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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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PER LE DONNE AL POTERE A KABUL, EMMA FA DIGIUNARE DESTRA E SINISTRA

L’understatement non è una virtù dei radicali, e così il digiuno di oggi lo hanno chiamato “Primo satyagraha mondiale”. Altro che Gandhi, insomma: il Mahatma si limitava all’India, mentre la “grande anima” nostrana Marco Pannella ora vuole fondare nientepopodimenoche la “Organizzazione mondiale per la democrazia”, da contrapporre all’Organizzazione mondiale del commercio odiata dai no global. Però, in effetti, Emma Bonino può essere orgogliosa del consenso che è riuscita a coagulare attorno alla sua semplice, concreta proposta: il maggior numero di donne possibile nel nuovo governo dell’Afghanistan. Nel giro di sole due settimane sono arrivate adesioni prestigiosissime. Oggi anche l’ex segretario dell’Onu Boutros Boutros Ghali e cinque premi Nobel (la nostra Rita Levi Montalcini e tre per la Pace: Rigoberta Menchù, il vescovo desmond Tutu e l’irlandese Corrigan McGuire) si limiteranno a bere tre spremute d’arancia: unica alternativa permessa agli storici tre cappuccini con due cucchiai di zucchero degli scioperi della fame radicali. La lista dei digiunatori è sterminata: cinquemilacinquecento persone in centodue paesi, e cinquecento parlamentari di venti nazionalità. Ci sono ex premier (la pakistana Benazir Bhutto, Felipe Gonzales, Mario Soares), ministri in carica (i francesi Bernard Kouchner e Jack Lang, i titolari degli esteri di Croazia, Albania, Cipro, e poi Svezia, Finlandia, Ghana), il premier del governo tibetano e il principe del Laos in esilio, il figlio del re dell’Afghanistan, i dissidenti cinesi Wuer Kaixi (leader di Tien an men) e Wie Jingsheng, gli scrittori israeliani Abraham Yehoshua e David Grossman, il palestinese Sari Nusseibeh, e infine artisti: Bernardo Bertolucci, Claudia Cardinale, Bianca Jagger, Vasco Rossi, Franco Battiato, Zeudi Araya, Alba Parietti, Beppe Grillo, Luciana Littizzetto… Tutti rigorosamente bipartisan (ma i radicali dicono “trasversali”, e lo sono da trent’anni), cosicché in Spagna digiunano assieme il comunista Nicolas Sartorius, il filosofo Fernando Savater e il segretario del Ppe Alejandro Agag. Stessa apparente unanimità anche in Italia: si va da Fausto Bertinotti a Isabella Rauti, passando per Walter Veltroni, Giovanna Melandri, il generale Franco Angioni (Ds), Rosy Bindi, Stefania Craxi, Carlo Taormina, il segretario di FI Roberto Antonione (feeling nato dall’Usa day), parecchi An e perfino il leghista Mario Borghezio. Insomma, dopo le brucianti sconfitte elettorali i radicali risorgono nel campo a loro più congeniale: “trans” pure quello (guai a dire “internazionale”). La Bonino raccoglie i frutti del proprio incessante peregrinare da un continente all’altro, mai smesso neanche dopo la fine del mandato come Commissario europeo. Fu la prima a protestare quando i talebani si impadronirono di Kabul cinque anni fa, per qualche anno fu l’unica, sabato scorso era a Siviglia per un vertice con le donne magrebine, ieri era a Bonn dalle (poche) donne afghane che partecipano ai colloqui di pace, ora si batte per far nascere quel Tribunale penale internazionale che potrebbe giudicare i simili di Osama bin Laden: l’8 dicembre sarà a Praga per spingere altri stati a ratificare la Convenzione firmata a Roma nel 1998. Nel frattempo superEmma si è messa, a 53 anni, a studiare l’arabo (inglese, francese e spagnolo li parla già correntemente). Non è un mistero che il suo nome ricorra ogni volta che c’è qualche nomina in mabito Onu o Ue: più apprezzata all’estero che in Italia, ora è in corsa per il posto di responsabile Ue dei Balcani. Ma il ministro Renato Ruggiero sembra preferirle Umebrto ranieri, responsabile ds degli Esteri, anche per bloccare la candidatura del berlusconiano Gianni De Michelis. “Quella di via di Torre Argentina (la via romana della sede radiale) è l’unica cancelleria efficiente d’Europa, altro che Farnesina o Quai d’Orsay”, tuona Pannella. Con qualche ragione, di fronte alla notevole mole di contatti diplomatici che i suoi boys hanno imbastito in poche settimane. Le associazioni “Nessuno tocchi Caino” contro la pena di morte e “Non c’è pace senza giustizia” per il Tribunale internazionale hanno conquistato credibilità in tutto il mondo: ormai basta che alzino il telefono o mandino un’e-mail per arruolare affezionati vip in una qualsiasi delle innumerevoli battaglie umanitarie radicali. Dalla vedova di Sacharov Elena Bonner ai leader ceceni democratici (coi quali Vladimir Putin ha finalmente accettato di trattare), dal Dalai Lama agli esuli vietnamiti e cubani, dagli omosessuali egiziani agli indipendentisti kosovari, non c’è “combattente per la libertà” che non abbia avuto, prima o poi, superEmma al suo fianco. Questa volta è il turno delle donne afghane.





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