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BONINO: L'ATTACCO DI BERLUSCONI? CERCA UN CAPRO ESPIATORIO IN EUROPA

Il Piccolo - 4 settembre 2009 di Roberta Giani Trieste - "Meglio il malumore del premier italiano che il rifiuto dell'europarlamento". Silvio Berlusconi, attaccando commissari e portavoce europei, cercava un "capro espiatorio". Ma José Manuel Barroso, avendo un gran bisogno dei voti di Pse, Verdi e Liberali, non poteva far finta di nulla. Non stavolta. Parole di Emma Bonino, ex commissaria europea, oggi vicepresidente del Senato. Vicepresidente Bonino, Barroso difende i portavoce della Ue. Fa bene? Certo, perché nel merito come nella forma il servizio del portavoce ha semplicemente svolto il suo compito, vale a dire informare l'opinione pubblica di un atto dovuto della Commissione europea in un settore di sua competenza, in questo caso dell'asilo politico, con una richiesta di chiarimento ad uno Stato membro. Se l'aspettava che Barroso intervenisse in questo modo e in questo momento? Francamente Barroso non è stato sempre così rigoroso e tempestivo nella difesa dell'istituzione che rappresenta e dei suoi interessi. In più, essendo da mesi in campagna elettorale per il rinnovo del suo mandato, spesso ha "glissato" pur di non contrariare qualche capo di stato o di governo, magari di peso... E perché stavolta non l'ha fatto? Non dimentichiamo che tra poco il Parlamento europeo dovrà prendere la sua decisione e, a questo punto, credo che Barroso tema più un rifiuto di quest'ultimo che un malumore di Berlusconi che è stato il primo, addirittura un anno fa, a sostenere la sua conferma. E il Parlamento europeo non può che essere favorevole ad una difesa d'ufficio di Barroso dell'operato della Commissione invece di vederlo chinare la testa di fronte agli strali di Berlusconi. Soprattutto per il voto del PSE, dei Verdi e dei Liberali di cui Barroso ha grande bisogno. Quali conseguenze può comportare, a livello europeo, lo scontro innescato da Berlusconi? Dal punto di vista tecnico nessuno perché la Commissione, in quanto custode dei Trattati, non può certamente cambiare modus operandi perché glielo chiede un capo di governo nervoso. Dal punto di vista politico se lo scontro si smorza e l'Italia dimostra di voler seriamente mettere sul tavolo del Consiglio la questione immigrazione allora questa situazione di crisi può diventare un'opportunità. In che senso? Da federalista convinta sono sempre stata favorevole ad un'autentica politica comune dell'immigrazione, inquadrata in una visione a lungo termine con il rispetto dei diritti fondamentali e della dignità umana come fattore centrale. Peccato che finora gli Stati membri non abbiano dimostrato alcun interesse a mettere in comune questa politica pur di non rinunciare a qualche loro ulteriore spezzone di sovranità. Non è sbagliato , allora, che il governo italiano invochi una politica comune? Assolutamente no. A patto, però, di non invocare invano l'Europa per delle competenze che non ha - come accade oggi, anche su altri temi come quello del sovraffollamento delle carceri - ma lavorando sodo ad un'azione politico-diplomatica per trovare il necessario appoggio da parte di altri Stati membri che, non dimentichiamocelo, già si sono fatti carico di un fardello molto superiore all'Italia per quanto riguarda immigrati che hanno ricevuto lo status di rifugiati. Visto che il Trattato di Lisbona prevede una messa in comune delle politiche di gestione dei flussi migratori, se entrasse in vigore una politica comune in questo settore diventerà finalmente possibile. Tornando all'atto di Berlusconi, come se lo spiega? Molti ritengono che alla base dell'attacco ci sia un certa dose di ignoranza del diritto comunitario e del funzionamento delle istituzioni europee. Cosa che sarebbe abbastanza stupefacente venendo da qualcuno che ha svolto il ruolo di presidente di turno dell'Ue, è stato più volte Premier e perfino Ministro degli Esteri ad interim e parlamentare europeo. Le istituzioni europee possono essere criticate ovviamente - e lo sono continuamente a dire il vero - ma penso più credibile che Berlusconi abbia fatto ricorso all'Europa in chiave di "capro espiatorio". Non è una novità: tutti i governi, italiani e non, hanno questa cattiva abitudine. Ma mai come adesso l'Europa è stata messa così in discussione - a volte in maniera anche offensiva - mentre il processo d'integrazione europeo ha sempre coinciso, storicamente, con il nostro interesse nazionale. Anche oggi l'Italia ha bisogno di più Europa, non meno. Crede che Berlusconi appoggerà la ricandidatura di Barroso? Penso di sì, ma resta il problema della trasparenza e come si formerà il consenso sull'intero pacchetto di nomine: non solo per la carica di presidente della Commissione ma anche del nuovo presidente dell'Ue e dell'Alto rappresentante per la politica estera nel caso l'Irlanda dovesse approvare il Trattato di Lisbona. Come sempre, finora tutte le trattative - che come è evidente sono in corso da tanto tempo - si sono svolte in un regime di grande opacità. Chi sarà, a suo avviso, il nuovo commissario italiano? Bella domanda, ma nessun governo brilla per trasparenza.





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