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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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>> Il Giornale (Dossier Lazio)


UN IMPEGNO RADICALE

Il Giornale (Dossier Lazio) - 20 gennaio 2010 Lo sguardo di Emma Bonino sulla condizione della donna italiana. Ancora troppo in difficoltà nel suo ruolo di madre, moglie, imprenditrice o impiegata. E le difficoltà dimostrano che non sono state fatte le scelte giuste. È ora di invertire la rotta. Anche in quest’ottica si propone la sua candidatura alla presidenza della Regione Lazio di Lara Mariani Da anni anima le iniziative radicali, le lotte per i diritti civili, umani, politici. E soprattutto lotta per la posizione della donna. E dopo tanti anni le cose da cambiare sono ancora molte e le questioni da porre innumerevoli. Perché, anche se «dal punto di vista legale abbiamo forse raggiunto la parità, in realtà permane una condizione di disagio complessiva delle donne, persistono alcune antiche discriminazioni nelle condizioni di lavoro, e si continuano a compiere scelte che non ne valorizzano meriti e competenze». Ed effettivamente basta osservare le statistiche sulle donne al vertice della politica, delle istituzioni, delle imprese, delle banche per registrare che il maschilismo è ancora culturalmente imperante nella nostra società. Cosa si dovrebbe fare a livello mediatico per riequilibrare l’immagine della donna? Perché i cliché al femminile sono così duri a morire? E che ruolo hanno le donne stesse nel perpetuare quest’immagine mortificante? Ma soprattutto, spostando lo sguardo dalla politica e dalla televisione, cosa si dovrebbe fare per le donne comuni, quelle che lavorano ogni giorno con sacrifici enormi? Emma Bonino, la più irrequieta delle politiche italiane, prova a dare una risposta spiegando che «non sempre è facile, visto che le donne stesse non sempre si sono date la possibilità di fare sinergia». E oggi più di ieri rinnova il suo impegno vista la recente candidatura alla presidenza della Regione Lazio per il Partito Radicale. Candidatura appoggiata dalla direzione del Pd del Lazio e di cui si è mostrata soddisfatta anche la rivale Renata Polverini che ha recentemente affermato «sarà una campagna elettorale appassionante e non urlata». L’epoca del femminismo è finita e le veraci manifestazioni oggi sono solo un ricordo. Eppure i nodi da sciogliere sono ancora tanti. «Non sono una di quelle che pensa che basta essere donna per essere migliore, né che si debba trasformare la meritocrazia in un feticcio, ma se in Italia si introducessero seriamente dei parametri meritocratici le donne avrebbero maggiori possibilità. I dati che ci vengono dall’università dimostrano che le donne hanno risultati migliori degli uomini, ma poi c’è una disparità di accesso al mondo del lavoro. Proprio sulla parità di trattamento in Francia stanno sperimentando il curriculum anonimo senza età, razza o sesso, un tentativo per rimediare ai pregiudizi e alle disuguaglianze che esistono anche da noi ma in misura maggiore». Ha qualche progetto in attivo a proposito? «Stiamo mettendo in moto un Comitato dal nome “Pari o Dispare” contro le discriminazioni di genere, a cui partecipano molte donne e anche uomini. Il lavoro è complesso vista la portata del tema, ma abbiamo scelto di essere molto concrete e speriamo efficaci. Il primo obiettivo è quello della valorizzazione del merito e del talento delle donne italiane che, a causa di un sistema inadeguato di welfare, con regole e gestione al maschile, rimane risorsa criminosamente mortificata e spesso offesa. Invece, con il Comitato “Pari o Dispare” abbiamo deciso, da un’idea della professoressa Kostoris, di spingere per un organo di garanzia, cosa che molti altri Paesi hanno già e chE la direttiva 54 dell’Ue prevede e incoraggia, per vigilare sulle discriminazioni di genere, sanzionare i comportamenti delle aziende pubbliche e private che discriminino le donne, promuovere i comportamenti virtuosi e inclusivi». Quindi l’Unione europea si rivela attenta a questi temi? «Sì, ma spesso le