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SANITA': OSPEDALI INTASATI E TICKET SULLA RIABILITAZIONE DEI DISABILI

Il Messaggero - 17 marzo 2010

1) La sanità del Lazio sta tentando di risanare i conti. Il piano di rientro concordato col subcommissario di governo chiede altri sacrifici, il tavolo tecnico di valutazione giudica insufficienti i tagli ai posti letto. Come affronterà questo problema, visti i limiti molto severi del patto per la salute Stato-Regione?

2) Il commissario nominato dal governo ipotizza misure molto severe. A partire dal ticket per la riabilitazione dei disabili che riguarda anche i minori. Come evitare queste misure che un tecnico di grande esperienza come Guzzanti giudica indispensabili?

3) Un problema della sanità è l'affollamento dei pronto soccorso per carenza di posti letto. Con quali misure pratiche e immediate lo affronterà, visto che non si può prevedere un aumento di posti letto e i tempi per potenziare i servizi sul territorio sono lunghi?

4) E' giusto chiudere i piccoli ospedali? E' stato giusto chiudere l'ospedale San Giacomo?

 

Risponde Emma Bonino 

1) L'opera di risanamento è buon punto: i 10 miliardi di debito non esistono più. Quanto previsto dal Piano di rientro è in gran parte realizzato. Ora dobbiamo aggredire il disavanzo ancora troppo alto. E' il problema del futuro. Il piano di rientro è scaduto e se ne dovrà varare un altro. Occorrerà farlo stando dentro i vincoli del Patto della Sanità Stato-Regioni. Non c'è spazio per la trattativa Governo-Regione. Sono le regole e valgono per tutti. C'è spazio comunque per evidenziare due questioni: aumento della popolazione regionale (400 mila persone), e necessità di scorporare dai costi della Sanità le spese relative a didattica e ricerca e che pesano 400 milioni di euro l'anno. La riduzione dei posti letto è imposta dal Governo a livello nazionale: da 4,5 per mille a 4 per mille. Così stanno le cose. Il cambiamento è ineluttabile ma si può fare con gradualità e attenzione e soprattutto con il coinvolgimento di tutti.

2) I numeri sono una cosa, la politica un'altra. Il commissario si occupa di far quadrare i conti, non fa l'assessore alla Sanità. Provvedimenti come quelli sui disabili, su cui c'è la mia ferma contrarietà, sono frutto di questa situazione: l'introduzione di tasse e ticket non è quasi mai la strada giusta; riduzione degli sprechi, trasparenza, qualità delle nomine, controlli di appropriatezza delle prescrizioni e dei ricoveri e verifiche dei risultati ottengono molto di più. Dopo una salutare opera di trasparenza per chiarire a tutti la situazione, daremo il totale capovolgimento dell'approccio: chiederci e chiedere ai cittadini cosa preferiscono tra una sanità quantitativa che misura l'efficacia dal numero dei posti letto di decine di piccolo ospedali generalisti ridotti spesso a cronicari, e una sanità qualitativa che concentra le eccellenze in grandi strutture e investe in assistenza domiciliare, integrazione socio assistenziale e poliambulatorio super attrezzati.

3) Se c'è una cosa che nel Lazio non è mai mancata, ripeto, sono proprio i posti letto. Tra gli obblighi del piano di rientro c'era proprio quello di riportare il loro numero nella media nazionale, che era ampiamente superata in questa regione. E' la loro distribuzione e il loro utilizzo che era ed è ancora largamente inadeguato. La sanità sul territorio è molto meno lontana dalla sua realizzazione di quanto di pensi. Le strutture non mancano; vanno riconvertite o ristrutturate. L'assistenza domiciliare, il potenziamento delle guardie mediche, l'introduzione degli infermieri di quartiere e di quelli scolastici e la valorizzazione del ruolo strategico dei medici di famiglia, sia nell'assistenza che nella riduzione delle liste di attesa, possono essere obiettivi a breve e medio termine. Così si riduce l'affollamento dei pronto soccorso. Le persone vanno al pronto soccorso perché non hanno alternativa.

4) È proprio questo l'errore; parlare di chiusura. L'ho già detto. Un poliambulatorio attrezzato con le più moderne tecnologie, con il primo soccorso e un efficiente servizio di day hospital svolge una funzione contemporaneamente più efficace ed economica di qualunque piccolo ospedale generalista di provincia che conta decine di posti letto e nel quali gli stessi residenti dicono di non voler andare, perché si fidano di più del grande ospedale a qualche decina di chilometri di distanza. Anche sul San Giacomo dobbiamo chiarirci. Esiste un piano di riconversione di una struttura che contava ormai più medici che pazienti e posta nel centro storico, vale a dire in un'area anche' difficile da raggiungere. A pochissima distanza c'è il S. Spirito che garantisce le necessità assistenziali del centro storico di Roma.

 





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