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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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ORA TOCCA A NOI

Elle - Speciale luglio 2010

"C'é bisogno di un nuovo impegno femminile, perché nei posti di responsabilità i numeri sono da prefisso telefonico. Ma quando ne parlo passo per bigotta o giurassica: ma non ero una sfasciafamiglie?" Emma Bonino elenca alcuni buoni motivi per cui vale la pena alzare la voce. Leggete e mobilitatevi

di Assunta Sarlo

Non chiedetele di darvi la parola che possa consolare. Non a lei, non ora, Italia 2010. L'aggettivo che sceglie: patetico. "Patetico, non me ne viene un altro, per definire il punto cui siamo arrivate", dice Emma Bonino e il catalogo che snocciola - dalla RU 486 alla tv in cui "per le donne è sempre estate, unico indumento ammesso il bikini", è lungo e circostanziato.

E allora? Allora tocca alle donne, "anche se non ne vedo tante che hanno voglia di lottare". "C'è un bisogno fondamentale di rinnovato impegno al femminile. Per ridare testa a questo Paese che sembra averla persa. Facciamoci sentire, torniamo in piazza. Se non lo facciamo, nessuno si muoverà per noi. In fondo fa comodo a tutti che le donne facciano mille lavori: allo Stato perché risparmia sui servizi, agli uomini perché non hanno vera concorrenza, all'intera società perché non cambiano gli assetti. Nè la cultura di fondo che li sostiene". Emma Bonino, un curriculum politico che mescola battaglie per diritti e importanti incarichi internazionali "con una bussola sulle questioni delle donne che non ho mai abbandonato" - è donna che chiude un capitolo (persa d'un soffio la sfida per la Regione Lazio contro Renata Polverini) ed è già al lavoro su nuove rotte. Grazie all'iniziativa dell'associazione che presiede, "Pari e Dispare", ha incassato - quando la incontriamo è notizia fresca e ne è contenta - il risultato di un osservatorio sugli stereotipi di genere in Rai.

Partiamo da qui: Com'eravamo, come siamo diventate?

"Ci siamo fermate e visto che il mondo √®¬†veloce, equivale a essere tornate indietro. Innanzitutto dal punto di vista culturale ed √®¬†quello che mi preoccupa di pi√Ļ:¬†c'√® una regressione straordinaria che si riflette ed √® allo stesso tempo propagata dalla pi√Ļ grande industria culturale italiana che √® la televisione. A cominciare da quella pubblica. C'√® un degradarsi molto evidente negli ultimi dieci anni, mentre ho un ricordo di un rispetto delle donne diverso, negli anni '70 e negli '80. Eppure, quando poni questo tema passi per bigotta o giurassica. Mi √® capitato ad¬†Annozero con l'avvocato Ghedini: io bigotta? Ma se passavo per la sfasciafamiglie‚Ķ".

Il corpo delle donne: plastificato dalla tv, ma anche identificato da una parte delle giovani donne come il veicolo di ingresso nello show business o in politica. Eppure il corpo sta al centro della politica, che si preoccupa di porre molti divieti: dalla legge 40 sulla fecondazione assistita alle recenti polemiche sulla RU 486. Un corpo minaccioso, quello delle donne?

"Assolutamente s√¨. Una cosa √® esibirlo, un'altra la libert√† di scelta che √® il punto politico da affermare. L'esibizione non fa male a nessuno, invece pretendere di decidere su questo corpo √® una tale manifestazione di libert√† che va combattuta. Se vai in Spagna perch√© non vuoi che ti nasca un figlio malato di talassemia, esci dagli schemi, non sei pi√Ļ una che non sa, che non pretende e che continua a sorridere. Il corpo immagine e il corpo dei divieti: due facce della stessa medaglia, dello stesso modo di guardare alle donne".

Lavoriamo poco e facciamo pochi figli. Mentre tutto il mondo parla di womeneconomics, cosa ci succede? Siamo poco ambiziose, oppure siamo gravate da livelli di lavoro di cura che non hanno eguali in Europa e penalizzato da un mercato del lavoro arretrato?

"Siamo innanzitutto un Paese spaccato in due, in cui al sud le donne non lavorano ma anche al nord, dove siamo a livelli di occupazione europei, ai posti di responsabilit√† i numeri sono da prefisso telefonico. E la politica √® allo stesso tempo causa e specchio di tutto questo. Le ragazze studiano, sono pi√Ļ brave dei maschi, si laureano prima e meglio. Eppure quante sono le direttrici di quotidiani in Italia? Due o tre, di giornaliste √® pieno. Quante le donne rettori: solo due, e le ricercatrici moltissime...Sono molto d'accordo sull'analisi che fanno Alesina e Ichino sull'Italia fatta in casa. Un tempo si diceva che le italiane stanno a casa e fanno figli. Poi abbiamo scoperto che non fanno pi√Ļ figli. E allora che fanno? La verit√† √® che hanno un sacco di lavori, dalla baby sitter, alla badante di anziani e malati. E questo conviene a tutti: allo Stato che spende poco in welfare, agli uomini che detengono i posti chiave perch√© le donne lavorano ma non fanno carriera per i motivi di cui sopra. Tutto questo √® miope? S√¨. Tutto questo lo sappiamo solo noi? No. Le cifre le conoscono tutti, gli economisti, i politici. Dobbiamo ripetere che aumenterebbe il Pil e ci sarebbero altri vantaggi se le donne lavorassero di pi√Ļ? Ripetiamolo. La verit√† √® che cambiare la tendenza mette in discussione gli assetti con effetti collaterali - chiamiamoli cos√¨ - indesiderati. E la¬†womeneconomicsI allora la lasciamo per i convegni della domenica‚Ķ".

Eppure molte giovani non sembrano accorgersi che i diritti vanno costantemente difesi e ricontrattati.

"E' vero. Con una battuta potrei dire che il femminismo si è trasferito in Africa, nei Paesi arabi che frequento assiduamente, mentre qui poco ci importa anche delle donne straniere che vivono tra noi, delle domande che questo fenomeno pone dal punto di vista dei diritti delle donne e ci avvitiamo soltanto in inutili dibattiti sul velo. In quei Paesi le donne devono recuperare molto, ma anche qui c'è bisogno di un nuovo protagonismo: lo ripeto, nessuno lo farà per noi. E non sarà come quello degli anni '70 perché nulla si ripete identico".

Consigli per migliorare la vita delle donne? Idee, ricette?

"In Spagna stanno sperimentando il congedo obbligatorio per i padri e le prime ricerche dicono che migliorano i rapporti nella coppia, perché i papà  finalmente capiscono cosa significhi stare a casa a occuparsi di un neonato. Oppure, guardando al lavoro, il curriculum cieco, dal quale non si evince il sesso del candidato. Di idee ce ne sono, se ne possono pensare tante, ma è necessario dar loro le gambe. E allora dico: va bene Facebook - mi ha aiutato molto in una campagna elettorale con pochi soldi - ma attenzione a non farlo diventare un sostituto, perché ti dà l'illusione di fare qualcosa stando a casa tua. Ricordiamocelo: centomila donne in piazza fanno il loro effetto. Sulla politica innanzitutto".

Ottimista nonostante o pessimista con ragione, Emma Bonino?

"Rispondo come Jean Monnet: ho troppo da fare per chiedermelo, ma sono molto determinata".





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