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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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L'EGITTO VARA LA LEGGE. DOPO IL TERZO FIGLIO TUTTO A CARICO DELLA FAMIGLIA

L'Unità - 4 agosto 2009 Oggi nel Paese nasce un bambino ogni 27 secondi. Troppo. Così Moushira Khattab, ministro della Famiglia ha presentato la proposta ora in discussione al Parlamento. Il problema delle zone rurali dove ancora oggi le donne fanno dai 7 agli 11 figli. Ma infuria la polemica di Bianca Di Giovanni Tra le donne del piccolo paesino di Simbalaween, sul delta del Nilo, non si parla d'altro. «Io non ho soldi, ma almeno ho avuto i figli», dice Fathma Gaffar, povera ma orgogliosa della terza nipotina, Nermin, venuta la mondo solo 40 giorni fa. «Ho partorito quattro volte, grazie a Dio. Due maschi e due femmine. Se il cielo avesse voluto - sospira - di figli ne avrei fatti anche di più». Si capisce che a Fathma non va tanto giù l'ultima legge presentata in Parlamento dalla ministra della Famiglia Moushira Khattab. Un testo che sta già infiammando il Paese, con i Fratelli musulmani che «incendiano» le moschee e le aule parlamentari. Il termine ultimo per il varo definitivo è il primo settembre: più si avvicina, più la tensione aumenta. La norma prevede che al quarto figlio si perdano tutti i contributi economici pubblici. Sanità, istruzione, sgravi fiscali: tutto cancellato. Chi farà il quarto figlio dovrà pagare tutto di tasca propria. L'intento è quello di fermare l'esplosione demografica che ormai da cinque lustri sta sconvolgendo l'Egitto. Nel 1985 la popolazione si fermava a 40 milioni: oggi è il doppio. Metà degli egiziani ha meno di 25 anni, e ogni anno si affaccia sul mercato del lavoro un milione di giovani in cerca di attività. Un flusso inarrestabile, che potrebbe portare la popolazione in poco tempo a 160 milioni di persone. Una cifra impressionante, in un Paese che vede nella famiglia numerosa uno dei suoi valori fondamentali. Molti figli, ma ancora molta povertà (circa il 70% della popolazione vive nell'indigenza) e arretratezza (il tasso di alfabetizzazione nella popolazione al di sopra dei 15 anni si fermava al 60% nel 2005). Lo sviluppo è riuscito a dimezzare il tasso di mortalità infantile dal 2000 ad oggi. Ma non è ancora riuscito a fermare la voglia di figli delle donne egiziane. Nelle aree rurali ogni donna fa 7-8 figli, con punte di 11. Solo nelle gigantesche megalopoli come il Cairo e Alessandria la contraccezione ha preso piede. Molte donne scelgono di farsi chiudere le tube dopo le prime gravidanze: un metodo meno costoso della pillola e più sicuro di altri sistemi. Anche a Simbalaween molte giovani hanno già deciso di non superare il limite dei tre figli. «La vita costa troppo - spiegano -. Non ce li possiamo permettere». Ma la contraccezione si infrange ancora troppo spesso contro il muro delle tradizioni più radicate. E la popolazione non si ferma. Riuscirà a costruire la sua «diga» la coraggiosa ministra Khattab? «E una donna di polso, molto determinata, che sa coniugare il punto di vista della sua gente con il mondo di oggi». Così Emma Bonino, che condivise con la Khattab la battaglia contro l'infibulazione. «In quell`occasione fece una vera campagna - spiega Bonino - battendo il Paese villaggio per villaggio, e riuscendo a infrangere il tabù che circonda quella pratica. E riuscita a parlare al cuore delle donne». In effetti per la Khattab parla la sua storia. È stata ambasciatrice in Sud Africa, e poi presidente del Consiglio nazionale per i diritti dell'infanzia e delle donne madri in Egitto. E anche membro del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dei bambini. Per gli egiziani è una vera personalità: rappresenta quell'avanguardia che spesso nei Paesi del Terzo Mondo riesce a traguardare risultati inattesi. Da sempre è appoggiata sia dal presidente Hosni Mubarak, che da sua moglie Suzanne. Stavolta però la coppia presidenziale è apparsa abbastanza distante. Nell'infuruiare delle polemiche, il rais non ha rilasciato dichiarazioni. Suzanne, intervistata dalla Tv di Stato, ha replicato laconica: «La questione è in mano al Parlamento». La Khattab appare isolata nella sua trincea progressista, sotto il fuoco di fila di attacchi sempre più duri, spesso