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IL BOIA CONTINUA A UCCIDERE: IN UN ANNO 5700 ESECUZIONI

Il Messaggero - 30 luglio 2009 di Marco Berti Roma - Perché "no" alla pena di morte? Al di là delle considerazioni di carattere etico, c`è una risposta incontrovertibile nelle parole del governatore del New Mexico, Bill Richardson, che nel marzo scorso ha ratificato la legge che abolisce le esecuzioni capitali nel suo Stato. «Una volta presa la decisione finale - scrive nell`introduzione del rapporto 2009 sulla pena di morte nel mondo di "Nessuno tocchi Caino" - e la condanna a morte eseguita, non si può più tornare indietro». «Non nutro scrive ancora, spiegando perché ha abolito le esecuzioni capitali nel New Mexico - la massima fiducia in un sistema che agisce da arbitro assoluto stabilendo chi deve vivere e chi deve morire. Se lo Stato si assume questa terribile responsabilità, il sistema che impone una pena così definitiva deve essere perfetto e non può mai sbagliare. Ma la verità è che il sistema non è perfetto. Lo hanno provato i test dei Dna. Persone innocenti sono state imprigionate nei bracci della morte in tutto il Paese». Il problema finale è tutto qua: «Una prova, anche quella del Dna, può essere manipolata, i procuratori possono ancora abusare del loro potere. Non possiamo essere sicuri al cento percento che solo i veri colpevoli saranno condannati per un reato capitale». Dovrebbero bastare queste parole per convincere quei governanti che ancora mantengono nei loro codici la condanna a morte ad abolire questo retaggio di epoche barbariche. Ma non e così, ancora oggi, nonostante le grandi battaglie internazionali contro le esecuzioni capitali, sono 46 i paesi che applicano la pena di morte (in calo comunque rispetto agli anni precedenti), mentre le condanne eseguite nel 2008, si legge nel rapporto di "Nessuno tocchi Caino", sono state 5.727. Sono invece 96 gli abolizionisti, 8 i paesi che non la applicano per crimini ordinari, 42 gli abolizionisti "di fatto", che cioè non la applicano da dieci anni, 5 quelli che attuano la moratoria. L`ultimo stato che l`ha abolita è stato il New Mexico e il suo governatore, Bill Richardson, è stato insignito del premio «L`abolizionista dell`anno 2009» promosso da Nessuno Tocchi Caino, come riconoscimento alla personalità che più di ogni altra si è impegnata nella battaglia contro la pena di morte. Con lui è stata premiata la deputata Gail Chasey, sempre del New Mexico per i suoi dieci anni di lotta sullo stesso fronte. Commenta il leader radicale Marco Pannella: «Voi fate parte di quell`America che, ancorché democratica, era un po` quella del ku-klux-klan e dintorni, quindi è particolarmente importante che siate arrivati a questa decisione. Rappresentate una punta avanzata di distruzione dei connotati anti democratici, antilaici, anti liberali della storia degli Stati Uniti». «Quanto è accaduto nel New Mexico - dice la vice presidente del Senato Emma Bonino - è una nuova partenza affinché la pena di morte venga abolita ovunque sia adottata». Si unisce a questa battaglia di civiltà anche il capo dello Stato, Giorgio Napolitano che, in un messaggio indirizzato a Sergio D`Elia, segretario di "Nessuno tocchi Caino", scrive tra l`altro: «Avverto il dovere di unire la mia voce a quella di quanti continuano a battersi per l`inviolabilità della vita e contro la cultura della morte». E` la Cina a condurre la triste classifica delle condanne a morte (5000 nel 2008), seguono l`Iran (346), l`Arabia Saudita (102), la Corea del Nord (63), gli Usa (37), il Pakistan (36), l`Iraq (34), il Vietnam (19), l`Afghanistan (17), il Giappone (15). Dalla Cina arriva comunque una notizia consolante. «Taglieremo le esecuzioni, commuteremo le sentenze capitali in pene detentive», annuncia il vice presidente della Corte suprema del popolo, Zhang Jun.





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