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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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>> Il Secolo d'Italia


LA BONINO GRAN TESTIMONIAL DELLA TURCHIA IN EUROPA: "CI GIOCHIAMO LA CREDIBILITA'"

Il Secolo d'Italia - 7 ottobre 2009 di Annamaria Gravino In gioco ci sono il processo riformista turco, la possibilità di stabilire nuovi equilibri geopolitici nell`area del Medio Oriente, le opportunità economiche, ma anche - e forse in questa fase soprattutto - la credibilità dell`Unione europea. Perché con Istanbul l`Ue ha preso un impegno formale volto a sostenerne la volontà di diventare Paese membro e «se non manteniamo questo impegno, se perdiamo questa credibilità nessun altro si siederà più al tavolo con noi». A chiarirlo è stata il vicepresidente del Senato Emma Bonino, che nel suo ruolo di membro della Commissione indipendente sulla Turchia, ieri a Roma, ha presentato il rapporto "Turchia in Europa: rompere il circolo vizioso". Con la Bonino c`erano il presidente della Commissione indipendente, ex presidente della Finlandia e premio Nobel per la pace, Martti Ahtisaari, un altro membro dell`organismo, l`austriaco Albert Rohan, e il presidente della commissione Esteri di Palazzo Madama, il senatore Lamberto Dini. Il rapporto è il secondo prodotto dalla Commissione, che è formata da «un gruppo di esponenti europei profondamente interessati e impegnati nel processo di integrazione» e che è nata nel 2004 anno in cui l`Europa ha iniziato i negoziati. Un percorso «che allora abbiamo deciso all`unanimità», ha ricordato la Bonino, aggiungendo: «Da qui a dieci anni i leader europei che ora hanno un atteggiamento negativo rispetto alla candidatura della Turchia probabilmente non ci saranno più, perché non c`è nulla di più fragile della politica». Quello che rimarrà, invece, sarà la prospettiva strategica di questa scelta, che oggi - come spiega il titolo del rapporto - è messa a rischio da un circolo vizioso. In estrema sintesi, il documento evidenzia che le esitazioni in seno all`Europa hanno dato «alla Turchia l`impressione di non essere ben accetta, anche in caso - si legge - di adempimento di tutte le condizioni di adesione». II processo riformista che Istanbul aveva perseguito con grande slancio tra il 2000-2005 quindi ha subito una battuta d`arresto, nella quale hanno avuto un ruolo anche la fase di instabilità interna al paese, il blocco di alcuni capitoli del negoziato e più di recente la crisi internazionale, che comunque sul Bosforo è stata sofferta meno che altrove. Il risultato sono state una Turchia che a sua volta è apparsa meno convinta del percorso, faticoso, che stava compiendo e un`Europa che ha registrato questa flessione di impegno con un sempre maggiore scetticismo: un circolo vizioso, appunto. La Commissione indipendente, però, oltre a scattare questa fotografia, ha cercato anche di dare risposte. A una domanda in particolare: c`è, oggi, la possibilità di uscire dall`impasse e ritrovare lo slancio necessario a centrare l`adesione? Ovviamente, i membri della commissione pensano di sì: «Sarebbe davvero irresponsabile - ha inoltre puntualizzato la Bonino - buttare via il processo». Ma bisogna che ognuno faccia la sua parte: «In Europa - ha spiegato l`esponente radicale - i Paesi a favore devono essere più presenti e anche più espliciti, per non lasciare la scena solo ai Paesi contrari»; in Turchia - chiarisce il documento di cui la Bonino è coautrice - bisogna che si persegua la volontà di risolvere alcune questioni aperte e non secondarie. Istanbul deve, prima di tutto, rilanciare processo di riforma, «attraverso - spiega il Rapporto - il varo di una Costituzione, la nomina di un difensore civico, la garanzia effettiva di piena libertà per le organizzazioni religiose, il rispetto dei valori culturali e una più ampia libertà d`espressione». In questa cornice si inseriscono le singole questioni: da Cipro ai diritti dei curdi, dalla situazione degli armeni a «un`azione più decisa» sul tema delle libertà religiose, che sono garantite da tempo ma che per comunità come quella musulmana tradizionale o delle chiese cristiane più piccole non sono affatto scontate, fino agli squilibri economici rimasti in piedi anche di fronte a una crescita che fino al 2008 è stata del 7 per cento all`anno. Su tutto però c`è il tema della volontà politica: «Occorrerà - esorta il Rapporto - un cambio di passo sia fra le leadership europee che in quella turca. I governi europei devono onorare gli impegni assunti e trattare la Turchia con equità e con il rispetto che merita. La Turchia - prosegue il documento - sia a livello di governo che di opposizione, deve incoraggiare i suoi numerosi sostenitori in Europa attraverso un processo di riforme ampio e dinamico, confermando così la volontà e la serietà delle sue ambizioni europee». Tutto questo garantirà alla Turchia l`ingresso nell`auspicata Unione europea? No, perché in partenza questa garanzia non c`è per nessun Paese candidato, nemmeno per quelli dai confini geografici più nettamente europei. «Nessuno può prevedere l`esito del processo di adesione e se l`obiettivo dichiarato potrà essere raggiunto», rilevano gli stessi membri della Commissione indipendente, che però nelle conclusioni ricordano: "Restiamo convinti dei numerosi vantaggi che presenterebbe la convergenza della Turchia con l'Europa e l'eventuale adesione all'Ue di una Turchia trasformata, sia per il Paese che per l'Unione stessa. Gli enormi progressi realizzati da Istanbul in tutti i campi negli ultimi dieci anni sono stati chiaramente legati al suo status di Paese candidato e al relativo processo di adesione. Per garantire un seguito al processo di trasformazione della Turchia, è necessario preservare la sua prospettiva europea".





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