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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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LA VOCE COSMOPOLITA DEL PIEMONTE

Dossier Piemonte* - novembre 2009 Il rispetto delle regole viene da quel rigore tipicamente sabaudo che le è stato trasmesso fin dalla nascita. Così come la voglia di mordere il mondo e di cambiarlo, dove possibile. Emma Bonino è questa, e il suo impegno verso la politica e il sociale lo dimostra. Battaglie vinte e lotte ancora in corso. Ma tutte sempre condotte con la stessa tenacia di Lara Mariani Non ha bisogno di presentazioni. Eppure, anche per chi la conosce bene e la segue da anni, rileggere la sua biografia porta sempre e comunque qualche sorpresa. Oggi, vicepresidente del Senato, nella scorsa legislatura ministro per il Commercio internazionale, è stata definita la più irrequieta delle donne politiche italiane. Non ha mai utilizzato la politica come strumento decorativo, non si è mai lasciata incastrare da alcuna ideologia, non ha mai pensato utopicamente di poter cambiare il mondo, ma ha sempre lavorato con lo scopo di non lasciarlo così com'è. E si è occupata davvero di tutto, ha profuso il suo impegno in ogni campo e la lunga lista dei suoi terreni di combattimento lo dimostra: divorzio, aborto, pena di morte, diritti dell'uomo e difesa dei dissidenti nei paesi comunisti degli anni Ottanta, droga, lotta all'Aids, energia nucleare e - soprattutto e da sempre - difesa dei diritti delle donne. Qui, però, non parla solo del suo impegno politico, ma ripercorre anche quei caratteri della sua regione che l'hanno formata nella tempra e nell'indole. Quel Piemonte che le ha dato tanto e per cui ha molte aspettative, "soprattutto per il futuro". Quali sono i valori e le specificità del Piemonte che l’hanno guidata e ispirata nel corso della sua carriera politica? Un certo rigore sabaudo nel rispettare le regole. E di attendermi altrettanto dagli altri, rimanendo spesso delusa. Cosa è rimasto oggi di quel Piemonte in cui lei è cresciuta? Poco, perché il Piemonte è molto cambiato dagli anni 50 e 60. Bra, dove sono nata, era una piccola cittadina di provincia a vocazione agricola; oggi è un grande centro raggiunto anch'esso dagli effetti della globalizzazione. La trasformazione è notevole. Dove registra la nota maggiormente positiva? Intanto registro con un pizzico d'orgoglio che la parte "meridionale" del Piemonte dalla quale provengo - vale a dire le province di Alessandria, Asti e Cuneo - storicamente povere rispetto alla parte "settentrionale", alla decennale crisi dell'industria automobilistica e del suo indotto ha reagito inventandosi l'agro-alimentare di qualità, apprezzato in tutto il mondo, rilanciando le filiere eno-gastronomiche dell'area. Un modello che va perseguito senza però santificarlo al punto da farne l'unico modello "ideologicamente" accettabile, peraltro ad uso e consumo solo di chi se lo può permettere. Poi si è abbattuta la crisi mondiale e il Piemonte è stata forse una delle regioni italiane più colpite. Quali provvedimenti vorrebbe vedere applicati per aiutare la regione a uscire dall'impasse? Io confido nella ripresa dell'industria manifatturiera. Le PMI che hanno saputo sfruttare nicchie di mercato puntando sull'eccellenza sono diventate competitive anche all'estero. Come ministro del commercio internazionale ho potuto toccare con mano questa realtà. Io non credo in provvedimenti salvifici calati dall'alto, come gli aiuti di stato, le esenzioni fiscali o altro che, tra l'altro, ci mettono in rotta di collisione con l'Europa; credo, piuttosto, nelle capacità imprenditoriali, nel coraggio d'investire nell'innovazione tecnologica, nella spinta verso l'internazionalizzazione, in altre parole nella voglia di mordere il mondo che tanti imprenditori piemontesi hanno nel loro dna. Lo Stato deve fare la sua parte, con accordi