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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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"ORA PENSIAMO IN GRANDE. ALLA DIFESA E ALLA POLITICA ESTERA..."

L'Unità - 4 ottobre 2009 La vicepresidente del Senato: l'Europa non si limiti ad essere una Svizzera un po’ più ampia. Ma trovi l'unione politica di Gabriel Bertinetto A colloquio con la vicepresidente del Senato Emma Bonino, ministra per le politiche europee nel governo Prodi. Quali effetti provocherà il voto irlandese sul processo di integrazione europea? «Pur non essendo superentusiasta dei contenuti del trattato, il sì irlandese è importante. Potrebbero ora, spero, venire meno i veti ceco e polacco. Ma soprattutto l’approvazione toglie un alibi all’inerzia della politica europea. Ora dobbiamo affrontare alcune questioni di fondo, la risposta alle quali indicherà se l’Europa vuole essere qualcosa di più di una grande Svizzera». Vale a dire? «La Ue può ridursi ad una zona di relativa prosperità comune, ma tenendosi fuori dalle grandi scelte a livello internazionale. In questo diventerebbe simile ad una maxi-Svizzera. Temo sia quella la direzione che molti vorrebbero prendere. Invece è il momento di puntare ad una politica estera comune, un servizio diplomatico integrato, una difesa europea. Globalmente i 27 spendono 200 milioni di dollari l’anno per gli eserciti nazionali. È un budget enorme, ma essendo frammentato in tanti pezzetti, le missioni di peacekeeping cui partecipiamo risultano meno efficaci di quello che sarebbe se avessimo un’unica struttura militare sovranazionale». Nel 2008 in un altro referendum sullo stesso tema in Irlanda vinsero i no. Nelle elezioni europee in giugno gli euroscettici hanno guadagnato consensi. Il voto di venerdì è in controtendenza. Sta cambiando il vento? «Credo che gli irlandesi, travolti dalla crisi economica, abbiano compreso che in un mondo globalizzato, soprattutto nei momenti difficili, è meglio stare in un agglomerato regionale anziché andare da soli chissà dove». La bocciatura della Costituzione europea, la lentezza delle adesioni al trattato di Lisbona, hanno generato l’idea dell’Europa a due velocità: chi vuole avanzare più rapidamente verso l’integrazione lo fa senza aspettare gli altri. È la strada giusta? «Certamente con il metodo delle decisioni unanimi, ora che siamo 27, non si va lontano. L’Europa è già di fatto a due velocità. Non esiste forse un triumvirato franco-anglo-tedesco i cui membri sono legati da un meccanismo di consultazione rafforzata e firmano assieme documenti sull’Afghanistan o sulG-20? È una super-Europa non codificata, una realtà opaca, di cui però si vedono gli effetti. Ma la doppia velocità esiste anche di diritto e non solo di fatto, rispetto all’euro, visto che solo una parte dei 27 condivide una moneta comune. In futuro potrebbe accadere lo stesso circa l’adesione a una politica estera o di difesa comuni. Importante è però non perdere di vista il traguardo finale, che per me, federalista e spinelliana, rimane l’unione politica».





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