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SE PRENDONO LA PALLA, I RADICALI NON LA MOLLANO

Italia Oggi - 11 marzo 2010

di Cesare Maffi

Si sono presi, da destra e da sinistra, accuse e insulti, spesso conditi col rammarico: «Ah, non sono più quelli di una volta!» Si sono sorbiti l'epiteto di questurini, che per libertari professionali non è il massimo. Ma i radicali hanno dimostrato come un piccolo partito possa far parlare di sé, attrarre l'attenzione dei mezzi di massa, scompigliare le carte e ottenere risultati propagandistici ampiamente superiori al reale o potenziale seguito Ne hanno azzeccate molte. La candidatura di Emma Bonino, lanciata per tempo e favorita dall'immobilismo del corpaccione democratico. La divaricazione di posizioni, ora da soli, ora col Pd, ora a sinistra ma contro il Pd: eccellente veicolo di propaganda. Lo sciopero protestatario (parola che ai radicali fa orrore, perché asseriscono di non protestare mai) della Bonino, che ha ottenuto ben poche firme dal Pd, ma ha conferito una visibilità sproporzionata. La ventilata minaccia di non sedere più al tavolo coi bari è stata un capolavoro. Aveva la stessa realizzabilità pratica dell'antica minaccia di Pannella di sopprimere il proprio partito («O lo scegli o lo sciogli»), ottenendo invece tessere e contributi. Zero via zero. Eppure la stampa si è interrogata sulla rinuncia (impossibile per legge) della Bonino alla candidatura. Aggiungiamo che, tramite un irrituale ricorso (illegittimamente accolto dall'Ufficio elettorale regionale della Lombardia e poi azzerato dal Tar), i radicali sono riusciti a creare l'altrimenti inesistente caso Formigoni. Ecco, infine, la proposta di rinviare il voto. Con alquanta fortuna, e per troppe incapacità di alleati e avversari, sono riusciti a far parlare di sé, e molto. Ci si augura che su un punto la classe politica accolga un suggerimento radicale, fra le tante loro assurde verbosità. Che ripristini, cioè, la legalità nella presentazione delle liste, con nuove leggi e nuove disposizioni attuative.





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