internazionali che agevolino l'accesso ai mercati, che salvaguardino la proprietà intellettuale, che garantiscano una concorrenza leale...Sarà forse una strada senza scorciatoie ma è l'unica che conosco per uscire dalle impasse in maniera durevole. Che cosa si augura per il futuro della sua regione? Che torni ad essere centrale per il futuro del paese. Vede, non voglio sembrare "passatista" ma tutti questi richiami all'Unità d'Italia per noi piemontesi hanno un significato che va oltre i simboli. Se noi oggi dovessimo perseguire la strada dei localismi, dei separatismi, ecc...questa sarebbe la risposta peggiore alle sfide poste dalla globalizzazione e dalle sue crisi. Noi dobbiamo continuare ad essere un paese unito che conta in Europa. E il Piemonte può fare molto in questa direzione. Basta vedere come rimane nonostante tutto un laboratorio d'innovazione e di eccellenza imprenditoriale, come ha gestito le Olimpiadi d'inverno nel 2006, come sta rilanciando il turismo regionale riaprendo le residenze sabaude, da Racconigi a Venaria Reale. Il mio augurio per il futuro è' proprio questo Piemonte che rifiorisce. Prima accennava al rigore sabaudo che l'ha guidata nel corso della sua carriera e alle battaglie che ha condotto nel corso della sua vita politica. Quali sono quelle di cui è più orgogliosa? Quella che è ancora in corso, la battaglia per l'eliminazione delle mutilazioni genitali femminili, ovunque si pratichi. Sono anni che lei anima le iniziative radicali, le lotte per i diritti civili, umani, politici. E soprattutto lotta per la posizione della donna. Come è cambiata in questi anni la posizione della donna? Dal punto di vista legale avremmo pure raggiunto la parità ma la realtà dei fatti è altra cosa. Basta guardare alle statistiche sulle donne al vertice della politica ma anche delle imprese e dei consigli di amministrazione di banche e società finanziarie. La nostra società è ancora permeata dal maschilismo, non c'è dubbio. Il rimedio migliore secondo me è che le donne smettano di aspettare di essere cooptate dal "capo" o di ricevere la spintarella al momento giusto. Dobbiamo noi farci largo e prenderci lo spazio. Per esempio nella vita dei partiti si sa che chi conta è il segretario politico: ebbene quante donne in questi anni hanno voluto mettersi in gioco candidandosi in maniera trasparente? Pochine direi...A parte dai Radicali, come sappiamo, dove ci sono state segretarie del Partito sin dagli anni '70 e dove in alcune fasi vigeva un vero e proprio matriarcato. Quindi ci sono ancora tanti nodi da sciogliere? Non nego i passi avanti ma l'errore del movimento femminista è stato quello di sedersi sugli allori delle conquiste di due decenni fa. Non voglio fare della "meritocrazia" un feticcio ma credo davvero che se da noi s'introducessero seriamente dei parametri meritocratici le donne ne sarebbero grandemente avvantaggiate. I dati che ci vengono dall'università già dimostrano che le donne vanno meglio degli uomini. In Francia stanno sperimentando addirittura il "curriculum anonimo" senza età, razza o sesso, un tentativo per rimediare ai pregiudizi e alle disuguaglianze: forse in Italia potremmo cominciare con l'eliminazione dell'indicazione del sesso e vedere che succede...In ogni modo i cliché al femminile sono duri a morire e i media non aiutano certo. Come pure alcune donne che si prestano felicemente a perpetuare un'immagine al femminile spesso mortificante. Non solo in Italia, ma a livello internazionale, quale deve essere secondo lei il contributo specifico della donna nell’ambiente politico? Credo che senso delle istituzioni e onestà siano le condizioni minime per entrambi i sessi. Tutto il resto, dalla visione al modello di leadership, si può declinare in vario modo. * Trimestrale di economia, politica e management in edicola in allegato al quotidiano Il Giornale





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