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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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RADICALI: SATYAGRAHA "TRANSNAZIONALE" PER LE DONNE AFGANE

di Dimitri Buffa Oltre 5180 persone da 100 paesi di tutto il mondo parteciperanno oggi al grande Satyagraha radicale per le donne afghane e i loro diritti conculcati ormai da un quarto di secolo. Un numero impressionante di cosiddetti vip, 196, da tutto il mondo, da Franco Battiato e Caterina Caselli, da Zeudy Araya e Severino Antinori, da Lucia Annunziata a Moni Ovadia, da Anna Kanakis al principe del Laos in esilio Sauryavong Savang, da Felipe Gonzales a Shen Tong già leader del movimento di piazza Ten An Men, senza dimenticare Mara Venier, Lina Wertmuller, Marco Taradash, Roberta Tatafiore, Platinette, Nicola Pietrangeli, Stella Pende o Trinidad Jimenez, vicepresidente dell'internazionale socialista, un altrettanto impressionante numero di senatori, 96, di deputati 241, di deputati europei, 123, di sindaci e consiglieri comunali, 136, di membri in carica di vari governi, 16, da oggi si prenderanno la briga di digiunare un giorno per le povere donne afghane, a parole incluse nei "pour parler" del nuovo governo d'Afghanistan, nei fatti prese ancora a bastonate in diretta tv per le strade di Kabul dagli uomini più retrivi e infami dell'Alleanza del Nord. Una mobilitazione del genere è un evento politico che mentre all'estero produce quasi cinque minuti di diretta Bbc per Emma Bonino, in Italia a malapena porta a dieci secondi di menzione distratta in un TG1 della sera. Forse, come hanno spiegato sarcasticamente gli stessi Pannella e Bonino nella conferenza stampa tenutasi ieri a Largo Argentina, alla presenza del segretario dei Radicali italiani Daniele Capezzone e dei due presidenti Rita Bernardini e Luca Coscioni (ma c'erano anche il tesoriere Danilo Quinto e il segretario di "Non c'è pace senza giustizia" Sergio Stanzani), perché anche in Italia esistono i talebani. Anzi quella variante etnico-religiosa dei "vaticani-talebani" molto impegnati in queste settimane a esorcizzare il maligno che a parere loro si nasconderebbe in queste recenti scoperte scientifiche che stanno portando finalmente alla clonazione terapeutica dei tessuti umani e quindi in prospettiva alla cura di malattie che vanno dal Parkinson del Papa, all'Alzheimer di Cassius Clay, passando per il diabete del compianto Bettino Craxi e per la sclerosi laterale amniotrofica di Luca Coscioni. Proprio l'altro ieri il parlamento europeo in tal senso ha fatto "harakiri", come ha detto la Bonino nel suo intervento, bocciando dopo un anno di discussione le proposte proibizioniste del relatore Publio Fiori in materia di genetica e lasciando così la ricerca in Europa in mezzo al guado. "Con il paradosso che in Italia con i soldi pubblici non si possono finanziare ricerche e esperimenti sugli embrioni, ma in Inghilterra invece sì, magari proprio con gli stessi fondi italiani che confluiscono nel calderone europeo. Insomma diamo i soldi all'estero per finanziare quanto si proibisce in Italia.."Le donne italiane hanno un motivo in più per aderire a questo "satyagraha" - ha detto infatti la Bonino - perché lottando per le sorelle afghane in parte lottano anche per sé stesse, che in Parlamento sono poche e al governo ancora di meno". I radicali che da soli riescono a mettere d'accordo su uno stesso ideale più governanti, ministri, deputati, senatori, diplomatici di quanti mai ci sia riuscito l'Onu in 50 anni, hanno così la loro rivincita su quei media che li ignorano. Come ha giustamente ricordato proprio il segretario Daniele Capezzone rivendicando il fatto che "la nostra ideal politik è fatta di apparenti utopie che hanno invece una concretezza": quella dei diritti civili e dei tribunali internazionali contro i crimini per l'umanità, come quello che proprio la stessa Bonino sta tentando di far nascere portando da 47 a 60 le ratifiche necessarie da parte dei vari stati mondiali. "E se oggi Milosevic è sotto processo e il Kossovo si sceglie democraticamente un proprio governo - dice Capezzone - questo lo si deve alla tenacia con cui abbiamo bombardato di informazione, di legalità e di democrazia chi questi valori non ha mai conosciuto". Tutto il contrario dei metodi cinici da pseudo real politik portati avanti tra colpi bassi e astrazioni di potere da molti stati europei, tra cui la stessa Italia. Così oggi per l'Italia può essere un grande giorno, se digiunano insieme Mir Wahis Zaher, il figlio dell'ex re di Afghanistan Zahir Scià, e Wei Jinsheng, massimo rappresentante della dissidenza cinese. Entrambi in esilio in Italia, entrambi sotto le bandiere dei radicali italiani. O se questa manifestazione per i diritti delle donne afghane (e non solo, come abbiamo visto) può riunire Chicca Scarabello Falcone, presidente della Federazione delle associazioni Italia-Israele e numerosi scrittori del mondo arabo, tra cui l'egiziano Nawal Saadawi. O se l'ex segretario dell'Onu Boutros Boutros Ghali digiunerà idealmente a fianco del premio nobel Rita Levi Montalcini. Senza cedere alla retorica si può ben dire che l'Ong partito radicale transnazionale, che l'altro anno di questi tempi rischiò persino di essere espulsa dalle Nazioni Unite, è riuscita in questa occasione a fare da sola e in due settimane di più di quanto la stessa Onu sia riuscita a fare negli scorsi cinque-dieci anni. Questo vorrà pure dire qualcosa di politico e non di folkloristico, anche se i giornali italiani e le tv pubbliche e private relegano questo satyagraha nelle brevi di colore o nei riempitivi dei Tg.





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