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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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KABUL, DONNE DI NUOVO IN FILA PER L'ISCRIZIONE ALL'UNIVERSITA'

Le donne afghane possono, da ieri, iscriversi nuovamente all'università di Kabul. In moltissime - coperte dai burka oppure no - hanno risposto all'appello del rettore dell'ateneo, Mohammad Akhbar Aqib, che attraverso la radio e la televisione, anch'esse «resuscitate» da quando l'Alleanza del nord ha cacciato i taleban dalla quasi totalità del territorio afghano, le ha esortate a tornare a studiare. E anche se i corsi non riprenderanno prima di gennaio, le iscrizioni si sono aperte a sei anni di distanza da quando, preso il potere, gli integralisti islamici vietarono nel modo più assoluto alle donne di studiare, lavorare, avere una vita minimamente autonoma. La prima a iscriversi, ieri, è stata Farida Avzali, 21 anni. Alle 9 locali, si è presentata dal rettore e si è riiscritta all'università: vuole diventare insegnante di inglese. Giubbotto di pelle e gonna viola, sciarpa sui capelli, accompagnata dal padre, era molto emozionata. Farida come le altre, in fila davanti al rettorato, raccontano la loro disperazione passata, la speranza e le aspirazioni di oggi. Seppure, sempre, con grande prudenza: non tutte si fidano fino in fondo dei mujaheddin. Anche da parte loro, in passato, le donne hanno subito violenze ed esclusioni. Sul futuro, non molte scommetterebbero. Intanto, Emma Bonino, ex commissaria europea e leader radicale, ha accusato proprio l'Alleanza del Nord di privare le donne afghane dei loro diritti e di essere anche loro, dopo i taleban, «oppressori delle donne e misogini convinti». Bonino ha parlato ieri con altri leader radicali in una conferenza stampa a Roma nella quale è stato annunciato uno sciopero della fame dei radicali a sostengo di una «consistente» rappresentanza di donne nel prossimo governo dell'Afghanistan: è questa - è stato detto - la richiesta dei radicali italiani all'Onu ed ai paesi mediatori della pace, mentre a Bonn si sta decidendo il futuro assetto politico afghano. «Per due volte nel giro di pochi giorni», ha ricordato Bonino, i mujaheddin dell'Alleanza del nord, i nuovi padroni di Kabul, «hanno rifiutato a una organizzazione di donne il diritto a manifestare».





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