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PIANO ENERGETICO NAZIONALE PER UN NUCLEARE TRASPARENTE

Il Corriere della Sera - 22 dicembre 2009 Risponde Sergio Romano Il ministro dello Sviluppo economico ha detto che i siti delle nuove centrali nucleari saranno resi noti in primavera. A mio avviso, per decidere quante centrali nucleari costruire, bisogna preparare il piano energetico nazionale, poi lo studio di fattibilità per la valutazione dell'impatto ambientale e infine si potrà cercare di convincere le popolazioni che vivono nelle zone prescelte dal governo. Chi si oppone alla costruzione dovrebbe dire che propone in alternativa: il solare e l'eolico non possono dare l'energia di cui avremo bisogno e sono fonti aleatorie. L'industria, i treni e i frigoriferi, ad esempio, hanno bisogno di energia. elettrica anche di notte o quando c'è stasi atmosferica. Mario Scarbocci San Donato Milanese Caro Scarbocci, I piani energetici nazionali sono stati fatti in passato e hanno raramente giovato alla coerenza della politica nazionale. Basti pensare alle quattro centrali previste dall'ultimo piano e spazzate via da uno sciagurato referendum che fu votato sull'onda delle paure provocate dalla catastrofe di Cernobyl. Ma lei ha certamente ragione. Occorrono un piano nazionale, che fornisca all'opinione pubblica i dati necessari per un giudizio ponderato, e un dibattito nazionale che non sia dominato da pregiudizi ideologici. Soltanto così il governo potrà aprire una campagna d'informazione e discussione con le popolazioni interessate. Le segnalo nel frattempo un articolo apparso il 13 dicembre sul Sole 24 Ore. E' scritto da due parlamentari radicali, Emma Bonino ed Elisabetta Zamparutti, ed è molto critico. Ma non ha nulla da spartire con le affermazioni prevenute di certi esponenti del fondamentalismo ecologico. Bonino e Zamparutti hanno tesi argomentate e rispettabili a cui i nuclearisti dovranno dare risposte convincenti. Sostengono in primo luogo che la spesa sarà molto elevata: «25/30 miliardi per soddisfare, ben che vada a partire dal 2020, il 25% dei consumi elettrici attuali che corrispondono solo a circa il 4,5% di energia». E ricordano poi l'esistenza di un rapporto dell'Enea (l'Ente nazionale per l'energia atomica) che ritiene possibile ottenere grandi vantaggi e risparmi migliorando "d'efficienza energetica nell'industria, nel terziario, nel trasporto, nell'edilizia residenziale e nella produzione e trasmissione di elettricità". Nel solo settore dell'elettricità sarebbe possibile, secondo l'Enea, risparmiare una percentuale di energia pari al 21,6% dei consumi finali lordi del 2008. Non è tutto. Secondo Bonino e Zamparutti la strada tracciata dai reattori di ultima generazione si sta rivelando più accidentata e costosa del previsto. Ne hanno avuta una prova, recentemente, l'azienda francese Areva, impegnata con perdite impreviste nella costruzione di un grande reattore in Finlandia, e i progetti di Westinghouse per la Gran Bretagna. Per concludere, sostengono gli autori, è meglio puntare sull'efficienza energetica, sulle energie alternative e sulla ricerca. Per quanto bene argomentato l'articolo non mi ha convinto. Credo che l'energia nucleare presenti oggi almeno tre vantaggi. È la più pulita. È quella che maggiormente assicura l'indipendenza del Paedai condizionamenti delle se grandi potenze energetiche. Ed è quella che consente di mantenere e aggiornare uno dei più importanti laboratori scientifici e tecnologici della modernità. Quando Areva avrà risolto i problemi tecnici sorti durante la costruzione della centrale finlandese e l'americana Westinghouse avrà dato una risposta alle esigenze di sicurezza del committente britannico, le due aziende saranno ancora più avanzate di quanto siano oggi. L'Italia è stata, sul piano intellettuale e sperimentale, una delle prime potenze nucleari del mondo. Non è né giusto né opportuno che questo patrimonio di conoscenze venga dissipato.





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