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CECENIA, L'ULTIMA FRONTIERA DEL DIGIUNO RADICALE

di Jacopo Iacoboni Attrici, filosofi, politici post-dc e post-comunisti. Da venerdì lo sciopero della fame più eclettico Chi fosse andato in Sicilia, all'inizio degli anni cinquanta, a raccontare il primo digiuno di Danilo Dolci avrebbe trovato un uomo solo in un letto, accanto una bottiglia d'acqua mezza vuota. Al massimo, qualche anno dopo, mille sconosciuti da lui raccolti sulla spiaggia di San Cataldo. Chi prova a raccontare, oggi, il digiuno radicale per la Cecenia che inizia venerdì prossimo trova un appello, un'affollata lista di adesioni illustri e il tratto forse più qualificante della politica anni Duemila: una solare trasversalità. I fini dividono, è il Mezzo che unisce, Il digiuno. Cosa può mettere insieme storie e facce altrimenti distanti, Isabelle Adjani e Francesco Musotto, Ciriaco De Mita con Elena Bonner ed Emma Bonino, Francesco Rutelli e Francesco Speroni? Quale altro evento è in grado di accomunare Fausto Bertinotti e Jas Gawronski? È una chimera o è vero che sotto la stessa chiamata compaiono le firme di Tonino Di Pietro e Renato Brunetta, Franco Marini e Claudio Martelli, Walter Veltroni e Giuseppe Gargani, Lucio Maniaco e Domenico Mennitti? E non era un po' che Gianni Vattimo e Dani Cohn Bendit e André Glucksmann e Ismail Kadaré non comparivano in calce a un'iniziativa comune? Potere della causa cecena, naturalmente: da un pezzo Olivier Dupuis, che ha annunciato un mese fa di aver cominciato uno sciopero della fame per richiamare l'attenzione sul genocidio di quel popolo, ha inviato una lettera aperta al presidente della Commissione europea Romano Prodi. Prendete atto, dice, dell'esistenza del piano di pace proposto dal governo di Aslan Maskhadov, che prevede l'istituzione di un'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite in Cecenia. Oppure potere dei radicali, naturalmente: Marco Pannella e il suo allievo Daniele Capezzone sanno quanto un happening serva per bucare una spirale del silenzio più spessa della cappa di pallottole su Grozny. Ma forse non sono (solo) questi due poteri, la potente suggestione del massacro ceceno e la catalizzante abilità mediatica dei radicali, a mettere insieme capra e cavoli, Milan e Inter, diavoli e acque sante. Li mette insieme il Mezzo, prima del fine. Il digiuno. Poi sì, per capire come sarà quello di tre giorni proposto dai radicali per la Cecema occorre ricordare che nella storia recente c'è stato digiuno e digiuno; ma proprio questo aiuta a comprendere il perché di tanta impegnata trasversalità. I radicali, e Pannella in primis, hanno dovuto spostare sempre più avanti la soglia degli scioperi della fame, stressare il Mezzo da loro stessi creato, fare del digiuno un'arma (quasi) letale e poi tornare indietro. Nel 1997 il massimo sacerdote Pannelli finì ricoverato per un'ischemia, oggi però se vuoi chiedergli se digiunerà per una qualche battaglia devi chiedergli "digiunerà se i medici glielo consentiranno?". Ed è proprio lui ad aprire la porta a digiuni morbidi e socialmente accettabili - per esempio quello stile Medjugorie del gennaio 2001 - quando ripete che il digiuno è una "protesta di vita e non di morte", è Gandhi e insieme madre Teresa, Thoreau e i focolarini, curva nord e curva sud, e allora di nuovo, perché non declinare insieme i ragionamenti di Cohn Bendit e i "ragionamendi" di De Mita? Importa relativamente, a giudicare dalle numerose adesioni forziste all'appello per la Cecenia, che il presidente del Consiglio, alla fine dell'ultimo vertice Russia-Unione europea, abbia parlato della guerra cecena come di una "leggenda" inventata da giornali ostili: oltre a tutto il resto ci pensa il Mezzo della politica Duemila, il digiuno, a fare di quella "leggenda" qualcosa di sicuramente reale. In suo nome si realizzano smarcamenti a prima vista imprevedibili dalla posizione del leader. In suo nome i radicali incrociano le dita, "speriamo che i liberali di Forza Italia aderiscano in massa"... Che l'internazionalità dell'evento (la tre giorni culmina il 23 con manifestazioni a Bruxelles, Copenhagen, Mosca, Praga, Vilnius, Vienna, Varsavia, Berlino, naturalmente Roma) serva a favorirne visibilità e riuscita resta da dimostrare. Possibile perfino che grazie al Mezzo, in fondo, prenda timidamente corpo un fine.





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