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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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UN PASSO OLTRE LA FORESTA MENTALE

Il Corriere della Sera - 28 febbraio 2010 di Aldo Cazzullo Per chi e per cosa Emma Bonino ha fatto lo sciopero della fame e della sete? Per gli operai del Lazio che perdono il lavoro a causa della crisi? Per i malati che attendono mesi prima di sottoporsi a esami urgenti, a causa di una sanità resa più costosa e meno efficiente dalla corruzione? Per protesta contro le infiltrazioni mafiose a Fondi e altrove su cui il governo chiude gli occhi? No; in sostanza, per la raccolta firme per le liste del partito radicale. La candidatura della Bonino poteva, e forse può ancora essere, un`opportunità non solo per lei, i radicali, il centrosinistra, ma anche per il Lazio. Non c`è dubbio che, tra i candidati nelle varie Regioni, nessuno ha il suo curriculum. L`Onu, la Commissione europea, il governo, oltre trent`anni di battaglie fuori e dentro il Parlamento. Il suo limite è apparso sin dall`inizio il carattere estemporaneo di una candidatura nata come la consueta e legittima mossa dei radicali per guadagnarsi una visibilità spesso negata dai media. Nel 2000 la Bonino si era candidata a governare il Piemonte; infatti è di Bra, di Roma conosce più il Palazzo delle borgate, ed è legittimo supporre che non sia mai stata a Ceccano o a Palombara in vita sua. C`era un solo modo per rendere credibile il suo impegno. Non certo rinnegare se stessa, ma rappresentare l`intera coalizione. Non dimenticare la propria appartenenza, ma mostrare che stavolta un esponente radicale è davvero pronto ad amministrare una grande regione, dedicandole ogni energia. Molti commentatori, anche sui giornali vicini o finanziati dal Pd, hanno preso le sue difese, pure quando ha dato buca a Bersani che era lì per aprire la campagna elettorale accanto a lei, e ai commercianti $venuti ad ascoltarla. E in effetti qualsiasi battaglia per la legalità, in una fase tanto degradata della vita pubblica, è meritoria. Ma i cittadini del Lazio hanno diritto a essere amministrati da un presidente che risponda a loro e soltanto a loro, non da un politico - per quanto affascinante e capace come Emma Bonino - pronto a inseguire il richiamo della propria foresta mentale, e forse anche quello di Pannella. La Bonino giustamente non rinnega nulla del suo passato, e si infuria quando le si chiede dei rapporti con il leader radicale. Ma se non dimostra ora di saper cambiare passo, e di andare oltre se stessa, l`occasione rappresentata dalla sua candidatura andrà sprecata.





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