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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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>> Il Corriere della Sera


"MAI PIU' MUTILAZIONI FEMMINILI. ORA L'ONU LE METTA AL BANDO"

Il Corriere della Sera - 12 novembre 2009 di Cecilia Zecchinelli «I risultati ci sono, la lotta nonostante i problemi va avanti. E la prossima tappa è ora la messa al bando definitiva e globale delle mutilazioni genitali femminili con una risoluzione dell'Assemblea generale dell'Onu che verrà adottata, sono convinta, entro la fine del 2010. Con l'appoggio dell'Italia, i governi africani si stanno muovendo». Emma Bonino traccia un primo bilancio della Conferenza internazionale «Dal Cairo a Ouagadougou» che si è svolta lunedì e martedì nell'infuocata capitale del Burkina Faso, uno dei Paesi più poveri ma tra i più impegnati nello sradicare la tortura inflitta ogni anno nel mondo a due milioni di donne e bambine. Sono trascorsi sei anni dall'inizio della grande campagna anti-Mgf lanciata in Egitto dalla Bonino e dalla first Lady Suzanne Mubarak. A Ouagadougou la vice presidente del Senato era al fianco di decine di attiviste e politiche del Continente, coloratissime negli abiti tradizionali ma soprattutto molto combattive. «È una battaglia comune, perché le mutilazioni resistono in 27 Paesi africani e in Yemen ma riguardano tutti: in Europa per altro stanno aumentando tra gli immigrati e in Italia si stimano 30 mila casi - spiega -. L'Italia, con l'Ong "Non c'è pace senza giustizia e la Cooperazione, ha un ruolo di sostegno, nessun atteggiamento coloniale sia chiaro. La leadership è africana, come africani saranno i Paesi primi firmatari della risoluzione Onu, riuniti già lo scorso settembre a New York dal ministro Frattini e impegnati anche da questa conferenza ad arrivare al voto in Assemblea nel dicembre 2010». Un voto e una conferenza che non sono atti formali. «Sono invece tappe importanti, come le leggi che vietano ormai le mutilazioni in 18 Paesi dell`Africa - continua Emma Bonino -. Non hanno sradicato ancora il fenomeno, a fianco serve molta attività di terreno, ma l'hanno ridotto: in Egitto ad esempio si è scesi in sei anni dal 98% della popolazione femminile a meno del 50%. E danno uno status di legalità alle attiviste: in Sierra Leone, con il Mali uno degli Stati più refrattari al cambiamento, sono viste come streghe e hanno avuto le case bruciate, ovunque esistono fenomeni di rifiuto sociale». Non di origine religiosa, ma tollerata o perfino incoraggiata dalle religioni (soprattutto l'Islam), l'escissione femminile è stata inflitta nel mondo a 150 milioni di donne e bambine. «E' per loro che dobbiamo lottare al grido di tolleranza zero», ha dichiarato nella Conferenza la first lady del Burkina, Chantal Compaoré, una delle prime donne d'Africa impegnate direttamente, anche finanziariamente, nella campagna. «Il mio sogno adesso è portarle tutte, con le ministre, a New York per la firma della risoluzione - dice Emma Bonino -. La battaglia per arrivare alla moratoria sulla pena di morte è stata lunga e difficile ma ha avuto successo. Ci stiamo muovendo con la stessa metodologia e la stessa energia. E ci riusciremo».





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