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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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DOMANI DIGIUNO PER LE DONNE DELL'AFGHANISTAN

Sono una trentina di sindaci piemontesi che domani digiuneranno, «perché il governo provvisorio afghano sia costituito anche da donne». Alla proposta di «Satyagraha» (il digiuno pacifico di Gandhi) del Partito Radicale Transnazionale hanno aderito anche i presidenti della giunta regionale Enzo Ghigo e del Consiglio Roberto Cota, gli assessori Caterina Ferrero, Giampiero Leo, Mariangela Cotto, Angelo Burzi, il presidente della commissione Regolamento Rosanna Costa, i consiglieri Valerio Cattaneo, Luca Caramella, Patrizia D´Onofrio, Cesare Valvo, Giuliana Manica, Alessandro Di Benedetto, Carmelo Palma e Bruno Mellano. Con loro i primi cittadini di Torino, Sergio Chiamparino, Alessandria, Francesca Calvo, Verbania, Aldo Reschigna, oltre a trenta colleghi di centri minori: sei in provincia di Alessandria, nove in quella di Torino, quattro nel Verbano, Novarese e Cuneese, tre nell´Astigiano. «Lo scopo del Satyagraha - ha sottolineato il consigliere regionale Bruno Mellano, cuneese di Trinità - è di ottenere che nel prossimo governo dell´Afghanistan ci sia una rappresentanza femminile. Le donne finora hanno visto completamente cancellati i loro diritti». Chi partecipa all´iniziativa potrà assumere, al massimo tre cappuccini o tre spremute (oppure altrettante tazze di brodo vegetale). Intanto ieri, a Bra, si è svolta la serata promossa da Comune e Consulta femminile, con la proiezione del film «Viaggio a Kandahar» e il dibattito sulla condizione delle donne afghane. Emma Bonino non ha potuto partecipare, perché trattenuta a Bonn, dove sta seguendo i lavori della Conferenza internazionale sull´Afghanistan. Mellano e altri esponenti radicali hanno letto un suo messaggio: «Oggi non chiediamo una rappresentanza femminale nel governo provvisorio come riconoscimento simbolico delle offese subite dalle donne afghane, ma come condizione necessaria per la riforma, la modernizzazione, la laicizzazione e civilizzazione del sistema politico afghano. Chiediamo che le donne possano essere messe in condizione di aiutare il proprio paese a liberarsi da una condizione di schiavitù». «Ancora una volta dipende tutto - ha la Bonino – dalla risolutezza e lungimiranza con cui la politica occidentale vorrà sostenere le legittime richieste e i diritti civili di quanti nel mondo si trovano a vivere la condizione di dissidenti e oppressi, solo per avere speranze e convinzioni democratiche».





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