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PD SCONTENTO. BINDI: SLEALE, HO SEMPRE PIU’ DUBBI
Il Corriere della Sera - 23 febbraio 2010
E il segretario: garanzie dai Radicali? Non ne ho. Magari è una strategia per avere più voti
di Monica Guerzoni
Roma - Alle otto di sera Rosy Bindi è in viaggio da Milano a Roma, risponde al cellulare e non nasconde la preoccupazione per le ultime mosse dei radicali. «Le perplessità che ho sempre avuto sul nome che abbiamo scelto ora crescono - ammette la presidente del Pd - Io speravo che, accettata la candidatura da parte dell`intera coalizione, Emma Bonino non approfittasse della sua posizione per fare le battaglie radicali. Invece ne sta approfittando. E questo non è accettabile». Lo slogan della leader radicale dice «ti puoi fidare». Lei si fida ancora, presidente Bindi? «Della Bonino come donna di governo sì, ci si può fidare. Ma la sua lealtà è già venuta meno». Si dice che il Pd non abbia aiutato i radicali a raccogliere le firme... «Non capisco perché dovremmo aiutarli dove sono candidati contro di noi - chiude la vicepresidente della Camera - E se proprio hanno bisogno del nostro aiuto per autenticare le firme, non sia Emma a portare avanti la battaglia. Lei si concentri nel Lazio». Nel Pd pochi lo dicono, ma tanti la pensano come la presidente del partito. Ieri il «caso-Bonino» è esploso con forza al coordinamento politico, il «caminetto» con i dirigenti convocato a tarda sera da Bersani: assenti Bindi e D`Alema, relazione introduttiva affidata al vicesegretario Enrico Letta e cattolici in pieno tormento, al punto che più d`uno avrebbe suggerito di cambiare candidato in zona Cesarini. Ieri Pierluigi Bersani ha lanciato i candidati presidenti di tutte le regioni. Nichi Vendola ha strappato ovazioni e Agazio Loiero ha annunciato che è pronto a rinunciare alla ricandidatura in Calabria nel caso in cui, tra due giorni, «un giudice terzo» dovesse emettere una sentenza di condanna nei suoi confronti. Ma lei, Emma Bonino, ha lasciato vuota la sua sedia al teatro Alibert. E sui muri di Roma, a inasprire l`imbarazzo e la preoccupazione dei democratici, sono rimasti i manifesti che annunciavano l`evento «Buone regioni», dove il nome di Emma Bonino segue à ruota quello di Pierluigi Bersani. Eppure il segretario si mostra tranquillo. 0 quasi. «La Bonino si ritira? No, assolutamente. Non mi risulta», risponde a margine dell`iniziativa, confermando che la linea è disinnescare la mina radicale appoggiando, nel merito, lo sciopero della fame e della sete. Dal palco Bersani aveva giustificato l`assenza della sfidante di Renata Polverini in quanto «impegnata in una battaglia a cui bisogna dare ascolto». Ma più tardi, lasciando la sala, il leader ammette le difficoltà con gli alleati. «Garanzie dai radicali? Io non ne ho - rivela con un filo di inquietudine Bersani -. Ma Emma ha preso un impegno». Si dice che, da quando ha iniziato lo sciopero, la Bonino sia in calo nei sondaggi... «Quali sondaggi? E se invece fosse tutta una strategia per guadagnare voti? - prova a scherzare il segretario - Comunque, gli italiani conoscono la Bonino e sanno che non rinuncia alle sue battaglie». Le dispiace che abbia dato forfait alla presentazione dei candidati? «Non c`era neanche Errani...». Sdrammatizza, Bersani. Ma non tutti nel partito la prendono con filosofia. Beppe Fioroni, che tra i primi ha «spinto» la candidatura della Bonino, adesso è per la linea dura: «E totalmente inopportuno dal punto di vista politico che, chi ha la rappresentanza del tutto, si candidi contro il tutto. Bene le liste radicali, ma la Bonino non può essere capolista». E lo sciopero della fame? «Gli elettori non ci capiscono - critica Fioroni - Perché non di solo pane vive l`uomo». Marco Follini, che ha disertato il coordinamento, non ha difficoltà a dire come la pensa: «Trovo che lasciar correre la Bonino a briglie sciolte, senza governare la situazione, sia un errore politico da matita blu». Dario Franceschini ha espresso in diverse sedi la contrarietà alla candidatura della leader radicale, ma fino al voto mantiene l`impegno preso con Bersani a «sostenerla lealmente». E per spirito di squadra preferisce tacere Pierluigi Castagnetti, tra i primi a esprimere dubbi e contrarietà . Ma i «popolari» del Lazio sono furiosi e meditano iniziative clamorose: una fiaccolata, o un contro-sciopere; della fame, per protestare contro la Bonino capolista.
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