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LA GUERRA DELLE DONNE COL BURQA O I JEANS

di Ketty Areddia MILANO - Burqa. È diventato il simbolo universale di ogni negazione dei diritti della donna, il simbolo di un popolo, l'Afhanistan, "stuprato e brutalizzato", come ha detto Margherita Boniver, sottosegretario agli Affari Esteri nel suo intervento al convegno Burqa o blue jeans: la guerra delle donne non finisce mai, tenutosi al Circolo della stampa di Milano. Proprio i blue jeans, considerati invece l'emblema dell'emancipazione occidentale, dopo una sentenza della Cassazione recentemente annullata, hanno rappresentato per le donne italiane un ennesimo affronto alla loro libertà e dignità. "Non è concepibile in un paese che si dice democratico - ha ricordato il sottosegretario - che una donna che va a denunciare una violenza si veda derisa e non tutelata perché i blue jeans 'sono di per sé stessi una corazza'. Sono esempi di idiozia e violenza". Al convegno sui diritti delle donne del mondo partecipano quasi esclusivamente donne. E anche gli interventi sono tutti femminili, quelli di signore che hanno vissuto gli anni Settanta e le lotte del femminismo, ancora impegnate nella vita politica e sociale, come l'assessore alle Politiche sociali di Milano, Tiziana Maiolo, Daniela Brancati della Fondazione Bellisario e le giornaliste Anselma dell'Olio, moglie di Giuliano Ferrara, Vera Montanari, direttore di "Gioia" e Marina Terragni, di "IO donna". Tutte concordano nel denunciare che le donne anche in Italia hanno poco potere. Solo il 9 per cento di Parlamento e Governo è colorato di rosa e non siede mai in posti di prestigio. "Non mi sento distante dalle donne islamiche - ha affermato la 'battagliera' Anselma dell'Olio, come l'ha definita Margherita Boniver -. Dobbiamo respingere la persecuzione della donna islamica, ma anche quella perpetrata nei nostri confronti". Dell'Olio, però attribuisce delle responsabilità alle stesse donne: "Non abbiamo il potere che meritiamo, perché non facciamo branco. Nemmeno il movimento femminista ha sfiorato il problema: spesso noi donne ci mettiamo le une contro le altre". Non è del tutto d'accordo Daniela Brancati, che sottolinea:: "Non siamo sempre allo stesso punto. Abbiamo conquistato molto per le nostre figlie". E aggiunge: "Dobbiamo però stare attente a non cedere di un passo agli atteggiamenti o alle affermazioni maschiliste, come 'Eh, grande civiltà quella del burqa', detto con un risolino ironico". Emma Bonino, impegnata nel Satyagraha mondiale di digiuno e non violenza, ha inviato un messaggio alle colleghe: "Dopo l'11 settembre bisogna ammettere che la globalizzazione dei diritti e della libertà e della democrazia sono l'unica condizione di stabilità e di sicurezza per tutta la comunità internazionale. Noi chiediamo una rappresentanza femminile nel provvisorio governo afgano, non come riconoscimento simbolico delle offese subite dalle donne in Afghanistan, ma come condizione necessaria per la riforma, la modernizzazione e la civilizzazione del sistema politico di quel paese". Il digiuno "di signore troppo pasciute e satolle, che si esercitano nelle varie diete per dimagrire", è duramente criticato dalla sociologa Ida Magli: "È un affronto per i popoli che digiunano perché hanno troppo poco da mangiare". Il pensiero corre ai popoli della Somalia, della Libia, dell'Iran, dove la lapidazione delle donne adultere è sancita dalla legge. A parlarne è l'unico esponente del sesso maschile, un giornalista di Mediaset, che ottiene la parola "anche se è uomo", come precisa Tiziana Maiolo. Racconta di una donna nigeriana condannata a morte e agli arresti domiciliari, per adulterio. "Verrà lapidata - dice, ma stiamo cercando di mandare appelli da tutto il mondo al presidente della Nigeria, per salvarla".





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