indicazioni delle direttive europee vengono svuotate di qualsiasi significato nella fase di recepimento nell’ordinamento nazionale. Invece i mezzi che l’Europa ci consente e anzi auspica vanno usati, proponendo un modo nuovo e una visione d’insieme meno lamentosa e sconsolata, puntando invece su una lucidità di analisi, sul monitoraggio e un continuo e quasi fastidioso pungolo verso le istituzioni. Insomma vorremmo fare pressing, se altre donne e uomini ci aiuteranno e comprenderanno lo spirito di questa iniziativa». Cosa si dovrebbe fare a livello mediatico per riequilibrare l’immagine della donna? «L’immagine della donna in televisione è generalmente deprimente. In quella italiana poi gli stereotipi al femminile raggiungono vette ineguagliabili. A qualsiasi ora del giorno possiamo verificarlo di persona: dalla velina sempre svestita, anche in contesti invernali dove gli uomini sono rigorosamente coperti, all’angelo del focolare che letteralmente gode di fronte all’efficacia di Mastrolindo, o ancora la commessa accogliente e ironica, ma se solo si azzarda a fare carriera si trasforma inesorabilmente nella Meryl Streep del film Il diavolo veste Prada. I cliché al femminile sono duri a morire ma, va detto, anche grazie al contributo attivo di donne che si prestano felicemente a perpetuare quest’immagine mortificante. Un altro degli obiettivi del Comitato “Pari o Dispare” è proprio quello di creare un osservatorio Rai sugli stereotipi nella comunicazione e cambiare le regole seguite dalla Tv in materia di immagine delle donne». Il contributo della politica in questo caso quale deve essere? «La politica ha il dovere di agire applicando le buone pratiche e facendolo in fretta, prima che si arrivi a una situazione di esasperazione e di totale mortificazione del talento, della forza e della resistenza delle donne italiane. Possiamo rimettere in moto un paese e rendere consapevoli e più libere le donne attraverso delle politiche che non dobbiamo neppure inventarci, giacché tutti i paesi civili ci sono già arrivati e hanno ampiamente sperimentato con successo. Ci stiamo provando a fare squadra, femministe e non. Non sempre è facile, visto che le donne stesse non sempre si sono date la possibilità di fare sinergia e comprendere che volendo non solo abbiamo diritti e ragioni, ma anche i numeri della ragione». È con queste premesse che si è sviluppata la sua candidatura per la Regione? «Credo di aver dato qualche buona prova come commissario europeo e come ministro, ma anche come leader di una forza politica mai coinvolta in alcuno scandalo pubblico e di cui nessuno può negare il contributo riformatore e modernizzatore della società civile e dello Stato». Come sostegno alle famiglie ha proposto il bonus scolastico. II resto del programma è centrato sulle classiche battaglie che hanno fatto parte della sua storia, carceri, rispetto dei diritti degli immigrati, trasparenza nella pubblica amministrazione, la legalizzazione delle coppie di fatto, l’ok alla pillola abortiva. Che tipo di sostegno si aspetta dai partiti che la sosterranno? «Convinto e leale. E anche l’entusiasmo necessario per vincere e dare al Lazio e ai suoi cittadini la possibilità di avere un esecutivo che faccia della trasparenza e del rispetto delle leggi e delle regole il suo criterio principale. Ce la metterò tutta, come normalmente so fare. Sappiamo tutti che la battaglia è difficile, non affatto in discesa, ma la voglia di vincere è grande». In una recente intervista lei accennava al rigore sabaudo che l’ha guidata nel corso della sua carriera e alle battaglie che ha condotto nel corso della sua vita politica. Quali sono quelle di cui è più orgogliosa? «Quelle in corso e che dobbiamo ancora vincere. Se mi guardo indietro tutte quelle che attengono alla dignità della persona e delle donne in particolare in Italia e nel mondo, passando per l’istituzione della Corte penale internazionale fino alla moratoria universale sulla pena di morte e alla battaglia più recente contro le mutilazioni genitali femminili».





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