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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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DIRITTO ALLA DIGNITA DEL POPOLO CECENO

Nel giorno in cui Roma apre le porte di una delle più belle stanze del Campidoglio, la sala Pietro da Cortona, per affrontare il problema della guerra in Cecenia, il Caucaso viene insanguinato da un altro attentato. Nella repubblica russa del Daghestan un’autobomba è esplosa provocando quattro vittime davanti alla stazione di polizia di Khasavyurt. La prova che il problema del terrorismo non si può risolvere attraverso mezzi militari, ma soltanto con il negoziato e la trattativa dove ognuna delle parti dovrà fare delle concessioni. Proprio questo è stato il senso del messaggio di apertura della conferenza fatto dal sindaco di Roma, Walter Veltroni. Il primo cittadino della capitale ha affermato che oggi si è fatto il primo passo verso la grande manifestazione sollecitata dall’appello di Adriano Sofri. Roma si schiera senza se e senza ma dalla parte della difesa dei diritti umani, ovunque essi siano violati. Per il sindaco non vi deve però essere indulgenza verso il terrorismo ceceno come verso tutti i tipi di terrorismo. Solo il dialogo può ridurre il livello dello scontro armato. “Bisogna tenere in conto le esigenze della Russia – ha detto Veltroni – ma il dialogo deve essere portato avanti”. Parafrasando Ariel Sharon, per Veltroni bisogna “portare avanti il negoziato come se non ci fosse il terrorismo e combattere il terrorismo come se non ci fosse il negoziato”. Condizione indispensabile per l’inizio delle trattative è “il disarmo dei ceceni ed il ritiro delle forze armate federali russe”. Alla conferenza, hanno preso parte oltre a Veltroni, il leader della Margherita, Francesco Rutelli, il segretario dei Ds Piero Fassino, il ministro per i rapporti con l’Unione europea Rocco Buttiglione ed Emma Bonino, eurodeputato e membro del partito radicale. L’incontro di ieri è il segnale che Roma, la città in cui ha preso l’avvio il Tribunale penale internazionale, vuole dare l’impulso per l’inizio di un processo di pace effettivo in Cecenia. Perciò Fassino ha affermato che devono finire tutte le strumentalità con cui le cancellerie internazionali si sono finora rapportate alla questione cecena. La globalizzazione deve essere globalità dei diritti, ha detto, e questo significa diritto all’identità e alla padronanza del proprio destino per il popolo ceceno come per tutti gli altri popoli. Per il segretario dei Ds, l’integrità della Russia non deve essere messa in discussione e bisogna porsi il problema del riconoscimento dell’identità nazionale di un popolo, senza che questo comporti inevitabilmente la sua costituzione in stato. L’Italia a cui spetta la presidenza di turno dell’Ue può dare un contributo fondamentale. Il presidente del consiglio deve spingere affinché la stampa abbia libero accesso ai luoghi del conflitto. Sarebbe un primo passo verso un controllo democratico del territorio, condizione indispensabile per l’inizio delle trattative. Per questo vanno utilizzati tutti gli strumenti, anche i buoni rapporti che Berlusconi afferma di avere con il presidente Vladimir Putin. Anche secondo il ministro Buttiglione, rivendicando i diritti della persona, ha detto che questi non devono venire compressi dalla nazione ma, al contrario, è solo all’interno delle vere nazioni che si espandono i diritti umani. L’esperienza fatta dal nostro paese in Alto Adige va messa a disposizione per la soluzione del conflitto etnico o linguistico. Alla Russia bisogna far capire, nello spirito di amicizia che la lega all’Italia, che la soluzione della guerra nel Caucaso è una condizione fondamentale per il suo sviluppo democratico. Oltre al problema ceceno, Buttiglione ha affermato che anche la politica nei Balcani sarà oggetto di particolare attenzione durante il semestre di presidenza italiana dell’Ue. Per Rutelli bisogna fare in modo che la parola pace non sia soltanto uno slogan da agitare ogni tanto, ma occorre utilizzare dedizione e impegno per la soluzione di molte guerre dimenticate nello scenario internazionale. Serve mobilitarsi per un diritto d’intervento democratico, che non significhi intervento armato ma sia in grado di fare una sintesi della mobilitazione. Sintesi che deve condurre ad uno sbocco istituzionale e non solo politico. Questa è la lezione che viene dalla creazione del Tpi a cui i radicali hanno dato un contributo fondamentale: Bonino non crede che il multilateralismo possa permettere dei passi avanti. Occorre realismo: usare le norme esistenti per porre limiti alle sovranità che non rispettano i diritti umani. Difficile dire quali conseguenze possano avere queste richieste sulla politica russa. E sulla Izvestija si fa notare che per la Russia la lotta al terrorismo sta diventando l’alfa e l’omega della sua politica estera. Così facendo Mosca si allontana dalle capitali europee per avvicinarsi a Washington e Tel Aviv.





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