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NON LASCIARE KABUL

L'Opinione - 23 settembre 2009 Un ritiro è da irresponsabili, l'Afghanistan non è ancora autosufficiente di Valter Vecellio Prima e dopo il funerale solenne dei sei caduti di Kabul, non è mancato chi ha invocato il ritorno a casa dei militari italiani. In particolare il leader della lega Umberto Bossi, dimentico d'essere un ministro della Repubblica, e Antonio Di Pietro; conferma, ennesima, che il virus della demagogia, colpisce indifferentemente destra o a sinistra. Come ha detto il vice-presidente del Senato Emma Bonino, "ognuno parla ai suoi elettori, convinto che poi nessun altro legga quelle dichiarazioni ma, in un mondo globale, non funziona così". Le dichiarazioni di Bossi del ministro Bossi - in un battito di ciglio sono state tradotte e hanno fatto il giro del mondo arabo. Quando si ricoprono cariche istituzionali bisognerebbe contare fino a mille, prima di aprire bocca, e poi tacere. Augurarsi che l'Afghanistan possa amministrarsi da solo, con le sue forze, è pleonastico. Non c'è persona ragionevole che non se lo auguri; tuttavia non basta desiderare fortemente una cosa perché si realizzi. Il problema del poter venir via o meno degli occidentali evidentemente dipende dalle condizioni date, non si può risolvere in termini ideologici. Soprattutto bisognerebbe, capire una volta per tutte, che la credibilità istituzionale di un paese è uno degli elementi più importanti in politica estera. In questi giorni si torna a parlare di una Conferenza Internazionale sull'Afghanistan; la chiedono Angela Merkel, Gordon Brown, Nicolas Sarkozy. Un'idea era stata lanciata dall'Italia, prima ancora del G8; il problema è evitare che la Conferenza si risolva in fotografie e sorrisi. Parlare, per esempio, di un semplice rafforzamento militare significa non rispondere ai problemi che nel frattempo in Afghanistan sono enormemente cresciuti e incancreniti. Occorre insomma evitare che la futura Conferenza sia una stanca ripetizione delle Conferenze sull'Afghanistan già tenute a Bonn, a Londra, L'Aja e Parigi: un incontro inutile tra "donatori" e quanti hanno truppe sul campo. L'Afghanistan da solo, e dall'interno, non si stabilizza, è di tutta evidenza; non ne ha le forze, la capacità. E` dunque fondamentale un approccio "regionale", certamente complicato dal fatto che tra questi "vicini" ci sono paesi come Iran e Cina. Ma così è, anche se non ci piace. Una cosa è comunque chiara: andarsene ora equivarrebbe a lasciare campo libero a ulteriori violenze e caos. A nessuno che guardi all'Afghanistan con l'ottica della consapevolezza e della responsabilità internazionale può venire in mente di dire: andiamocene. Abbiamo forse già dimenticato l'Afghanistan dei Talebani che vietavano perfino che i bambini giocassero con gli aquiloni, non tolleravano la musica e mortificavano le donne imponendo loro il burqa e impedendo di andare a scuola? Quell'Afghanistan che era la base operativa di quell'Al Qaeda che pianificò e organizzò le stragi alle Twin Towers di New York e al Pentagono?





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