rivolti anche alla sua persona (accade sovente a ministri donne). Accusata di non comprendere il valore della maternità, spiega che anche lei ha dei figli, due ragazze, ma si è fermata a due e le ha fatte studiare. Soffiano sul fuoco fondamentalista i Fratelli musulmani, che giudicano la legge contraria alla Sharia'a. «E haram (non consentito dal diritto islamico, ndr)», hanno gridato in Parlamento quando è iniziata la discussione. La Khattab ha mandato in aula il suo vice a confrontarsi con le schiere opposte. La discussione si è tanto surriscaldata, che i parlamentari sono arrivati a togliersi le scarpe, minacciando di tirarle contro gli avversari. Il presidente dell'Assemblea è stato costretto a sospendere la seduta, ed ha concesso tempi più lunghi del previsto per consentire una riflessione più pacata. Ma gli Imam, i leader religiosi, non si placano. Anche se dall'Università al-Azhar, il principale centro islamico sunnita, non sono giunte indicazioni chiare. Gli interpreti del Corano non prendono posizione: non promuovono e non condannano. La ministra dal canto suo replica a suon di interviste. «In Egitto oggi nasce un bambino ogni 27 secondi. Troppo - ha dichiarato alla Tv di Stato -. E' proprio nelle zone più povere che la popolazione cresce di più. Spesso i bambini restano senza cure e senza istruzione: vengono mandati dai genitori a lavorare nei campi, o nelle fabbriche, fin da piccoli». Di fronte a questo - argomenta la Khattab - è meglio avre meno figli e curarli. Con il limite a tre sarà più facile, sia per le famiglie che per lo Stato. Alcuni importanti organi di stampa hanno rilanciato le posizioni del ministero con grande enfasi. Il settimanale Al-Ahram Hebdo ha pubblicato una copertina dal titolo molto indicativo: Un minuto= 3 bebé. Tre bimbi al minuto: questo il ritmo di crescita della popolazione egiziana. «Se la crescita demografica avanza più velocemente di quella economica - scrive il settimanale - la ricchezza pro capite diminuisce. Con i dati sulla crescita demografica che abbiamo, il calo del 4 per mille che il governo si era dato come obiettivo non sembra risolutivo. Una goccia d'acqua in uno tsunami demografico». I numeri dicono tutto. Ma purtroppo non «parlano» alle famiglie egiziane, che continuano a fare del numero di figli «una questione d'onore», scrive ancora il settimanale. Onore per gli uomini e per le donne. «Solo al settimo figlio sono riuscita ad avere un maschio racconta Aisha Mustafa, un'altra «nonna» di Simbalaween - Se ci fosse stata questa legge non l'avrei avuto». Per molti cancellare gli aiuti pubblici al quarto figlio non è altro che l'ennesima ingiustizia sociale: un altro problema per i poveri, mentre i ricchi potranno fare come desiderano. E questo l'argomento più insidioso per la giovane ministra: l'accusa di «elitarismo». Ma la Khattab sa bene che la battaglia del controllo demografico è troppo importante per non essere combattuta. Anche stavolta dovrà parlare al cuore delle donne per arrivare al traguardo. Il personaggio L'ambasciatrice delle donne che ha combattuto l'infibulazione Moushira Khattab ha studiato prima al Cairo poi negli Stati Uniti. È stata ambasciatrice in Sud Africa e in Cecoslovacchia. Come dire: conosce il mondo. Ma soprattutto conosce il suo Paese, dove ha combattuto parecchie battaglie in nome delle donne e dei bambini. Prima di diventare ministra per la Famiglia in Egitto, è stata Segretario generale per l'Infanzia e la Maternità del suo Paese e vicepresidente del comitato Onu per i diritti dell'infanzia. Nel 2003 organizzò al Cairo una conferenza per denunciare le mutilazioni genitali a cui vengono sottoposte molte donne in Egitto. Partecipavano anche delegati di 28 paesi arabi e africani dove la pratica è diffusa, nonché esperti internazionali. Si è sostenuto che la circoncisione è un'indegnità per la donna, ha come risultato malattie e traumi psichici e non trova alcun fondamento nei testi religiosi islamici. In quell'occasione presentò due iniziative. In primo luogo quella di promuovere una legislazione che stabilisca criteri per valutare il danno prodotto alle ragazze circoncise e per decidere il risarcimento dovuto. Poi l'avvio di una campagna di educazione volta a scoraggiare tale pratica.





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