è necessario laicizzare i paesi islamici e separare la religione della politica. E´ la vera sfida degli stati arabi democratici, quella a cui li hanno chiamati irrevocabilmente gli attentati terroristi dell´11 settembre».





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