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MUORE TANTAWI, IL GRANDE IMAM CONTRARIO AL BURQA

Il Corriere della Sera - 11 marzo 2010

Si schierò contro la circoncisione femminile e il velo integrale, a favore dell’aborto

di Cecilia Zecchinelli

Non esiste una Chiesa nell'Islam, e paragonarlo a un Papa non è certo corretto. Nemmeno le sue fatwa, o responsi, avevano un valore legale. Ma è indubbio che Mohammad Sayed Tantawi è stato fino alla sua morte, ieri a Riad, la figura preminente per il miliardo è più di musulmani sunniti del mondo. Dal 1996 Grande Imam di Al Azhar, il centro studi e l'università più importante dell'Islam con sede al Cairo, sarà sepolto a Medina, vicino alla tomba del Profeta. Il malore che l'ha ucciso, dice il suo staff, è stata improvviso: nonostante gli 81 anni era ancora lucido e attivo. Dal carattere impulsivo (una volta tirò una scarpa a un giornalista che l'accusava di appoggiare Israele), spesso poco diplomatico (a una ragazzina strappò il velo integrale dicendole che non era abbastanza bella per doversi coprire). Accusato di posizioni poco liberali (approvò la censura di libri «anti-Islam» e la condanna del grande teologo riformista Abu Zeid) nonché di essere troppo in linea con il governo di Hosni Mubarak, che per altro lo nominò e ora deciderà chi dovrà succedergli. Con una visione e un'influenza, però, complessivamente moderata. Soprattutto sul fronte delle donne. Sfidando gran parte del «clero», nel 2003 alla Conferenza del Cairo organizzata da Emma Bonino sulle mutilazioni genitali femminili proclamò che la pratica era contraria all'Islam. E i successi della campagna per abolirla in Egitto sono in gran parte dovuto a lui. L'anno scorsosi schierò contro il niqab, il velo che copre il volto. Con quella frase poco felice e conseguente spaccatura tra religiosi e credenti. Stesse reazioni per le fatwa a favore del trapianto d'organi, dell'aborto in casi particolari come lo stupro, della maggior presenza delle donne nel governo. Fu accusato di «essere un crociato anti Islam» per aver raccomandato ai musulmani di Francia di osservarne le leggi, compresa quella sul velo, per aver stretto la mano a Shimon Peres e condannato i kamikaze. In compenso, in questi tempi di aspri rapporti tra fedi, aveva buoni rapporti con il mondo cristiano. «Perdiamo un amico, era uomo di dialogo e pace», ha dichiarato ieri a Roma il cardinale Jean-Louis Tauran. E il papa copto Shenouda III lo ha qualificato «un uomo nobile». Gli succederà, probabilmente, Ali Jumaa, attuale Grande Mufti d'Egitto con posizioni molto simili a quelle di Tantawi.





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