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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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DALLA PARTE DI TUTTE LE BAMBINE

L'Unità - 9 novembre 2009 Si apre oggi nel Burkina Faso la conferenza mondiale per la messa al bando delle mutilazioni genitali. All'Onu il prossimo passo di Emma Bonino Ricordo ancora con emozione quando ho conosciuto alcune donne africane con le quali ho poi stretto amicizia e che mi hanno raccontato della lotta che faticosamente stavano cercando di portare avanti nei rispettivi Paesi da oltre un ventennio, nella più o meno totale clandestinità. Eravamo alla fine degli anni Novanta, avevo da poco portato a termine il mio mandato di Commissaria europea e nonostante mi fossi occupata di Africa per lungo tempo, non mi era mai capitato di scontrarmi con l’evidenza delle mutilazioni genitali femminili, sebbene il fenomeno fosse largamente diffuso nella gran parte degli Stati del continente. All’epoca, infatti, parlare apertamente di questa pratica era impensabile in molte realtà, si trattava di un argomento tabù, gelosamente custodito all’interno delle comunità in nome di tradizioni antichissime spesso confuse con le religioni. La conoscenza dell’incidenza effettiva delle mutilazioni genitali femminili mi colpì nelle viscere per la sua violenza, per la sua portata simbolica di soggiogamento della donna, per le conseguenze nefaste sulla salute psicofisica delle vittime, ma soprattutto per la sua diffusione: due milioni di bambine esposte al rischio di mutilazione ogni anno. La determinazione delle attiviste africane e la loro espressa richiesta di supporto e sostegno, mi convinse della necessità di un impegno di lungo periodo e fu così che con gli amici di Non c’è Pace Senza Giustizia decidemmo di lanciare una campagna internazionale. L’obiettivo della prima fase fu di contribuire a sollevare la coltre di silenzio e superare la concezione che fino ad allora si aveva del fenomeno, esclusivamente affrontato come un problema di carattere socio-sanitario. Grazie all’impegno e alla volontà della first lady egiziana Suzanne Mubarak, nel 2003 le militanti anti-mutilazioni maggiormente impegnate nel contrastare questa pratica si sono ritrovate sedute attorno allo stesso tavolo con i rappresentanti dei rispettivi governi, e per la prima volta si è parlato di mutilazioni genitali femminili come violazione di uno dei diritti basilari della persona, il diritto all’integrità fisica. La partecipazione delle più alte autorità religiose musulmane e copte, ha scardinato l’alibi religioso fino a quel momento usato strumentalmente per giustificare la pratica e di lì a qualche settimana l’Unione Africana ha adottato quello che viene normalmente conosciuto come Protocollo di Maputo, un trattato entrato in vigore nel 2005 che bandisce le mutilazioni genitali come violazione dei diritti umani della donna. La prima Conferenza del Cairo ha però avuto un altro merito importante, quello di abbattere il muro del silenzio, non solo in Egitto ma anche in molti altri Paesi dove il tasso di prevalenza delle mutilazioni era piuttosto elevato e dove l’argomento non era mai stato affrontato pubblicamente. Come spesso accade quando si tratta di conquiste di civiltà e di spazi di libertà individuale, le esperienze altrui possono giocare un ruolo decisivo nel determinare un’accelerazione, ed è proprio quello che è successo in questa campagna. Dopo il 2003 la rete di attiviste locali ha iniziato a fare sinergia, la loro azione di interlocuzione con i governi è diventata più efficace e ad oggi 18 Stati africani sui 28 in si praticano le mutilazioni genitali femminili, hanno adottato una legge che punisce penalmente la pratica e hanno messo in campo campagne d’informazione e di sensibilizzazione. A distanza di quasi un decennio, i risultati complessivamente ottenuti sono eccellenti, l’impegno a tutti i livelli si è moltiplicato e continua a crescere il numero di Paesi che scelgono di dotarsi di un quadro legislativo di prevenzione e sanzione. Nel corso della seconda Conferenza del Cairo, che si è tenuta nel dicembre del 2008 grazie al contributo del governo italiano, tutti i partecipanti, governativi e non, hanno preso atto dei considerevoli passi avanti compiuti negli ultimi cinque anni e hanno affermato l’intenzione di raddoppiare i propri sforzi. E’ ormai evidente l’esistenza di una volontà generalizzata di creare le condizioni politiche per sferrare il colpo finale, per arrivare finalmente a sradicare questa pratica una volta per tutte. Il governo italiano, da anni molto attento e sensibile a questa campagna, ha di recente adottato iniziative ai più alti livelli diplomatici affinché la prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvi una risoluzione ad hoc di condanna delle mutilazioni genitali femminili come violazione dei diritti umani e che inviti i governi dei Paesi interessati ad adottare tutte le misure necessarie a contrastare efficacemente il fenomeno. Con questo spirito la first lady del Burkina Faso Chantal Compaoré, ha voluto organizzare con Non c’è Pace Senza Giustizia e con il sostegno della Cooperazione Italiana la conferenza “Dal Cairo a Ouagadougou: verso la definitiva messa al bando delle mutilazioni genitali femminili”, che si aprirà il 9 novembre nella capitale burkinabé. Le first ladies dell’Africa occidentale sono state invitate a partecipare per sancire con la loro presenza l’impegno politico dei rispettivi Paesi a cooperare affinché le mutilazioni genitali diventino al più presto solo un brutto ricordo. Mentre fervono i preparativi per questo evento, le attiviste di tutta la regione cominciano ad arrivare in una torrida e caotica Ouagadougou, dove i venti degli ultimi giorni hanno colorato il cielo e le strade di sfumature rosso-arancio e dove le donne burkinabé sfrecciano a tutta velocità sui loro scooters, lasciando dietro di sé nuvoloni colorati che si mescolano alle mille tinte dei loro abiti tradizionali.





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