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Il Focus/3 FAMIGLIA E SERVIZI PUBBLICI, COME SOSTENERE I REDDITI PIU' BASSI

Il Messaggero - 18 marzo 2010

1.  In tempi di crisi economica, quali tipi di aiuti intende attivare per fornire un sostegno tangibile ed efficace alle. famiglie del Lazio, soprattutto quelle in maggiore difficoltà?

2.  Quali criteri ritiene che debbano regolare concretamente i servizi sociali e il sostegno alle famiglie del Lazio che vanno erogati dalla Regione (reddito, numerosità  e altro)?

3.  Alla luce delle attuali difficoltà di bilancio della Regione Lazio, quante risorse vuole impegnare sul capitolo che riguarda la famiglia, e come intende reperirle in misura sufficiente?

4.  Nell'identificare i nuclei familiari meritevoli di sostegno da parte della Regione, quali criteri intende seguire? Sarà preso in considerazione solo il vincolo matrimoniale? 
 
 
RISPONDE EMMA BOMNO

1.  Abbiamo previsto un insieme articolato di misure per le famiglie dei Lazio, cercando di dare risposte concrete a ogni momento della loro vita, con particolare attenzione alle fasi e alle fasce più critiche. Di fronte a una storica mancanza di strutture per la prima infanzia, non ci limiteremo a stanziare maggiori fondi, ma anche all'introduzione di voucher (buoni spendibili in servizi) per aiutare chi non trova posto negli asili pubblici. Voucher anche per lo studio e voucher di cura e assistenza per gli anziani, con cui coprire parte delle spese per le badanti. Per ridurre il disagio delle famiglie numerose e favorire la permanenza degli anziani nelle comunità familiari, riconosceremo il valore sociale dei lavoro domestico e di cura. Introdurremo infermieri di quartiere per le cure primarie e ci occuperemo di quelle famiglie in crisi, incentivando i servizi di sostegno alle coppie in corso di separazione, con particolare riferimento all'affido condiviso dei figli.

2.  Su questo abbiamo dato nel programma una risposta molto precisa: estenderemo il criterio Isee a tutti i tipi di erogazione di contributi e servizi a cittadini. L'Isee è una dichiarazione  
sostitutiva calcolata sulla base del reddito, ma anche della situazione patrimoniale e del numero di componenti dei nuclei familiari. Oggi, questo criterio viene usato solo in alcuni casi: per esempio per stilare le classifiche relative agli asili o, per la Regione, per distribuire una misura come li Reddito minimo. Credo che il criterio Isee debba essere utilizzato per tutti i servizi erogati dalla Regione: non solo perché consente di stabilire chi ne ha diritto, ma anche per modularne l'erogazione a seconda delle reali esigenze dei cittadini. La nostra è una scelta di equilibrio sociale: è chiaro infatti che il parametro dell'Isee avvantaggi i redditi più bassi, i nuclei familiari più estesi o quelli in cui si vivono particolari condizioni di difficoltà, per esempio le famiglie con disabili.

3.  In questi anni i cittadini del Lazio hanno dato un contributo enorme per far uscire la Regione dalla situazione d'emergenza debitoria amplificata da Storace. Ora che il debito è  
stato ristrutturato, possiamo iniziare ad allentare la pressione, partendo dai più deboli. Una delle prime cose che faremo: restituire alle fasce a minor reddito, con un'attenzione particolare agli anziani, l'equivalente di un decimale di punto dell'addizionale Irpef, circa 50 milioni a beneficiarne saranno i pensionati a di euro. I primi basso reddito, acuiva subito riconosciuta la differenza fra variazione della pensione e variazione dei Pii nominale. L'altro punto riguarda le donne. Abbiamo previsto un potenziamento dei bilancio di genere che consente di valutare i capitoli e le voci -di spesa del bilancio secondo un'ottica di genere e quindi prevedendo a monte più risorse finalizzate alle donne, alle madri che lavorano, a quelle che vogliono fare impresa.

4.  Bisogna fare uno sforzo per uscire dalle secche di una battaglia ideologica che penalizza fortemente i cittadini. Un'amministrazione pubblica come la Regione deve occuparsi dei servizi alla persona, senza valutazioni di merito o di valore su come quella persona si organizza affettivamente. In fondo si tratta di essere fedeli a ciò che dicono Costituzione e Carta europea dei diritti: un'amministrazione non può fare discriminazioni per razza, orientamento sessuale o religioso.

 





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