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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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BONINO: PRODI, QUANTI ERRORI SULL'IRAQ!

di Luca Maurelli ROMA. Nel 1997 aveva sfidato i talebani andandoli a stanare direttamente nella loro roccaforte, Kabul. In un viaggio che fece discutere per mesi sulle aberranti vessazioni che infliggeva alle donne afghane. Oggi, sulla questione irachena, l’esponente dei Radicali Emma Bonino combatte i suoi “nemici" politici con la stessa foga, bacchettando chi non ha compreso il valore strategico delle Nazione Unite e la necessità di impegnarsi per evitare che quel paese possa sprofondare nella guerra civile. A suo avviso dal dibattito parlamentare di mercoledì sulla situazione irachena sono emersi elementi tali da poter parlare di "svolta", in prospettiva Onu? Ma la prospettiva dell'Onu era preesistente al dibattito svoltosi e non era certo il Parlamento italiano la sede dove la "svolta" doveva maturare. Purtroppo, noi viviamo in un paese dove la classe politica è così introvertita, così avulsa dalla realtà internazionale al punto da fissare immaginarie Linee Maginot come quella, assolutamente fantasiosa, del 20 maggio. Il rapporto Brahimi, da cui è scaturito il famoso "piano' e stato ap provato dal consiglio di Sicurezza ben due settimane fa. Come valuta lo "scadenzario" riferito da Berlusconi in Parlamento, con i sei punti sulla transizione verso l'Onu? Sono mesi che alcune di queste scadenze erano già fissate, come il passaggio dei poteri il 1° luglio e le elezioni generali entro il gennaio 2005. Le novità, se così si può dire, come la grande assemblea nazionale, sul modello della Loya Jirga afghana, a settembre, o la conferenza internazionale a dicembre, come ci fu pure a Berlino sempre per l'Aghanistan, mi sembrano iniziative positive, anche perché si poggiano, come ho detto, su precedenti storici. Ritiene che la mozione unica dell’opposizione, con la richiesta di ritiro delle truppe, rispecchi le reali convinzioni dei moderati o sia il risultato di una startegia elettorale? Confesso che non ho mai capito bene cosa sia un "moderato" come categoria sociologica o politica. So però che a volte in politica come nella vita bisogna saper dei sì e dei no. Per quanto riguarda la mozione unica, mi sembra che tutti condividano, senza tanti giri di parole, che si sia trattato di un calcolo elettorale, non so quanto redditizio perché a medio termine la Lista Prodi pagherà un prezzo per quest'appiattimento sulle posizioni dei Bertinotti e dei Cento. In altre parole, mozione unica uguale pensiero unico e non so quanto questo piaccia all'ala più riformista del centro-sinistra. Come giudica la gestione della vicenda irachena da parte del Prodi presidente Ue e del Prodi leader del Triciclo? C'e stata una gestione della crisi da parte del Prodi leader del Triciclo? Se c'è stata io non l'ho vista, a parte la memorabile frase "un conto e andare, un altro tornare”. Invece, sul Prodi Presidente della Commissione europea ho avuto e ho qualcosa da ridire, tanto da avergli indirizzato, a lui e a Berlusconi, una lettera aperta pubblicata mercoledì sul "Messaggero”. A me l'assenza dell'Europa è un dato che preoccupa molto, e non da oggi, ma non solo rispetto al teatro iracheno ma al complesso dei rapporti con il mondo islamico, a cominciare dal processo di democratizzazione, ma anche in relazione alla crisi nel Sudan, alla situazione precaria in Afghanistan, alla questione dell'adesione della Turchia nella Ue... Dov'è l'Europa in tutto questo? Certo, il problema centrale è l'assenza di una politica estera comune che non è attribuibile a Prodi ovviamente, ma il presidente dispone di molte leve e di molte sedi dove può agire da "stimolatore" d'iniziative... Che valutazione dà del ruolo svolto dai soldati italiani in Iraq? Siamo in guerra o stiamo facendo i pacificatori? A fine marzo ho visitato il nostro contingente a Nassiriya, insieme ai deputati europei radicali Marco Cappato e Gianfranco Dell'Alba, E' chiaro che finché la situazione non cambia per il meglio il problema "sicurezza” riamane la priorità e i primi a soffrirne sono proprio le attività umanitarie e i programmi di cooperazione. Ma è altrettanto chiaro che se il nostro contingente si ritira, in quella provincia si aggraverà la sanguinosa guerra fra bande, soprattutto fra sciiti. Aggiungo che non è vero che la partenza degli spagnoli non abbia influito negativamente sulla zona sotto controllo italiano: mi risulta invece che i nostri siano molto più sooto pressione da allora. La riconsegna del presunto cadavere di Quattrocchi, avvenuta ieri, la induce all'ottimismo sulla possibile liberazione degli ostaggi? Credo che non sia né un segnale positivo né negativo. Rientra soltanto nella strategia dei terroristi che mirano a tenere alta l'attenzione sulla situazione irachena. Rappresenta un altro tassello dell'agenda politica degli estremisti in vista della creazione del nuovo governo di transizione. Fino al 30 giugno, quindi, c'è da aspettarsi uno stillicidio di mosse, più o meno cruente, da parte dei terroristi? Temo di sì. Ritiene che un governo targato Onu possa essere in grado di gestire anche l'ordine pubblico o sarà necessario delegare comunque il controllo alle forze alleate? No, credo che il controllo delle forze alleate sarà necessario ancora e che sarà proprio il nuovo governo a chiederlo. Dai miei colloqui a Baghdad con i membri del consiglio di Governo provvisorio e i ministri, di tutte le etnie, in nessuna occasione è emersa la richiesta di un ritiro della coalizione, semmai il contrario. Sapevano e sanno bene che si scatenerebbe la guerra civile: esattamente quello che dicono anche 1 presidente egiziano Mubarak, il re Abdallah, di Giordania. Sulla composizione della forza multinazionale userei solo qualche cautela, come quella di evitare la presenza di paesi confinanti per esempio. Nei mesi scorsi si parlava di un incarico per lei nell'ambito del mandato Onu. C'è la sua disponibilità? Non ne so nulla, ma devo dire che io non mi sono mai rifiutata di assumermi responsabilità.





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