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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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UN VENTO NUOVO ALLA FARNESINA?

di Olivier Dupuis (*) Qualche settimana fa ricevo una chiamata disperata da Londra. Al telefono, un giovane esperto di finanza internazionale della City, che sento regolarmente da diversi mesi. Un amico ormai. Quel giorno il suo stile molto british ha qualche incrinatura. La disperazione di quel giorno di Carlo Di Pamparato non ha nulla a che fare con i movimenti sempre poco previdibili dei mercati internazionali. L’oggetto della sua disperazione riguarda tutt’altro. Riguarda un progetto sul quale sta lavorando da mesi con la Charity londinese che presiede e alla quale dedica la maggior parte del suo tempo libero. Portare dall’Azerbaijan in Europa dei bambini ceceni, portatori di gravi handicap in seguito a ferite da mine antiuomo o da pallotolle “vaganti” nella dimenticata guerra di Cecenia. Tutto sembrava pronto. Grazie al Sermig di Torino, alcuni ospedali piemontesi erano pronti ad accogliere e a curare i bambini. I soldi per i biglietti dei bimbi e delle loro madri erano stati trovati. Mancavano solo i visti per l’Italia che andrebbero chiesti a Mosca ... Cosa apparentemente impossibile. Con Emma Bonino inviamo subito al Ministro degli Esteri Ruggiero una lettera nella quale spieghiamo il problema. E, nello spazio di pochi giorni, ci arriva la risposta della Farnesina: i visti potranno essere ritirati presso l’Ambasciata italiana di Baku, capitale dell’Azerbaijan, dove, tra mille difficoltà, i bambini e le loro madri sono riusciti ad arrivare. Sembrerà una cosa da poco, o meramente umanitaria. Cosi non è. Sono centinaia, se non migliaia, i bambini ceceni che hanno bisogno di cure riabilitative che non possono certo sperare di ricevere nel loro Paese devastato dalle forze militari e paramilari russe. Né tantomeno, si capisce, in Russia. Solo in Europa o in America. Da noi. E ad oggi, nonostante i numerosi tentativi portati avanti dal nostro amico, Umar Khanbiev, ministro della Sanità del governo ceceno, e malgrado quelli di varie organizzazioni umanitarie, sono solo sette in tutto i bambini che sono stati accolti in Europa. Cinque a Torino e altri due a Parigi. I bisogni in termini di aiuti umanitari in Cecenia e nei paesi circostanti dove vivono centinaia di migliaia di profughi (e di feriti) ceceni in condizioni spesso subumane, sono immensi. E in minima parte coperti da un’Unione europea, cosi timorosa di indispettire Mosca, che in due anni non ha ancora trovato il coraggio di mandare il suo Commissario per gli aiuti umanitari in Cecenia. Da mesi il Ministro ceceno della Sanità sta cercando di trovare gli aiuti necessari per l’apertura di un ospedale da campo nella confinante Georgia, per poter dare un minimo di cure ai feriti ceceni. E’ un sogno immaginare che l’Italia si faccia promotrice di questo progetto ? O che accolga qualche centinaio di studenti ceceni, oggi nell’impossibilità di seguire qualsiasi formazione universitaria ? L’alternativa c’è: la consegna di questi giovani ai talebani di Kaboul o a qualche altro barbuto in qualche improbabile università. Certo, si puo’ puntare su quella “alternativa”. Rassegnarcisi e rassegnandocisi confortare un razzismo antiarabo e antiislamico che non dice il suo vero nome. Un razzismo, che con il suo sostegno acritico alla “causa palestinese”, mai come oggi l’Europa era riuscita a camuffare cosi bene. Un razzismo che vive ogni giorno nei nostri silenzi e nelle nostre inazioni. Come di fronte alla vergogna in Egitto dei processi agli omossessuali, al politologo Ibrahimi, alla scrittrice El Saadawi; al processo in Afghanistan agli 8 occidentali; agli arresti e le torture dei pochi dissidenti siriani ancora vivi; allo sviluppo in Tunisia di un gangsterismo di stato, con un regime che rifiuta qualsiasi processo di vera democratizzazione. Un razzismo che condanna gli arabi alla non democrazia, all’autoritarismo e cosi facendo contribuisce non poco a produrre quei sempre più micidiali attentati. E’ un sogno immaginare che la nuova Farnesina lanci un primo segnale di attenzione critica al regime di Tunisi decidendo di assicurare la partecipazione sistematica di un consigliere politico dell’Ambasciata italiana a Tunisi ai processi ai dissidenti e oppositori ? E’ un sogno immaginare che punti su questo Paese per aiutare a fare la dimostrazione che solo dalla democrazia potrano nascere gli antidoti al fanatismo ? Libertà e democrazia. Ai nostri confini, certo. Ma non solo. Fosse solo in omaggio a discorsi elettorali, qualche serio segnale di cambiamento andrebbe lanciato alla tanto appatentemente lontana quanto tristemente onnipresente Cina. Sulla tragica situazione dei militanti del Partito Democratico Cinese, dei Falung Gong, degli Uiguri, dei Mongoli, dei Tibetani. Le proposte non mancano, a cominciare dal sostegno alle richieste del PE di nominare un “inviato speciale” dell’UE per il Tibet, e di imporre una “deadline” alla leadership cinese, oltre la quale l’Unione dovrà prendere atto dell’assenza di reale volontà da parte di Pechino di assicurare una piena autonomia e oltre la quale, conseguentemente, l’Unione dovrà riconoscere il governo tibetano in esilio. Last but not least. La Commissione Esteri del PE ha appena approvato un emendamento radicale al bilancio che chiede all’Unione di creare una rete radiofonica “Voice of Europe”, destinata “a trasmettere verso tutti i paesi totalitari o autoritari, nelle lingue locali, dei programmi quotidiani di informazione sui diritti dell’uomo e delle minoranze e sulle attività dell’Unione in questi campi.” Potrà l’Italia farsi l’avvocato di questo progetto nel Consiglio europeo ? (*) segretario del Partito Radicale Transnazionale, deputato europeo





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